Diritto e Fisco | Articoli

Regime patrimoniale della famiglia

19 Marzo 2019 | Autore:
Regime patrimoniale della famiglia

Stai per sposarti e non sai in che modo regolare i rapporti patrimoniali con il tuo futuro coniuge? Questo articolo ti dirà quali sono i regimi patrimoniali previsti dalla legge

Il matrimonio non è soltanto una scelta (si spera) d’amore, ma è anche un atto giuridico dal quale nascono rapporti, diritti e obblighi per entrambi i coniugi. Tra questi rapporti, particolarmente delicati sono quelli di carattere patrimoniale. Non a caso, tra i principali motivi di contrasto in occasione della separazione o del divorzio vi sono le questioni economiche. Che cosa si intende per regime patrimoniale della famiglia? Si tratta dei criteri previsti dalla legge per distribuire tra i coniugi i beni e i diritti – in una parola, la ricchezza – acquisita durante il rapporto matrimoniale. Il regime privilegiato dal nostro ordinamento – tanto da trovare applicazione ogni qual volta i coniugi non ne scelgano espressamente uno diverso – è rappresentato dalla comunione dei beni, considerato come il sistema che meglio tutela i superiori interessi della famiglia. Con la comunione dei beni, infatti, gli acquisti effettuati dal marito o dalla moglie durante il matrimonio (con alcune eccezioni che vedremo in seguito) non vanno ad incrementare solo il patrimonio del singolo acquirente ma rientrano nella proprietà comune dei coniugi. La volontà di salvaguardare il superiore interesse della famiglia si ritrova anche nella disciplina del fondo patrimoniale. Infine, è possibile optare per la separazione dei beni. In ogni caso, la scelta operata in occasione della celebrazione del rito nuziale è sempre modificabile. Vediamo più in dettaglio i vari regimi.

Comunione dei beni

Come ricordato in precedenza, se i coniugi non dichiarano espressamente di voler adottare il regime della separazione dei beni, si applica in automatico il regime della comunione in virtù del quale i beni acquistati da uno di essi nel corso del matrimonio non appartengono esclusivamente a chi ha effettuato l’acquisto ma diventano di proprietà comune a entrambi.

La comunione può essere di due tipi: legale o convenzionale.

Oggetto della comunione legale sono [1]:

  • gli acquisti effettuati dai due coniugi, insieme o separatamente, durante il matrimonio, fatta eccezione per i beni personali (dunque, per esempio, l’acquisto di un immobile rientra nella comunione, quello di un capo di abbigliamento no);
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi, se create dopo il matrimonio;
  • i frutti dei beni dei singoli coniugi, percepiti ma non ancora consumati al momento dello scioglimento della comunione. Per frutti si intendono sia quelli prodotti direttamente da una cosa (come i prodotti della terra), sia il corrispettivo del godimento della cosa da parte di altri (per esempio, il canone di locazione). Dunque, rientrano nella proprietà comune i canoni locatizi percepiti da uno dei coniugi nel corso del matrimonio ma non ancora consumati all’atto dello scioglimento della comunione;
  • i guadagni provenienti dall’attività svolta separatamente da ciascuno dei coniugi se, al momento in cui si scioglie la comunione, non siano stati consumati (se, per esempio, gli utili di una società in nome collettivo di cui è socio uno dei coniugi vengono da questo percepiti durante il matrimonio e risultano non consumati all’atto dello scioglimento della comunione, tali utili andranno divisi con l’altro coniuge).

Lo scioglimento della comunione può essere provocato da svariati eventi:

  • la morte, la dichiarazione di assenza o di morte presunta di uni dei coniugi;
  • il divorzio;
  • la separazione;
  • l’annullamento del matrimonio;
  • l’accordo con il quale i coniugi decidono di passare a un altro regime patrimoniale;
  • il fallimento di uno dei coniugi.

Tra le cose escluse dalla comunione [2] si possono ricordare:

  • i beni appartenenti al singolo coniuge sin da prima del matrimonio;
  • i beni di uso strettamente personale;
  • i beni necessari all’esercizio della professione di un coniuge (tranne quelli relativi alla gestione di un’azienda facente parte della comunione).

Amministrazione dei beni in comunione

Gli atti di ordinaria amministrazione dei beni facenti parte della comunione possono essere compiuti autonomamente da ciascuno dei coniugi.

Per gli atti di straordinaria amministrazione – cioè quelli che aumentano o riducono la consistenza del patrimonio (per esempio, la compravendita di un immobile) – la legge richiede invece la partecipazione di entrambi i coniugi. Ciò significa che, in caso di mancato consenso da parte di uno di essi, l’altro potrà rivolgersi al giudice per farsi autorizzare al compimento dell’atto di straordinaria amministrazione, quando questo risponda agli interessi della famiglia o dell’azienda in comunione.

Se uno dei coniugi compie un atto eccedente l’ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell’altro, tale atto può essere annullato quando ha a oggetto un bene immobile o un bene mobile registrato.

Rapporti con i creditori

Nel caso di obbligazioni contratte congiuntamente dai coniugi – si pensi a chi vende loro una casa e dunque ha diritto a ricevere in pagamento il prezzo della vendita – i creditori devono soddisfarsi in prima battuta sui beni in comunione e, soltanto nel caso in cui questi ultimi siano insufficienti, potranno rivalersi sul patrimonio dei singoli coniugi, peraltro in una misura non eccedente la metà del credito per ciascuno di essi.

Al contrario, per le obbligazioni assunte separatamente da un coniuge senza il consenso dell’altro, i creditori dovranno innanzitutto soddisfarsi sul patrimonio del singolo coniuge debitore e – solo in caso di insufficienza di tale patrimonio personale – potranno rivalersi sui beni in comunione, comunque entro il limite della quota di proprietà dello stesso debitore.

Il medesimo principio appena visto si applica sostanzialmente anche nel caso in cui vi siano creditori particolari di uno dei coniugi – ossia quando questi ha assunto un’obbligazione per la quale non era necessario il consenso dell’altro coniuge –. Dunque, i creditori del singolo coniuge dovranno, in prima istanza, aggredire il suo patrimonio e, solo nel caso che ciò non basti a soddisfare il loro credito, potranno agire nei confronti dei beni in comunione

La comunione convenzionale

È una comunione legale modificata dai coniugi.

Non tutte le modifiche sono consentite. In particolare, non possono comunque essere fatti rientrare nella comunione:

  • i beni strettamente personali di uno dei coniugi e i loro accessori;
  • i beni necessari all’esercizio della professione di un coniuge (tranne quelli relativi alla gestione di un’azienda facente parte della comunione);
  • ciò che si è ottenuto a titolo di risarcimento del danno o di pensione per la perdita della capacità lavorativa.

La comunione convenzionale deve essere stipulata per atto pubblico e non può prevedere che la quota di uno dei coniugi sia superiore a quella dell’altro [3]

L’amministrazione è regolata dalle stesse norme che valgono per la comunione legale.

La separazione dei beni

In questo regime patrimoniale ognuno dei coniugi resta proprietario esclusivo dei beni acquistati durante il matrimonio (e, naturalmente, anche prima), ferma restando la possibilità di acquistare beni in comunione.

La scelta per la separazione dei beni deve essere fatta dai coniugi all’interno dell’atto di matrimonio oppure successivamente ma, in ogni caso, con atto pubblico.

Il regime patrimoniale della separazione è consigliabile soprattutto quando, per esempio, uno dei coniugi è un imprenditore e come tale esposto all’eventualità di una crisi della propria attività o addirittura del fallimento. È evidente che in un’ipotesi del genere la separazione dei beni costituisce un’importante salvaguardia per il patrimonio dell’altro coniuge.

Il fondo patrimoniale

Si tratta di un patrimonio costituito da uno o da entrambi i coniugi (con atto pubblico) o da un terzo (con testamento) e destinato a soddisfare i bisogni della famiglia.

Non è un regime patrimoniale alternativo bensì aggiuntivo a quelli della comunione o della separazione dei beni.

I beni facenti parte del fondo – può trattarsi di immobili, mobili registrati, titoli di credito – restano di proprietà, a seconda di casi, dei coniugi o del terzo ma possono essere utilizzati esclusivamente per fronteggiare necessità familiari.

La costituzione del fondo deve essere annotata a margine dell’atto di matrimonio. Solo così, infatti, l’esistenza del fondo patrimoniale potrà essere opposta ai terzi. Ciò significa che i beni compresi nel fondo non potranno essere oggetto di esecuzione forzata da parte del creditore il quale sapesse che il debito era stato contratto dai coniugi per scopi estranei ai bisogni familiari.

Il fondo termina con l’annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Tuttavia, se vi sono figli minori, il fondo permane fino a quando questi non saranno divenuti maggiorenni.

note

[1] Art. 177 cod. civ.

[2] Art. 179 cod. civ.

[3] Art. 210 cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA