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Residenza quando decade

14 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Febbraio 2019



In quali casi può avvenire la cancellazione anagrafica dalla popolazione residente nel Comune: irreperibilità, trasferimento e altre ipotesi.

Ti sei dovuto assentare dalla tua abitazione per lavoro per parecchio tempo: considerato che il tuo trasferimento era temporaneo e non definitivo, non hai effettuato alcun cambio di residenza. Ora che sei tornato, però, temi che, a causa della tua irreperibilità prolungata, il tuo Comune ti abbia cancellato dalla popolazione residente.

Il tuo ex inquilino è andato via dalla casa che gli avevi affittato molto tempo fa, e si è trasferito chissà dove: recandoti presso il tuo Comune, tuttavia, hai scoperto che risulta ancora regolarmente residente presso la tua abitazione.

Allora la residenza quando decade? Il Comune, tramite i vigili, deve eseguire delle verifiche periodiche per stabilire se la residenza di una persona iscritta all’anagrafe è cambiata? Il proprietario di un’abitazione affittata può segnalare al Comune che l’inquilino non abita più lì? Che cosa succede se in occasione del censimento in casa non viene trovato nessuno? E se non si ritirano le raccomandate, o ci si toglie la cassetta della posta, si può essere segnalati in quanto irreperibili?

Proviamo a fare chiarezza sui casi nei quali può avvenire la cancellazione anagrafica dalla popolazione residente nel Comune.

Quando può essere cancellata la residenza?

La cancellazione anagrafica dalla popolazione residente nel Comune può avvenire nei seguenti casi:

  • morte;
  • emigrazione in un altro comune o all’estero;
  • trasferimento del domicilio in un altro comune, nel caso di persone senza fissa dimora;
  • irreperibilità al censimento o accertata;
  • per i cittadini stranieri, appartenenti uno Stato non europeo, mancato rinnovo della dichiarazione di dimora abituale nel comune.

Se mi assento per studio o per lavoro decade la residenza?

L’assenza temporanea dal comune nel quale si risulta residenti, se ci si trova in un’altra città o all’estero per motivi di studio, di lavoro o per altre eventuali cause di durata limitata, non produce effetti sul riconoscimento della residenza.

In pratica, la residenza non decade se ti assenti, per periodi limitati, per motivi di studio, di lavoro, o per altri motivi di durata temporanea.

Come funziona la cancellazione della residenza per morte?

Un’ulteriore causa di cancellazione anagrafica dalla popolazione residente nel Comune è, ovviamente, la morte del cittadino. Ma che cosa devono fare i parenti del defunto? Devono richiedere la sua cancellazione all’anagrafe del comune di residenza?

In caso di morte (anche dichiarata giudizialmente), i familiari del defunto non devono comunicare niente all’ufficio anagrafe: è compito dell’ufficiale dello Stato Civile, difatti, comunicare il decesso all’ufficio anagrafe competente. Quanto osservato vale anche se la residenza risulta in un comune diverso dal luogo del decesso.

Come funziona la cancellazione della residenza per trasferimento in altro comune?

Nel caso in cui ci si trasferisca in un altro comune, si viene cancellati dall’anagrafe della popolazione residente del comune di provenienza. Il cittadino deve comunicare il trasferimento al nuovo comune d’iscrizione, che si occupa di comunicare il cambio di residenza all’ufficio anagrafe del precedente comune.

Il comune di provenienza conclude il procedimento di cancellazione entro 2 giorni lavorativi dal ricevimento della pratica dal nuovo comune di iscrizione.

Per quanto riguarda le persone senza fissa dimora, la cancellazione per trasferimento avviene in seguito allo spostamento del domicilio in un altro comune.

Come funziona la cancellazione della residenza per trasferimento all’estero?

Se un cittadino italiano si trasferisce all’estero per un periodo superiore ad un anno, può iscriversi all’Aire, cioè all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.

Nel caso in cui a trasferirsi da un comune italiano all’estero sia un cittadino dell’Unione Europea (cioè comunitario) o appartenente a uno Stato terzo (cioè extracomunitario), il cittadino straniero deve dichiarare l’indirizzo di nuova residenza. Quanto osservato vale anche se lo straniero, comunitario o extracomunitario, deve rientrare nel suo Paese d’origine.

Anche in questi casi, il procedimento di cancellazione viene concluso entro 2 giorni lavorativi dal ricevimento della dichiarazione presentata dall’interessato.

Come funziona la cancellazione della residenza per irreperibilità al censimento?

La residenza decade anche nel caso in cui sia stata accertata l’irreperibilità del cittadino, a seguito delle operazioni del censimento generale della popolazione. Attenzione, però: se, per una sfortunata coincidenza, non si è presenti in casa al momento del censimento, non per questo si viene automaticamente cancellati dall’anagrafe.

L’ufficio dell’anagrafe, difatti, invita gli iscritti all’anagrafe del comune a presentarsi entro un determinato termine (di solito entro 30 giorni) nel competente ufficio comunale, per confermare la dimora abituale nel comune, con dichiarazione scritta. L’invito è spedito tramite raccomandata con avviso di ricevimento, il cui periodo di giacenza è pari a 30 giorni, e l’originale della comunicazione è depositato presso la casa comunale. Solo se non ci si presenta entro il termine la residenza decade per cancellazione dall’anagrafe.

Come funziona la cancellazione della residenza per irreperibilità accertata?

La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente può avvenire anche quando, a seguito di ripetute verifiche, nell’arco di 365 giorni, l’interessato sia sempre risultato irreperibile.

Ma in quali casi il comune può verificare la reperibilità? Si fanno controlli a campione? Chi esce da casa la mattina presto e torna la sera tardi perché deve lavorare rischia di perdere la residenza?

Le verifiche sulla reperibilità non avvengono a campione, ma il procedimento può essere avviato d’ufficio, oppure su segnalazione del cittadino o di un esercente la funzione pubblica.

Il procedimento può essere avviato d’ufficio quando, ad esempio, il Comune non riesce ripetutamente a notificare un atto. L’irreperibilità può essere segnalata anche da chi svolge un servizio pubblico: pensiamo al caso del postino che non trova il nominativo dell’interessato nel citofono, o nella cassetta delle lettere; oppure al caso della società che fornisce elettricità, gas, o acqua, o della compagnia telefonica, quando verifica che le bollette tornano ripetutamente indietro e l’interessato non effettua consumi da mesi.

Il cittadino, poi, può segnalare l’irreperibilità in diverse ipotesi, ad esempio nel caso in cui l’inquilino abbia lasciato l’abitazione da mesi, ma non risulti aver cambiato la residenza.

In questi casi, la segnalazione può essere effettuata presentando al comune il modulo di mancata dimora, accompagnato dalla copia di un documento di identità, attraverso una delle seguenti modalità:

  • inviando una comunicazione all’indirizzo e-mail o all’indirizzo pec del comune;
  • via posta, all’indirizzo del comune;
  • recandosi direttamente presso l’ufficio anagrafe del comune.

La cancellazione per irreperibilità comporta la perdita del diritto di voto e l’impossibilità di ottenere certificazione anagrafica e i documenti di riconoscimento.

Il procedimento di cancellazione viene concluso solo dopo ripetute verifiche che abbiano dato esito negativo, in un periodo minimo di 365 giorni.

Come funziona la cancellazione della residenza per mancato rinnovo della dichiarazione di dimora abituale?

I cittadini stranieri iscritti all’anagrafe hanno l’obbligo di presentare al comune la dichiarazione di dimora abituale entro 60 giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno.

La dichiarazione deve essere presentata, insieme alla copia del nuovo permesso, attraverso una delle seguenti modalità:

  • inviando una comunicazione all’indirizzo e-mail o all’indirizzo pec del comune;
  • via posta, all’indirizzo del comune;
  • recandosi direttamente presso l’ufficio anagrafe del comune.

Se passano 180 giorni dalla scadenza del permesso di soggiorno, senza che lo straniero abbia rinnovato la dichiarazione di dimora abituale, questi viene invitato dall’ufficio anagrafe ad esibire il permesso di soggiorno rinnovato, rendendo contemporaneamente la dichiarazione di dimora abituale.

La cancellazione avviene trascorsi 30 giorni dalla ricezione di questo invito da parte dell’interessato, senza che questi abbia presentato la documentazione richiesta.

Che cosa succede se si decade dalla residenza?

La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente comporta:

  • la perdita del diritto di voto;
  • l’impossibilità di ottenere la carta d’identità, i certificati anagrafici ed altri documenti;
  • la cancellazione dall’assistenza sanitaria.

Si può ripristinare la residenza?

In caso di cancellazione, la posizione anagrafica può essere ripristinata con una nuova richiesta di iscrizione all’anagrafe dello stesso Comune.


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4 Commenti

  1. Un dubbio che ho sempre avuto: i senza dimora dove hanno la residenza? Cioè se una persona vive sotto un ponte…come fa a ricevere comunicazioni ecc?

    1. La legge dice che le persone senza fissa dimora possono ottenere una residenza anagrafica vincolata al possesso di un domicilio, cioè di un posto dove si vive in maniera stabile ma che non deve per forza essere un’abitazione: può trattarsi, infatti, di una stazione ferroviaria, di una panchina in un parco, di una via, di uno scantinato. Secondo la Corte di Cassazione, l’iscrizione anagrafica non è un provvedimento concessorio, ma è un diritto per il cittadino e un obbligo per l’ufficiale d’anagrafe: pertanto, la natura del posto in cui si vive non può essere un impedimento per l’iscrizione all’anagrafe di un Comune. Tale ufficio deve limitarsi a registrare la presenza stabile di una persona sul territorio comunale, anche se si trova ad essere senza fissa dimora o vive nel vagone di un treno abbandonato. Il diretto interessato può iscriversi con una residenza fittizia o virtuale utilizzando un indirizzo inesistente, cioè dichiarando di abitare in una via che, in realtà, in quel paese o città non esiste.

    1. Il detenuto che è stato condannato, anche se non in maniera definitiva (ad esempio, con sentenza di primo grado ancora appellabile), ha diritto a richiedere il cambio di residenza, fissandolo appunto nel luogo ove sta scontando la pena. Si badi bene: il cambio di residenza per il detenuto condannato è un diritto, non un obbligo. Questo significa che il detenuto ha il diritto di conservare la propria residenza nel luogo ove abitava prima di essere rinchiuso. Questo accade perché la detenzione non è uno stato volontario, ma coattivo, obbligato: il soggetto che sta in carcere vi sta contro la sua volontà, in ottemperanza ad un precetto di legge. Puoi approfondire questo argomento leggendo il nostro articolo: Dove ha la residenza il detenuto. Clicca qui per leggerlo https://www.laleggepertutti.it/271875_dove-ha-la-residenza-il-detenuto

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