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Soldi in banca: cosa fare in caso di morte

14 Dicembre 2017 | Autore:
Soldi in banca: cosa fare in caso di morte

Vediamo tutto quello che c’è da sapere, cosa fare e cosa succede, in caso di morte, ai soldi depositati in banca sul conto corrente, ai bonifici, agli assegni, alle cassette di sicurezza, alle assicurazioni sulla vita, ai prodotti di risparmio e di investimento

La morte di un proprio caro è, già di per sé, un evento doloroso. Se a questo si aggiungono tutti gli incombenti pratici, che i parenti devono porre in essere all’apertura della successione, le cose diventano davvero difficili. Normalmente, infatti, all’apertura di una successione, il defunto risulta titolare di una serie di rapporti giuridici intrattenuti con vari soggetti o enti. Tra questi anche le banche. La domanda, dunque, è la seguente: che fine fanno i soldi che il defunto, quando era in vita, aveva depositato in banca? Ovviamente il denaro confluirà nell’asse ereditario. Ed infatti, quando si apre una successione, tra i beni da dividere c’è anche il denaro depositato sul conto corrente del defunto. Le aspettative degli eredi, tuttavia, si scontrano spesso contro le modalità operative delle banche. Vediamo, dunque, cosa c’è da sapere per evitare inutili contenziosi,  cosa fare e cosa succede, in caso di morte, ai soldi depositati in banca

Conto corrente del defunto

In caso di decesso dell’unico intestatario di un conto corrente gli eredi hanno il dovere di comunicare (con raccomandata, o di persona) alla banca l’avvenuta morte tramite un certificato di morte e il diritto di conoscere se ad esempio ci sono libretti di risparmio, depositi di somme, custodia di titoli, ecc. Gli eredi hanno, inoltre, l’obbligo di riconsegnare alla banca gli assegni non utilizzati, bancomat, carta di credito, ecc. Se tali documenti non dovessero essere ritrovati, si procede immediatamente con la denuncia di smarrimento e la banca provvederà a bloccare il conto. Gli eredi diventano proprietari dei beni del deceduto solo dopo aver concluso tutta la pratica di successione e ottenendo la certificazione relativa: una copia dovrà essere esibita alla banca. La cifra esistente sul conto o sul libretto di risparmio dovrà comparire all’interno della denuncia di successione.

La ragione di questa prassi, spesso percepita come ingiustificata e vessatoria, risiede da un lato nella necessità per la banca di essere certa della morte del cliente detentore del conto corrente e, dall’altro, nell’opportunità di non essere successivamente coinvolta in diatribe tra gli eredi stessi circa la divisione del patrimonio ereditario.

Conto corrente: morte del cointestatario

Il conto corrente cointestato è uno strumento molto comodo soprattutto per le famiglie (si pensi a tutte le spese che moglie e marito affrontano nell’interesse di entrambi o, comunque, a favore del nucleo familiare) e talvolta anche per esigenze di lavoro (si pensi a due o più soci che si dividono in parti uguali il lavoro ed i proventi dello stesso). Come ogni cosa, però, ci sono i pro e i contro. L’altro lato della medaglia è che spesso il deposito del denaro su un unico conto crea confusione. La legge “risolve” il problema stabilendo che il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume di proprietà dei titolari in parti uguali, a meno che non si riesca a dimostrare diversamente.

Ma cosa accade ad un conto corrente bancario alla morte di uno dei cointestatari? Prima di comprendere cosa accade in caso di decesso del cointestatario di un conto corrente è bene fare delle distinzioni.

Conto corrente a firma congiunta e a firma disgiunta

Per capire cosa succede alla morte di uno degli intestatari di un conto corrente cointestato, occorre distinguere tra conto corrente a firma congiunta e a firma disgiunta.

Conto corrente a firma congiunta

Cointestare un conto a firma congiunta significa non solo riconoscere a tutti i titolari la possibilità di operare sul conto stesso: il dato fondamentale è che tutti i movimenti vengono autorizzati se e solo se tutti i titolari del conto hanno apposto la loro firma per avallare l’operazione. Se anche un solo cointestatario è contrario e non autorizza l’operazione, questa non potrà essere effettuata.

Conto corrente a firma disgiunta

Se, invece, il conto corrente è cointestato a firme disgiunte, tutti i titolari concorrono al possesso del conto ma, a differenza del caso prima esaminato, ogni singolo titolare può operare liberamente mediante prelievi, bonifici e pagamenti che vadano ad attingere al saldo del conto.

Conto corrente cointestato: se uno dei cointestatari muore?

Il momento maggiormente critico della cointestazione di un conto corrente è senza dubbio rappresentato dalla morte di uno dei cointestatari. Il motivo è subito spiegato: come anticipato, infatti, se uno dei cointestatari muore il suo posto nel rapporto bancario viene preso dagli eredi.  Il principio da tenere sempre a mente è quello detto sopra: il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume di proprietà dei titolari in parti uguali. Di conseguenza, le somme depositate sul conto cadranno in successione (solo) relativamente alla quota di denaro appartenente al cointestatario defunto e, una volta accettata l’eredità,  gli eredi del contitolare defunto acquisteranno pro parte la titolarità della predetta quota subentrando nell’originario rapporto bancario del correntista defunto.

Conto cointestato: le criticità

Non sono pochi i problemi che incontrano gli eredi e, al contempo, i cointestatari superstiti, a seconda che il conto corrente cointestato sia a firma congiunta o disgiunta. Nel caso di conto corrente a firma congiunta, al decesso di un cointestatario, il conto corrente viene di fatto congelato in attesa che si individuino quelli che sono gli eredi legittimi del vecchio cointestatario. E’ necessaria, pertanto, la presentazione del certificato di morte da parte degli eredi o dei semplici chiamati all’eredità. E’ necessario, inoltre, il deposito della dichiarazione di successione o, quando questa non è obbligatoria, di un atto notorio  o di un certificato sostitutivo di atto notorio. Solo dopo, gli eredi avranno la possibilità di approvare o meno, tramite firma congiunta, tutte le nuove operazioni proposte sul conto. Al contempo, però, anche gli altri cointestatari non potranno effettuare le operazioni.

Se il conto corrente è a firma disgiunta, l’iter di identificazione e di successione degli eredi, non impedisce agli altri titolari di operare – nel frattempo – liberamente sul conto. Ciò, però, potrebbe rivelarsi dannoso per gli eredi, che il più delle volte infatti avanzano richieste di rimborso. Rimborso da pretendere esclusivamente nei confronti dei cointestatari superstiti e non anche nei confronti dell’Istituto bancario che lecitamente abbia consentito qualsivoglia operazione. Tuttavia, proprio per evitare liti tra eredi e cointestatari, solitamente la banca “blocca” precauzionalmente anche i conti correnti cointestati a firma disgiunta, fintanto che l’iter di identificazione e di successione degli eredi non sia stato completato.

Bonifici ricevuti dopo la morte

Se dopo la morte dovessero pervenire dei bonifici a favore del defunto, la banca dovrà lasciare la somma a disposizione del patrimonio ereditario. In seguito si potrà stabilire se tali cifre andranno o meno ad aggiungersi effettivamente alla massa ereditaria.

Assegni bancari, carte di credito: cosa succede dopo la morte

Gli assegni emessi dal cliente prima della morte vengono pagati dalla banca e addebitati sul conto. Le carte di credito vengono bloccate e ritirate.

Cassetta di sicurezza intestata al defunto

La cassetta di sicurezza intestata al defunto non può essere aperta se non con il consenso di tutti gli eredi legittimi. Il contenuto della cassetta di sicurezza rientra nella massa ereditaria. La cassetta viene aperta alla presenza di un notaio, o suo delegato, o di un funzionario dell’Amministrazione finanziaria. Viene redatto un verbale di apertura e contestualmente fatto un inventario (spesso con stima) dei beni che si rinvengono [1].

Assicurazioni vita: cosa succede in caso di morte

Le liquidazioni di assicurazioni sulla vita agli eredi non fanno parte della massa ereditaria. Le assicurazioni sono contratti tipici stipulati a favore di terzi. Benché tali liquidazioni siano direttamente legate alla morte dell’assicurato, esse vanno tuttavia ai beneficiari stabiliti per contratto. Non si tratta quindi di una fattispecie rilevante ai fini dell’eredità, in quanto agli eredi non vengono trasferiti diritti del defunto, anche se nella maggioranza dei casi i beneficiari delle polizze, per scelta dell’assicurato, coincidono con gli eredi legittimi o testamentari.
Diversa è la situazione quando si tratta di prestazioni assicurative, come ad esempio pagamenti a titolo di risarcimento di danni all’assicurato stesso, liquidati quando ancora era in vita. Tali pagamenti costituiscono una normale voce dell’attivo della massa ereditaria.

Prodotti di risparmio e di investimento: cosa succede in caso di morte

Vediamo, infine,  alcuni strumenti di investimento e quale regime debbano seguire con l’apertura della successione.

  • Libretto di risparmio nominativo: la cifra esistente al momento del decesso è parte della massa ereditaria, e quindi cade in successione.
  • Libretto di risparmio al portatore: i libretti al portatore entrano a far parte della massa ereditaria solo nel caso in cui al momento della morte essi siano in possesso del defunto o siano depositati a suo nome presso terzi (ad es. nel deposito titoli o in una cassetta di sicurezza presso una banca).
  • Titoli e buoni fruttiferi: i titoli di Stato entrano a far parte della massa ereditaria. Gli eredi possono decidere anche di lasciare i titoli nella proprietà comune e di gestirli nel deposito titoli della comunione ereditaria. Anche i buoni fruttiferi postali vengono considerati come i titoli di Stato.

note

[1] Cfr. art. 48 D.Lgs. 346/90.

Autore immagine: Pixabay.com


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