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Tutor e autovelox: come fare ricorso contro la multa

13 Febbraio 2019


Tutor e autovelox: come fare ricorso contro la multa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2019



Tutti i casi in cui la contravvenzione è nulla secondo la Cassazione. Per fare ricorso è necessario impugnare la multa entro 30 giorni al giudice di pace o entro 60 al prefetto.

Non c’è un solo motivo per fare ricorso contro una multa: quando la contravvenzione è elevata attraverso tutor e autovelox sono numerosi gli adempimenti che la polizia e le autorità locali devono rispettare affinché il verbale sia valido. Non c’è solo l’obbligo di porre il cartello di preavviso a una distanza ragionevole dalla postazione con gli agenti e di curarne la visibilità, ma anche quello di sottoporre l’apparecchio a revisione annuale, bloccare il conducente e, laddove impossibile, indicare le ragioni per cui si è proceduto alla contestazione differita. C’è poi il divieto di spedire le multe oltre 90 giorni da quando l’infrazione è stata commessa e farlo all’indirizzo di residenza o, in caso di momentanea assenza, con deposito all’ufficio postale previo invio di una ulteriore raccomandata informativa.

Con cadenza quotidiana, la giurisprudenza emette sentenze che spiegano come fare ricorso contro una multa dell’autovelox o del tutor. Delle ultime e più interessanti pronunce daremo qui di seguito conto.

Tutor e autovelox vanno sempre segnalati

È necessario che il cartello che avvisa gli automobilisti della presenza di un tutor o un autovelox – ancorché spento – sia posto a una ragionevole distanza dalla postazione. «Ragionevole» significa che deve esserci lo spazio sufficiente per frenare dolcemente, senza creare rischi di tamponamenti. È del resto questa la ragione per cui è necessaria la segnaletica. Lo stesso cartello va ripetuto dopo ogni intersezione e superati 4 km; diversamente la multa è nulla. 

Non solo: il cartello deve indicare quale tipo di apparecchio è presente ai margini o a cavallo della strada. Deve cioè spiegare se si tratta di un autovelox o di un tutor. Di solito, la segnaletica si limita a dire, nel primo caso, che il sistema di controllo avviene tramite rilevamento della velocità istantanea mentre, nel secondo caso, tramite rilevamento della velocità media. 

A stabilirlo è il Codice della strada [1]: «Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente Codice. Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del Ministro dei Trasporti, di concerto con il Ministro dell’Interno».

Il giudice di pace di Frosinone, proprio di recente [2], ha stabilito che in tema di sanzioni amministrative per eccesso di velocità rilevate tramite tutor, ai fini della validità del verbale, è necessaria la presenza della segnaletica di preventiva informazione agli automobilisti in transito circa il posizionamento del sistema di rilevamento. Tale circostanza non deve però essere riportata sul verbale.

Secondo la Cassazione [3] la prova dell’esistenza del cartello con l’avviso non deve essere fornita dall’automobilista ma dall’amministrazione in caso di ricorso. Quindi al trasgressore basta sollevare l’eccezione davanti al giudice di pace senza doversi preoccupare di documentare con fotografie quanto detto. 

Dopo alcune incertezze interpretative, la Suprema Corte ha affermato [4] che, nel caso in cui, dopo il cartello con l’avviso, vi siano incroci, detto cartello deve essere ripetuto a beneficio delle automobili provenienti dall’intersezione. Diversamente la multa è nulla.

Autovelox automatici non sempre legittimi

La regola vuole che, accanto all’autovelox, vi debba sempre essere la pattuglia della polizia affinché questa possa fermare il conducente e contestargli subito la violazione. Ciò al fine di consentire a quest’ultimo l’immediato esercizio del diritto alla difesa, senza dover poi far ricorso al giudice con aggravi di spese. Ad esempio, il conducente potrebbe addurre uno stato di necessità (come il trasporto di un malato grave in ospedale) che lo ha costretto a superare i limiti. Tale regola, della cosiddetta «contestazione immediata» non ammette eccezioni in città dove, ad ogni autovelox, deve essere sempre associato un verbalizzante e l’immediato stop dell’automobilista. Ne deriva l’illegittimità degli autovelox che operano in modalità automatica, ossia senza la presenza dell’agente accanto.

Sono previste tuttavia delle deroghe quando ragioni di traffico e di viabilità non consentono di bloccare il trasgressore. In particolare, la multa può essere elevata con contestazione differita (ossia tramite spedizione del verbale a casa dell’automobilista) su tutte le autostrade e sulle strade extraurbane principali. Qui infatti tutor e autovelox funzionano in modalità automatica, senza operatori.

Invece sulle “strade extraurbane secondarie” e su quelle “urbane a scorrimento” la contestazione differita è possibile solo se autorizzata da un decreto del prefetto. Gli estremi di tale decreto devono essere riportati sul verbale a pena di nullità. E non basta riportare il numero e l’anno del decreto, ma i poliziotti devono anche indicare quali sono le concrete ragioni che hanno impedito la contestazione immediata. A riguardo i giudici supremi [5] hanno spesso detto che non basta, alla polizia, giustificare la mancata contestazione dell’automobilista richiamandosi al semplice esonero contenuto nel decreto prefettizio, ma deve indicare anche le concrete ragioni pratiche (ad esempio: strada troppo stretta che non consente la sosta delle auto sul margine destro; rilevamento della velocità con apparecchio che accerta l’andatura solo dopo che il mezzo è passato con impossibilità di predisporre una seconda pattuglia, ecc.).

La Cassazione [6] ha chiarito che se la strada non ha le caratteristiche minime per definirsi “a scorrimento”, con o senza il verbale del prefetto, la multa elevata con l’autovelox senza contestazione immediata è nulla. 

