Diritto e Fisco | Articoli

Quando c’è omissione di soccorso

11 Febbraio 2019
Quando c’è omissione di soccorso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Febbraio 2019



Incidente stradale: chi scappa commette reato solo se ci sono feriti.

Tempo fa hai tamponato un’auto. Il conducente è sceso immediatamente per contestarti i danni provocati alla sua macchina. Poi, scorgendo nel tuo comportamento il tentativo di minimizzare gli effetti dell’incidente, ha incalzato la dose fingendosi dolente a una spalla. Irritato per la messinscena, per tutta risposta sei risalito sulla tua auto e te ne sei andato. Ora ti ritrovi con una denuncia. Ti sei subito recato dal tuo avvocato e gli hai detto: «Mi hanno denunciato per omissione di soccorso» sperando che questi potesse darti delle buone notizie. Ma il legale ti ha invece detto che, ogni volta che in un incidente stradale ci sono feriti, è obbligo delle parti aspettare la polizia e, quindi, non allontanarsi. Gli hai fatto notare che non c’è stata alcuna conseguenza fisica per l’altro conducente: si è trattato solo di una farsa messa in atto al solo scopo di ottenere un risarcimento più sostanzioso. Chi ha ragione in una vicenda di questo tipo? A spiegare quando c’è omissione di soccorso è una recente e interessante sentenza della Cassazione [1].

La Corte ricorda quali sono i presupposti del reato previsto dal Codice della strada e se la condotta del colpevole debba essere necessariamente in malafede (ossia dolosa) oppure prescinde dalla consapevolezza delle lesioni. Ma procediamo con ordine.

Obbligo di dare gli estremi dell’assicurazione dopo l’incidente stradale

Dopo un incidente stradale ciascuno dei conducenti ha l’obbligo di fermarsi e fornire gli estremi della propria assicurazione all’altro, anche se ritiene di avere ragione, affinché le rispettive compagnie possano valutare le eventuali responsabilità attraverso i rispettivi periti.

Le conseguenze derivanti dalla violazione di tale obbligo sono diverse a seconda che, a seguito del sinistro stradale, vi siano stati o meno feriti. Analizziamo le due ipotesi separatamente.

Sinistro con feriti

Chi si rifiuta di comunicare i dati della polizza rc-auto commette reato di fuga solo nel caso in cui dall’incidente siano derivate lesioni alle persone (conducenti o passeggeri). La pena è la reclusione da 6 mesi a 3 anni, nonché la sospensione della patente di guida da 1 a 3 anni; il reato scatta anche per chi, ritenendo che l’altro automobilista non si sia fatto nulla, si allontana col consenso di quest’ultimo.

Sinistro senza feriti

Quando invece i danni sono limitati alle sole auto, si rischia una sanzione amministrativa. In tale ipotesi, la “multa” va da 296 a 1.184 euro. Se però il danno procurato all’altra auto è grave può scattare anche l’obbligo di sottoporre a revisione l’auto e la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

Leggi sul punto Non fermarsi dopo incidente senza o con feriti.

Obbligo di fermarsi dopo un incidente stradale

In caso di feriti, però, non c’è solo l’obbligo di fermarsi per fornire i dati della propria assicurazione ma anche quello di prestare soccorso. In caso contrario, scatta un secondo reato, quello appunto di omissione di soccorso. E si badi bene: questo non significa fornire degli aiuti materiali, specie a chi non ha le competenze mediche, ma chiamare l’ambulanza e le autorità affinché effettuino loro gli interventi necessari. Insomma, l’omissione di soccorso scatta per l’essersene andati dal luogo dell’incidente con la consapevolezza della presenza di feriti, a prescindere dall’entità delle lesioni da queste riportate. Leggi sul punto incidente: quando prestare soccorso è obbligatorio.

Questo significa, in sintesi, che fermarsi dopo un incidente è un dovere sempre, ma in caso di violazione dell’obbligo scatta il duplice reato (fuga e omissione di soccorso) solo se ci sono feriti.

Quando scatta l’omissione di soccorso

Dalle interpretazioni dei giudici sul reato di omissione di soccorso è possibile fare alcune considerazioni che potrebbero aiutare a capire meglio come funziona la legge

L’omissione di soccorso è reato in ogni caso di omesso avviso all’autorità, anche laddove si accerti che l’assistenza sarebbe stata impossibile o inutile perché la vittima è in fin di vita. Esso è escluso soltanto se la persona da assistere è già morta.

Inoltre, allontanarsi dal luogo dell’incidente non basta per essere responsabili del reato di omissione di soccorso. Infatti, è necessario che l’allontanamento avvenga «nella consapevolezza di aver verosimilmente cagionato lesioni alle persone coinvolte». Secondo la Cassazione infatti è necessaria la consapevolezza delle lesioni subite dalla persona rimasta coinvolta. Il Codice della strada, punendo il conducente che, a seguito di un sinistro ricollegabile al suo comportamento, «non ottempera all’obbligo di prestare assistenza occorrente alle persone ferite», considera una condotta «ulteriore e diversa rispetto a quella del reato di fuga». Per il reato di omissione di soccorso non è sufficiente «la consapevolezza che dall’indicente possano essere derivate conseguenze per le persone», ma, è necessario che «tale pericolo appaia essersi concretizzato in effettive lesioni dell’integrità fisica».

Solo la consapevolezza di aver «verosimilmente cagionato lesioni» all’altro conducente rimasto coinvolto nel sinistro può essere causa di responsabilità penale.

Le ferite insomma devono essere percepibili.

Chi invece si allontana dal luogo dell’incidente ritenendo che l’altro automobilista non si sia fatto male non commette reato. Manca infatti la consapevolezza, ossia il dolo, che è presupposto per punire l’omissione di soccorso.

 

note

[1] Cass. sent. n. 5914/19 del 7.02.2019.

[2] Art. 189 cod. strada.

Auto distrutta da incidente, di Kaentian Street

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 23 gennaio – 7 febbraio 2019, n. 5914

Presidente Ciampi – Relatore Pavich

Ritenuto in fatto

1. La Corte d’appello di Napoli, in data 31 marzo 2017, ha confermato la sentenza con la quale, l’8 gennaio 2015, il Tribunale di Torre Annunziata, all’esito di giudizio abbreviato, aveva condannato C.C.G. alla pena ritenuta di giustizia in relazione ai reati a lui ascritti ex art. 590 cod. pen. (lesioni personali colpose in danno di Ca.Co. ) e art. 189 C.d.S., comma 7 (omissione di soccorso alla stessa Ca. ), contestati come commessi in (omissis) .

Secondo i giudici di merito il C. , diversamente da quanto dallo stesso asserito, si diede alla fuga pur avendo provocato l’incidente nel quale la Ca. riportò le lesioni di cui in rubrica: ciò sulla base delle dichiarazioni rese dalla persona offesa e dalla madre dello stesso imputato, D.M.F. . Quest’ultima, proprietaria del veicolo condotto dal C. , avendo appreso dal figlio della causazione del sinistro e della sua fuga, denunciò l’incidente alla propria compagnia assicuratrice allegando copia di un modulo di composizione amichevole non sottoscritto dalla Ca. , che pure vi era generalizzata: costei, avendo ricevuto dalla propria compagnia una richiesta di informazioni relativa all’incidente ed essendosi accorta della falsità del modulo di composizione amichevole, ha sporto querela contro il C. anche per il delitto di tentata truffa.

2. Avverso la prefata sentenza d’appello ricorre il C. , articolando tre motivi di ricorso.

2.1. Con il primo motivo denuncia violazione di legge, lamentando che la Corte di merito non abbia considerato che la Ca. si recò in realtà il giorno dopo l’incidente al Pronto soccorso, ove le fu diagnosticata una distorsione e distrazione al collo (il che prova che il C. non poteva rendersi conto del fatto che la persona offesa avesse riportato lesioni); e che il modulo di constatazione amichevole, contenendo le generalità della Ca. (la quale era trasportata e non conducente), comprovava che necessariamente il C. si era fermato in occasione del sinistro e che quindi non si era dato alla fuga, ma si era semplicemente allontanato ritenendo che non vi fossero danni alle persone in conseguenza dell’incidente.

