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Diritto e Fisco | Articoli

Posso pagare un debito lavorando gratis per il creditore?

14 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Febbraio 2019



Il lavoro deve essere pagato, salvo si dimostri una finalità di solidarietà e volontariato. Se però sei già un dipendente e hai creato un danno all’azienda, potrai compensare il tuo debito con la tua retribuzione.

Hai un debito e, non avendo soldi a disposizione, vorresti pagarlo lavorando gratis per il tuo creditore. In altre parole ti chiedi: posso pagare un debito lavorando gratis per il creditore? Non sai però se questo sia possibile, se i tuoi debiti si possano compensare in questo modo e se così facendo rischi, in caso di controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro che il tuo lavoro possa essere scambiato per prestazione in nero sanzionabile. Fai bene a porti queste domande perché la questione non è semplice: nel nostro ordinamento infatti il lavoro si presume svolto a fronte del pagamento di una retribuzione, salvo si dimostri che c’è un fine solidale o di volontariato. In quest’ottica, quindi, non potresti lavorare gratis per pagare un tuo debito. Ci sono però alcuni casi in cui, se sei già dipendente di un’azienda e hai creato un danno, puoi ripagarlo accettando che i relativi costi ti vengano trattenuti dallo stipendio. Vediamo allora in quali casi puoi compensare i tuoi debiti con il lavoro e quando ciò non è possibile.

Il lavoro gratuito

Nel nostro ordinamento il rapporto di lavoro subordinato è la tipica forma di lavoro, che si caratterizza per lo svolgimento di una prestazione in cambio di una retribuzione.

Il lavoro deve infatti consentire al cittadino di potersi mantenere e di avere una vita dignitosa, dunque necessariamente si presume che esso sia pagato e comporti un guadagno per chi lo svolge.

Conseguenza di ciò è che gli unici casi ammessi dal nostro ordinamento in cui il lavoro può essere svolto senza una controprestazione economica sono quelli in cui ci sia un’attività del lavoratore motivata da un rapporto di affetto verso il soggetto che beneficia della prestazione, di familiarità, da un vincolo filantropico, oppure religioso.

Si pensi, ad esempio, al lavoro svolto in favore di associazioni di volontariato, oppure a lavoro svolto dai missionari nei paesi sottosviluppati, o ancora all’assistenza costante prestata da un soggetto disoccupato in favore di un amico disabile, o ancora alla parrocchiana devota che aiuta gratuitamente il prete a tenere pulita la chiesa.

E’ indispensabile, in caso di controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro, che il fine solidale, volontaristico, affettivo o religioso siano ben dimostrabili. Questo per evitare che vi sia da parte degli Ispettori una presunzione di lavoro svolto in nero, con applicazione di tute le conseguenti sanzioni e segnalazione dell’illecito ai competenti enti (quali Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, ecc…).

La compensazione dei debiti e dei crediti

Il nostro ordinamento prevede, tra le varie forme di estinzione delle obbligazioni, la compensazione. Con la compensazione i debiti e i crediti che due persone vantano rispettivamente una nei confronti dell’atra si annullano.

La compensazione può essere:

  • legale: quando ha ad oggetto una somma di denaro o una certa quantità di cose della stessa specie e opera automaticamente (ad esempio Tizio deve 200 euro a Caio e Caio deve 100 euro a Tizio. Tizio restituirà a Caio solo 100 euro).
  • volontaria: quando sono le parti ad accordarsi spontaneamente per questa soluzione
  • giudiziale: si verifica tra due debiti che hanno per oggetto una somma di denaro o una certa quantità di cose della stessa specie e viene disposta dal giudice con sentenza.

Perché possa operare la compensazione è però necessario che sussistano alcune specifiche condizioni:

  • i crediti devono essere entrambi certi, liquidi ed esigibili (e cioè non contestati dalle parti, ben definiti nel loro ammontare e non sottoposti a condizione o termine)
  • i crediti devono essere autonomi, cioè non devono derivare da uno stesso ed unico rapporto intercorso tra le parti e non devono essere legati da prestazioni reciproche.

La compensazione dei crediti da lavoro

Sebbene, come detto, la compensazione possa aversi solo se i reciproci debiti e crediti non derivano dal medesimo rapporto intercorrente tra le parti, nell’ambito del rapporto di lavoro la giurisprudenza riconosce in alcuni specifici casi la c.d. compensazione “atecnica”, ossia consente al datore di compensare i debiti del dipendente mediante trattenute sulla retribuzione o sul TFR.

In altre parole, se il lavoratore provoca un danno all’azienda, il datore potrà trattenere retribuzione e TFR spettanti al dipendente fino a concorrenza dell’importo del danno subito.

Si pensi ad esempio all’autista che danneggi il camion per negligenza, oppure che prenda una multa mentre svolge una consegna. Il datore potrà trattenere dalla retribuzione spettante a quel dipendente il costo necessario per la riparazione del mezzo, o l’importo della multa ricevuta.

Al di fuori di queste ipotesi, che rimangono comunque discutibili circa la loro effettiva legittimità in quanto nessuna norma di legge le prevederebbe e paiono operare solo a favore del datore di lavoro, il dipendente non può prestare gratuitamente la propria opera per sanare un debito che non deriva da un danno arrecato all’azienda.


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