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Come spiare i redditi dell’ex senza violare la legge

12 Febbraio 2019


Come spiare i redditi dell’ex senza violare la legge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Febbraio 2019



L’Agenzia delle Entrate è tenuta a consentire il diritto di accesso alle dichiarazioni dei redditi dell’ex moglie o marito. Non c’è privacy sui dati reddituali dei coniugi.

Chi versa l’assegno di mantenimento sa bene che l’obbligo può durare tutta una vita, a meno che cambino le condizioni economiche di uno dei due ex coniugi. Ad esempio, se il marito viene licenziato, va in pensione, ha un nuovo figlio o un’invalidità lo costringe a spese mediche ingenti può rivolgersi al giudice per ottenere una riduzione dell’importo o addirittura l’azzeramento. E può fare lo stesso se viene a sapere che la moglie, prima disoccupata, ha ottenuto un posto di lavoro, una promozione o è passata da un contratto part-time a uno full-time. Allo stesso modo la donna che perde una delle sue capacità reddituali (ad esempio il lavoro o gli aiuti economici dei propri genitori) può chiedere un aumento dell’assegno. Ma per procedere in tal senso è necessario, per entrambe le parti, conoscere l’evoluzione delle condizioni economiche dell’ex, cosa che non sempre è facile visto che ormai la coppia vive separata. Ed allora è naturale chiedersi come spiare i redditi dell’ex senza violare la legge?

Si può sapere quanto guadagna l’ex marito o l’ex moglie rispettandone la privacy? Esiste un archivio in cui sono riportati i redditi dei contribuenti ed al quale si può accedere liberamente? L’archivio in realtà c’è ed anche la consultazione è libera, ma vi deve essere pur sempre un interesse meritevole di tutela. Questo interesse si chiama quindi “revisione dell’assegno di mantenimento” e non passa da una preventiva autorizzazione del giudice. In altri termini chi sta per intentare causa all’ex  per ottenere un aumento o una riduzione degli alimenti può prima rivolgersi all’Anagrafe tributaria, gestita dall’Agenzia delle Entrate, per sapere quanto guadagna il precedente coniuge.

È dunque lecito, e non necessita di autorizzazioni, spiare i redditi dell’ex senza perciò violare la legge. A chiarirlo sono ormai numerosi tribunali, ultimo dei quali il Tar Lazio con una recente sentenza [1].

Come spiare la dichiarazione dei redditi dell’ex marito o moglie

Come già avevano sancito qualche mese fa prima il Tar Campania [2], poi il Tar Puglia [3] (leggi in merito Come sapere quanto guadagna l’ex marito) e infine il Tar Lombardia [4] (leggi Posso avere la dichiarazione dei redditi del coniuge dal fisco?), anche in questo caso si stabilisce il diritto di ogni persona, che si sia separata o abbia in animo di farlo, di ottenere dall’Agenzia delle Entrate la possibilità di visionare le dichiarazioni dei redditi dell’ex coniuge. E ciò al fine di intentare, nei suoi confronti, un giudizio per ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento.

Ricordiamo infatti che, sebbene la sentenza di separazione e quella di divorzio, come tutte le altre pronunce dei giudici, hanno dei termini massimi per essere appellate (30 giorni dalla pubblicazione della sentenza di primo grado) o impugnate in Cassazione (60 giorni dalla sentenza di appello), nulla esclude però che, in un successivo momento, possano essere oggetto di revisione. La revisione è possibile però solo se sopraggiungono fatti nuovi e imprevisti rispetto a quelli valutati dal giudice al momento della separazione o del divorzio. In buona sostanza si devono essere verificate delle nuove circostanze tali da incidere sulla ricchezza dell’ex marito o dell’ex moglie.

Ebbene, visto che, in assenza di tali presupposti, il tribunale non può accogliere la richiesta di revisione dell’assegno di mantenimento, è giusto accordare il diritto – a chi vuol agire in causa – di sapere a cosa va incontro piuttosto che giocare “a mosca cieca”. E così è suo diritto accedere all’Anagrafe tributaria per sapere se l’ex lavora ancora, se lo stipendio è rimasto immutato o se invece ha ottenuto delle promozioni.

Come fare a conoscere la dichiarazione dei redditi dell’ex?

Per ottenere l’accesso all’Anagrafe tributaria non c’è neanche bisogno dell’autorizzazione preventiva del giudice. Questa è almeno la linea sposata dai tribunali citati in apertura.

In passato alcuni giudici avevano ritenuto che l’accesso ai database del fisco sarebbe possibile solo con un’autorizzazione preventiva del tribunale, il quale però la rilascia solo dopo l’avvio della causa di revisione dell’assegno di mantenimento. Questa tesi prestava il fianco a una grossa critica: costringendo la parte ad avviare il giudizio ben poteva succedere che questa intraprendesse le vie legali senza avere alcuna certezza dei propri sospetti. Risultato: si andava incontro al rischio di soccombenza e all’obbligo di pagare le spese processuali all’avversario.

Invece, secondo il nuovo orientamento, l’interessato può interfacciarsi direttamente con l’Agenzia delle Entrate senza dover prima ottenere il nulla osta dal tribunale. In questo modo, è ben possibile l’accesso alle dichiarazioni dei redditi e ai rapporti bancari della controparte prima di intentare la causa, in modo da non fare un “buco nell’acqua”. Il tutto perché con il nuovo Codice del processo amministrativo si può parlare di un vero e proprio diritto all’accesso agli atti amministrativi da parte di chi ha un interesse qualificato.

Tempi di risposta

L’Agenzia delle Entrate deve fornire la risposta entro 30 giorni dalla richiesta. In assenza bisogna rivolgersi al Tar e presentare un ricorso contro il diniego o contro il silenzio. Bisognerà quindi instaurare un apposito giudizio.

note

[1] Tar Lazio, sez. Latina, sent. n. 29/2019.

[2] Tar Campania, sent. n.7288/18, sent. n.  5763/18.

[3] Tar Puglia, sent. n. 94/2017.

[4] Tar Lombardia, sent. n. 2024/2018.

Uomo e donna che coltivano soldi, autore immagine Darko 1981


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