La strada urbana a scorrimento quali caratteristiche deve avere? L’articolo 2 del Codice della strada prevede che tali tratti abbiano carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, un’eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso regolate da semafori. Per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni e uscite concentrate. Pertanto, è illegittimo il provvedimento prefettizio che autorizza l’installazione di autovelox, per rilevare l’andatura dei veicoli, su una strada urbana priva delle caratteristiche appena indicate ed emanato solo per “far cassa”. 

Se poi l’ordinanza del prefetto indica il lato della strada ove è possibile l’accertamento automatico della velocità, è illegittimo il verbale elevato nel senso opposto di marcia.

Autovelox e tutor: obbligo di taratura

Oltre all’omologazione, che deve essere rilasciata all’atto del collaudo dell’autovelox o del tutor, l’amministrazione ha l’obbligo di sottoporre l’apparecchio a taratura annuale. Si tratta di un check-up periodico volto a verificarne il corretto funzionamento. Il verbale deve indicare necessariamente la data dell’ultima taratura in modo da non scaricare l’onere del controllo sull’automobilista. Quest’ultimo ha diritto a chiedere di verificare gli atti amministrativi che attestano tale accertamento.

Spetta all’amministrazione, in caso di contestazione, dimostrare sia l’omologazione che la taratura. Per gli autovelox e tutor utilizzati su autostrade, la taratura deve avvenire in autodromi appositi. 

Secondo la Corte [7], la dimostrazione del corretto funzionamento della misurazione non può essere fornita con le certificazioni di omologazione e conformità: senza le verifiche periodiche «degrada in assoluta incertezza» il rilevamento della velocità, che costituisce un elemento valutabile oltre che misurabile. 

Multa da spedire entro 90 giorni dall’infrazione

Affinché il verbale sia valido, deve risultare che tra il giorno dell’infrazione e quello in cui la polizia ha portato all’ufficio postale la busta per la spedizione non siano decorsi più di 90 giorni. E ciò a prescindere poi da quanto tempo abbia impiegato il portalettere a recapitare la raccomandata. 

Poteri della Polizia municipale

La Polizia municipale ha il potere di accertare le infrazioni al Codice della strada consumate sull’intero territorio comunale e, quindi, anche su strade statali esterne al centro abitato. Dunque, gli accertamenti compiuti in tale territorio «debbono ritenersi legittimi sotto il profilo della competenza dell’organo accertatore».  Lo ha chiarito la Cassazione [8].

La legge [9] stabilisce che «gli addetti al servizio di polizia municipale esercitano le loro funzioni istituzionali nel territorio di competenza». Sulla base di ciò, gli Ermellini aggiungono che il Codice della strada [10] (riferito alla direzione e predisposizione dei servizi di polizia stradale) demanda al ministero dell’Interno il coordinamento dei relativi servizi, tra cui «la prevenzione e l’accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale», con eccezione delle attribuzioni dei Comuni circa i centri abitati. Pertanto, la Corte ribadisce che gli agenti e ufficiali di Polizia municipale, essendo «organi di Polizia giudiziaria con competenza estesa all’intero territorio comunale», «hanno il potere di accertare le violazioni in materia di circolazione stradale punite con sanzioni amministrative pecuniarie in tutto il territorio, anche quindi, su strade statali al di fuori del centro abitato».

Ebbene, la Polizia municipale ha il potere di accertare le infrazioni al Codice della strada nell’ambito del territorio comunale e dunque, gli accertamenti compiuti in tale territorio debbono ritenersi legittimi sotto il profilo della competenza dell’organo accertatore: infatti, l’organizzazione, la direzione e il coordinamento di detto servizio, sono elementi che rimangono esterni dall’attività di accertamento rimanendo ininfluenti sulla competenza.

Come fare ricorso contro la multa?

Per fare ricorso contro la multa ci sono due vie.

La prima è il ricorso al prefetto che va inoltrato con raccomandata entro 60 giorni dal ricevimento della multa. La raccomandata può essere spedita al comando della polizia, con l’onere per quest’ultimo di inoltrarla al prefetto. In tale ipotesi il prefetto deve esprimersi entro 180 giorni. Oppure può essere inviata direttamente al prefetto che, in tal caso, dovrà dare risposta entro 210 giorni (il maggior termine è per consentire all’autorità di chiedere chiarimenti alla Polizia). La mancata risposta del prefetto nei termini appena detti implica accoglimento: significa che il ricorso è stato accolto.

La seconda via è il ricorso al giudice di pace che invece va depositato (anche con raccomandata indirizzata alla relativa cancelleria) entro 30 giorni dalla notifica della violazione. Non richiede l’assistenza di un avvocato.

Il ricorso al prefetto è gratuito, ma non presenta le garanzie di un organo terzo e imparziale come il giudice; pertanto vi si può ricorrere quando i vizi del verbale sono palesi e non necessitano di interpretazioni (si pensi alla multa inviata dopo 90 giorni).

Il ricorso al giudice di pace sconta il contributo unificato di circa 40 euro e richiede spesso la partecipazione a più di un’udienza.

note

[1] Cod. strada art. 142, co. 6 bis.

[2] GDP Frosinone, sent. n. 1213/18 del 19.11.2019.

[3] Cass. ord. n. 1661/19 del 22.01.2019. 

[4] Cass. ord. n. 30664/2018.

[5] Cass. ord. n. 24214/18 del 4.10.2018.

[6] Cass. sent. n. 4090/19.

[7] Cass. sent. n. 24796/18.

[8] Cass. ord. n. 3839/19.

[9] Art. 3 l. n. 65/1986.

[10] Art. 11, comma 3, c.d.s.


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