2.2. Con il secondo motivo l’esponente lamenta violazione di legge (ma, di fatto, anche vizio di motivazione) in relazione alla mancata risposta della Corte di merito alle doglianze articolate in appello dal C. circa la dosimetria della pena.

2.3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla pena applicatagli, determinata in termini eccessivi muovendo dalla violazione più grave (art. 189 C.d.S., comma 7) in misura superiore al minimo edittale per quanto riguarda sia la pena principale, sia la sanzione accessoria della sospensione della patente.

Considerato in diritto

1. Il primo motivo di ricorso è fondato e assorbente.

Nella specie, oltre al delitto di lesioni colpose, è contestato l’art. 189 C.d.S., comma 7, che punisce il conducente che, a seguito di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite (mentre il precedente comma 6 punisce – con pena più mite – il conducente che, nelle stesse condizioni, non ottempera all’obbligo di fermarsi).

La distinzione è importante perché, come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, il reato di mancata prestazione dell’assistenza occorrente in caso di incidente, di cui all’art. 189 C.d.S., comma 7, implica una condotta ulteriore e diversa rispetto a quella del reato di fuga, previsto dal comma 6 del predetto art. 189, non essendo sufficiente la consapevolezza che dall’incidente possano essere derivate conseguenze per le persone, occorrendo invece che un tale pericolo appaia essersi concretizzato, almeno sotto il profilo del dolo eventuale, in effettive lesioni dell’integrità fisica (Sez. 4, n. 23177 del 15/03/2016, Trinche, Rv. 266969).

Pur dando ipoteticamente per acquisito che il C. non si sia fermato in seguito all’incidente, ma sia invece fuggito (ciò che peraltro parrebbe smentito dal fatto che egli avrebbe in realtà appreso in quell’occasione le generalità della Ca. , riportate sul modello di constatazione amichevole dalla madre), nondimeno la sentenza impugnata non si pone il problema dell’accertamento della consapevolezza, da parte dell’imputato, di avere verosimilmente cagionato lesioni ad alcuno degli occupanti dell’altro veicolo coinvolto nell’incidente. Non può, in sostanza, porsi univocamente a carico dell’imputato – come la Corte di merito pare aver fatto – il reato di omissione di soccorso senza un approfondimento della effettiva percepibilità delle lesioni cagionate, ma sulla sola base della circostanza oggettiva delle lesioni successivamente diagnosticate alla persona offesa: lesioni che, per la loro tipologia e per la stessa condotta della persona offesa (recatasi in ospedale solo il giorno dopo), ben potevano non essere riconoscibili ictu oculi da parte del C. . Non è, quindi, sufficiente ravvisare una posizione di garanzia in capo al conducente alla cui condotta alla guida il sinistro sia ricollegabile, occorrendo anche che egli abbia commesso il fatto nella consapevolezza di avere verosimilmente cagionato lesioni a persone coinvolte nell’incidente.

In proposito, è erroneo il riferimento operato dalla Corte distrettuale alla giurisprudenza di legittimità e, in specie, a Sez. 4, Sentenza n. 3982 del 12/11/2002, dep. 2003, ric. Mancini, n.m.: in quest’ultima sentenza, infatti, il principio richiamato nella sentenza impugnata era stato affermato in relazione alla diversa fattispecie di cui all’art. 189 C.d.S., comma 6, la cui disciplina, come si è detto, va tenuta distinta da quella di cui al comma 7, oggi contestato al C. .

All’evidenza la fondatezza del primo motivo di ricorso ha valore assorbente con riguardo ai motivi successivi, attinenti al trattamento sanzionatorio (commisurato, fra l’altro, sulla base della pena edittale dell’art. 189 C.d.S., comma 7, indicato come violazione più grave).

2. La sentenza impugnata va perciò annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d’appello di Napoli, per nuovo giudizio, nel quale saranno osservati i principi dianzi richiamati ai fini di un corretto inquadramento della fattispecie e delle conseguenti statuizioni sanzionatorie.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio alla Corte d’appello di Napoli.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA