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I diritti di chi soffre di tiroide

12 Febbraio 2019 | Autore:


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Sintomi e cure delle patologie tiroidee. Si può chiedere l’invalidità? E quando si ha l’esenzione dal ticket?

Chi ne soffre, sa che cosa vuol dire. Chi ne ha sentito solo parlare, non può nemmeno immaginare che cosa si provi. I problemi alla tiroide possono scatenare una serie di conseguenze a dir poco fastidiose, se non addirittura gravi o invalidanti.  E, di conseguenza, può comportare dei diritti a chi soffre di tiroide.

Tutto dipende da quale tipo di patologia scatena il disturbo alla tiroide. Se si parla di ipertiroidismo o di ipotiroidismo, cioè di livelli più alti o più bassi del dovuto. Oppure di qualche malattia che compromette l’andamento della tiroide. O viceversa.

Per farla breve, prima di approfondire i diritti di chi soffre di tiroide: questa ghiandola, che si trova alla base della gola, serve tra le altre cose a regolare il metabolismo del corpo e a sviluppare pelle e tessuti. Se questo non avviene con la dovuta regolarità, possono sorgere dei disturbi anche gravi. Ecco perché è di vitale importanza cogliere gli eventuali segnali di una tiroide che non funziona come dovrebbe. Più avanti vedremo nel dettaglio quali sono questi segnali, cioè i sintomi di un disturbo alla ghiandola tiroidea.

Altra questione che merita di essere approfondita è la ripercussione che una patologia di questo tipo può avere sul lavoro e, quindi, l’eventuale riconoscimento di un’invalidità. Vedremo, dunque, se anche quella rientra tra i diritti di chi soffre di tiroide.

Tiroide: che cos’è?

È piccola ma molto potente ed è capace di regolare molte funzioni del nostro organismo. La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla posta nella parte anteriore del collo che produce gli ormoni necessari a regolare il respiro, la digestione, il battito cardiaco o la temperatura del corpo.

Se il livello degli ormoni si alza, queste funzioni aumentano di velocità. Viceversa, rallentano quando il livello degli ormoni si abbassa. Si parla in questi casi, rispettivamente, di ipertiroidismo ed ipotiroidismo.

L’ipertiroidismo

Dunque, come abbiamo appena detto, quando la tiroide produce più ormoni del dovuto si parla di ipertiroidismo. La principale conseguenza di questa disfunzione è l’aumento smisurato di alcune reazioni metaboliche. In particolare, è facile accusare:

  • aumento dell’appetito e, allo stesso tempo, un anomalo dimagrimento;
  • tachicardia e battito cardiaco accelerato;
  • ansia che sfocia spesso in insonnia;
  • formicolio e tremore alle mani;
  • senso di debolezza e di stanchezza;
  • sudorazione eccessiva;
  • ingrossamento della tiroide e comparsa di quel che è noto come gozzo, cioè del gonfiore del collo;
  • irritabilità e frequenti sbalzi d’umore;
  • stitichezza o diarrea:
  • gonfiore degli occhi.

Naturalmente questi sintomi variano da persona a persona.

L’ipertiroidismo è più comune dopo i 60 anni, nelle donne e nelle persone che hanno già avuto altri disturbi legati alla tiroide. La causa più frequente è il morbo di Basedow-Graves. Si tratta di una malattia autoimmune la cui origine non è chiara ma he potrebbe trovarsi in fattori genetici e ambientali. Ma ci sono altri fattori che possono provocare un ipertiroidismo, come ad esempio:

  • i noduli alla tiroide;
  • la tiroidite (cioè un’infiammazione della ghiandola tiroidea);
  • un consumo eccessivo di iodio e di ormoni tiroidei.

L’ipotiroidismo

Al contrario, si parla di ipotiroidismo quando la tiroide riduce la produzione degli ormoni che regolano il metabolismo, cioè la tiroxina e la levotiroxina.

Tra i sintomi più comuni si rilevano:

  • l’aumento di peso dovuto al rallentamento del metabolismo: non a caso, l’ipotiroidismo può essere per alcuni soggetti la causa principale dell’obesità;
  • particolare sensibilità al freddo, con brividi;
  • stitichezza o diarrea;
  • alterazioni del ciclo mestruale;
  • comparsa di brufoli;
  • alopecia (caduta di capelli);
  • sonnolenza;
  • sbalzi d’umore e irritabilità;
  • depressione;
  • difficoltà a mantenere la concentrazione;
  • perdita della memoria;
  • gonfiore della lingua e del viso.

La tiroidite di Hashimoto

Merita di essere citato uno dei disturbi più comuni tra chi soffre di tiroide, cioè la tiroidite di Hashimoto. Si tratta di una delle cause frequenti di ipotiroidismo ed è un’anomalia del sistema immunitario piuttosto diffuso soprattutto tra le donne. Le cause di questa patologia autoimmune non sono note, ma ci potrebbe essere un legame con la familiarità (cioè un fattore genetico) e con una carenza di iodio.

La tiroidite di Hashimoto, nota anche come ipotiroidismo subclinico, è asintomatica, cioè non presenta dei particolari disturbi. Per questo motivo risulta complicato identificarla e diagnosticarla se non quando si manifestano delle conseguenze più evidenti come l’anemia o delle patologie cardiache.

L’ipotiroidismo acquisito e transitorio

Esistono altri tipi di ipotiroidismo, come ad esempio quello acquisito. Se ne parla quando la patologia non è genetica ma insorge ad un certo punto della vita del paziente. Tra le cause, la comparsa di noduli o di tumori ma anche una normale gravidanza. In quest’ultimo caso si parla di ipotiroidismo transitorio, cioè di un disturbo che tende a scomparire dopo il parto, quando l’attività ormonale della donna torna più stabile.

Altri tipi di ipotiroidismo

Oltre a quelli citati, l’ipotiroidismo può avere altre varianti, come ad esempio:

  • l’ipotiroidismo di amiodarone, provocato dall’assunzione di quella sostanza (l’amiodarone, appunto) presente in alcuni farmaci prescritti per disturbi ventricolari;
  • l’ipotiroidismo iatrogeno, provocato anch’esso da alcuni farmaci;
  • l’ipotiroidismo congenito, cioè quello già presente nel feto;
  • l’ipotiroidismo giovanile che si manifesta nei primi anni dell’età evolutiva rallentando o bloccando la crescita.

Tiroide: come si diagnostica il disturbo?

Di solito, il metodo più efficace per diagnosticare una disfunzione della tiroide è quello di fare un esame del sangue e, in particolare, l’analisi del valore tsh, cioè dell’ormone che stimola la produzione di ormoni della tiroide. Se il valore è basso rispetto a quello di riferimento, significa che la tiroide sta lavorando più del dovuto e che, quindi, si è in presenza di ipertiroidismo. Se, invece, il valore è alto, vuol dire che la tiroide lavora poco e che, quindi, si può diagnosticare un ipotiroidismo.

Tiroide: come si cura il disturbo?

Individuato il problema, che cosa deve fare chi soffre di tiroide? Vediamo quali sono le cure maggiormente prescritte nei vari casi.

Come si cura l’ipertiroidismo

A livello farmacologico, ci sono dei medicinali anti-tiroidei o tirostatici che riducono la produzione ormonale della tiroide. Si tratta, ad esempio, del metimazolo o del propiltiouracile. Il medico li prescrive per bloccare la produzione di nuovi ormoni. I benefici si avvertono dopo 1-2 mesi di terapia.

Questi farmaci possono provocare qualche reazione (anche se in percentuale piuttosto bassa) come:

  • allergia;
  • eruzioni;
  • orticaria;
  • senso di malessere;
  • in qualche caso febbre e dolori articolari;
  • nausea e mal di testa.

Altro modo per affrontare l’ipertiroidismo è quello di danneggiare o di distruggere le cellule della tiroide che producono gli ormoni attraverso lo iodio radioattivo, da assumere una sola volta in una capsula. Questa sostanza viene assorbita velocemente dalle cellule tiroidee iperattive. Queste rimangono danneggiate ed i livelli ormonali tornano, in questo modo, alla normalità.

Il paziente viene esposto ad una radiazione molto bassa, anche se, comunque, deve osservare qualche precauzione come, ad esempio, evitare il contatto prolungato con i bambini o con le donne incinte e di evitare una gravidanza per almeno 6 mesi dal trattamento.

Come si cura l’ipotiroidismo

Qui il discorso cambia perché non si può parlare di guarire al 100% dall’ipotiroidismo. Quello che si può fare è tenerlo sotto controllo, sostituendo la quantità di ormoni che la tiroide non è in grado di produrre con dei farmaci. In questo modo, si possono riequilibrare i livelli di ormoni tiroidei e le funzioni da essi regolate.

Il farmaco più comune è l’Eutirox, a base di tiroxina. Di norma, viene assunto a vita. La dose può essere regolata nel tempo se la tiroide produce più o meno ormoni.

Tiroide: c’è diritto all’invalidità?

Bisogna, innanzitutto, ricordare che il diritto all’invalidità viene riconosciuto ai pazienti che soffrono di determinate patologie inserite in una tabella nella quale ci sono delle percentuali attribuite alle malattie stesse. E che per poter usufruire di una prestazione, la percentuale di invalidità deve superare il 33%. Altrimenti, non c’è diritto ad alcunché.

Nel dettaglio, le soglie percentuali e le prestazioni legate all’invalidità sono:

  • il 33%: è il minimo per essere riconosciuto invalido civile e dà diritto ad avere alcuni aiuti come protesi o presidi medici;
  • il 45%: dà diritto ad essere iscritto nelle liste di lavoro delle categorie protette;
  • il 50%: dà diritto a congedi per cure mediche, purché tale possibilità sia riconosciuta dal contratto nazionale di categoria:
  • il 66%: dà diritto all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario quando si va a fare una visita medica o un esame legati alla patologia per cui è stata richiesta l’invalidità;
  • il 74%: dà diritto ad un assegno mensile il cui importo varia a seconda del reddito del paziente;
  • il 100%: dà diritto all’indennità di accompagnamento quando il paziente non è più in grado di deambulare o di compiere autonomamente i gesti della vita quotidiana (lavarsi, prepararsi da mangiare, vestirsi, ecc.). Dà diritto anche alla pensione di inabilità. Se si è ricoverati presso una struttura sanitaria pubblica, però, l’assegno si riduce del 50%.

Detto questo, chi soffre di tiroide ha diritto all’invalidità? Dipende dalla gravità della patologia. Nelle tabelle ufficiali vengono riconosciute queste percentuali:

  • ipotiroidismo grave con ritardo mentale: percentuale fissa del 100%;
  • iperparatiroidismo primario: percentuale fissa del 50%;
  • ipoparatiroidismo non suscettibile di utile trattamento: percentuale dal 91% al 100%.

Tuttavia, né l’ipertiroidismo né l’ipotiroidismo rientrano tra le malattie che, di per sé, danno diritto all’invalidità civile. Ad esempio, alle neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale viene riconosciuta una percentuale dell’11%, il che, come abbiamo visto in precedenza, non dà diritto ad alcuna prestazione.

Quello che, invece, può succedere è che una disfunzione della tiroide provochi una patologia più grave che rientra nelle percentuali dell’invalidità perché comporta una riduzione della capacità lavorativa. Quindi, all’invalidità si avrebbe diritto per una conseguenza grave del disturbo alla tiroide e non per il disturbo in sé, come nei casi sopra citati.

Tiroide: l’esenzione dal ticket

Il Sistema sanitario nazionale riconosce, però, a chi soffre di tiroide l’esenzione dal pagamento del ticket nei casi di tiroidite autoimmune (codice di esenzione: 056). Significa che i pazienti a cui viene diagnosticata questa patologia non devono pagare né visite né esami prescritti per tenere sotto controllo la malattia, come ad esempio:

  • anamnesi e valutazioni e visite successive alla prima;
  • alanina aminotrasferasi;
  • tireotropina;
  • tiroxina libera;
  • emocromo;
  • triodotironina libera;
  • prelievo venoso;
  • ecografia di testa e collo;
  • ecografia di ghiandole salivari, collo per linfonodi e tiroide-paratiroidi.

Il diritto all’esenzione per questi esami e visite non comporta il riconoscimento dell’invalidità che, per la tiroidite, non prevede alcuna percentuale.

note

Immagine: Ghiandola della tiroide, autore LightField Studios


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1 Commento

  1. A me è stata asportata la ghiandola tiroidea e mi è stato dato il codice di esenzione 027 ma ho diritto ad un assegno? Ho 54 anni e sono stata operata 4 anni fa grazie mille se mi risponderete

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