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Airbnb: la tassa è legittima

14 Dicembre 2017
Airbnb: la tassa è legittima

Anche per gli affitti brevi AirBnb è dovuto il pagamento della cedolare secca

Con la manovra correttiva della Legge di Stabilità 2017 [1] è stata introdotta la tassa per gli affitti brevi. In sostanza, chi offre anche per un periodo limitato di tempo una casa, un appartamento o una stanza in locazione, come tipicamente avviene sulla nota piattaforma Airbnb, è obbligato al versamento della cedolare secca [2] con aliquota al 21%.

Tassa Airbnb: in cosa consiste?

La cosiddetta tassa Airbnb è entrata in vigore lo scorso giugno e consiste in una ritenuta del 21% sull’importo dell’affitto riscosso. La legge ha introdotto anche nuove modalità di versamento della tassa sugli affitti brevi e non prevede sanzioni a carico del proprietario. Non è lui, infatti, che deve versare la ritenuta del 21% all’erario, ma è l’intermediario. La ritenuta va fatta al momento del versamento dell’affitto al locatore con modello F24 telematico.Tuttavia non tutti gli intermediari hanno obbedito alle prescrizioni di legge o lo hanno fatto nei termini. Alcuni si sono mostrati contrari alla nuova prescrizione

Tassa Airbnb: gli obblighi del proprietario

Per quanto riguarda il proprietario, come detto, non ha alcun obbligo rispetto alla ritenuta e se questa è stata omessa dall’intermediario non è passibile di sanzioni, sebbene possa trovarsi a dover pagare un conguaglio. Per il proprietario locatore difatti si presentano due strade per il pagamento della tassa:

  • se l’intermediario gli ha versato l’intero importo, allora dovrà pagare, nel 2018, l’Irpef o la cedolare secca del 21 per cento;
  • se, invece, l’intermediario gli ha effettuato la ritenuta, versandogli il 79% dell’affitto, il locatore pagherà invece solo in caso di saldo Irpef a debito.

Il locatore in ogni caso dovrà ricevere dall’intermediario la Certificazione unica che attesta la ritenuta effettuata.

Tassa Airbnb: il portale non intende pagarla

Il portale Airbnb si è rifiutato di effettuare la ritenuta del 21% sui compensi incassati per gli affitti conclusi per suo tramite. Nello stesso modo si sono comportati altri portali d’intermediazione, come Homeaway, e gli agenti immobiliari aderenti alla Fiaip: impossibile, secondo loro, adeguarsi alle nuove disposizioni sull’applicazione della tassa sugli affitti brevi a causa delle insufficienti indicazioni pratiche. Gli intermediari immobiliari, inoltre, contestano l’obbligo di dover svolgere il ruolo di sostituti d’imposta, non avendo alcun riconoscimento professionale.

Tassa Airbnb: il ricorso al Tar

Sulla scorta di queste considerazioni, il portale Airbnb ha deciso di impugnare il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate relativo ai criteri applicativi della ritenuta sui canoni degli affitti turistici [3]. Il Tar, tuttavia, con una ordinanza [4], ha respinto l’istanza bocciando tutte le argomentazioni di Airbnb.  Secondo il Tribunale Amministrativo, infatti, l’imposta è legittima qualora venga ragionevolmente applicata solo agli intermediari che intervengono nel pagamento del canone di locazione.  Inoltre, secondo il Tar, sul piano della comparazione tra i diversi interessi pubblici e privati coinvolti appare comunque prevalente l’interesse pubblico al mantenimento degli effetti del provvedimento contestato da Airbnb, al quale peraltro gli altri operatori del mercato si sono già adeguati. Dunque Airbnb deve pagare l’imposta sugli affitti brevi, anche se i legali stanno valutando l’opportunità di portare il caso dinanzi al Consiglio di Stato.


note

[1] art. 4 D. l. n. 50/2017.

[2] art. 3 D.l. n. 50/2017.

[3] prot. n. 132395/2017 del 12 luglio scorso che fissava le regole per l’attuazione dell’articolo 4 del Dl 50/2017.

[4] Tar Lazio, ordinanza n. 5442/2017.


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