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A chi notificare la sentenza di divorzio

7 Marzo 2019 | Autore:


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Sentenza di divorzio: a cosa serve la notifica? La sentenza può essere notificata all’avvocato di controparte? Dopo quanto tempo passa in giudicato?

La legge italiana non parla mai di divorzio, ma di scioglimento del matrimonio o, qualora l’unione sia stata contratta con rito concordatario, di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio. La conseguenza principale del divorzio è lo scioglimento definitivo del vincolo di coniugio e la restituzione alle parti della libertà di stato, che consente loro di poter contrarre nuove nozze. Dal divorzio, però, derivano altre importanti conseguenze, quali l’obbligo di corrispondere un assegno all’ex coniuge economicamente più debole; non cessano, poi, i doveri nei confronti della prole. Il divorzio viene sancito con sentenza dal giudice del tribunale territorialmente competente, il quale, al ricorrere dei presupposti di legge, stabilisce definitivamente lo scioglimento dell’unione e le condizioni successive che dovranno essere rispettate. Trattandosi di sentenza a tutti gli effetti, anche quella di divorzio è soggetta alle previsioni normative generali che riguardano tutte le altre sentenze; pertanto, anch’essa può essere notificata da una parte all’altra. Se questo argomento ti interessa perché stai affrontando in prima persona un divorzio oppure solamente perché ti appassionano le questioni di diritto, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme a chi notificare la sentenza di divorzio.

Divorzio: cos’è?

Prima di spiegare a chi notificare la sentenza di divorzio vorrei spendere solamente due parole circa il divorzio. Come già anticipato, si tratta di un istituto giuridico che consente di porre termine al vincolo matrimoniale: in parole povere, il divorzio rappresenta l’esatto opposto del matrimonio. Quando ti sposi, contrai un vincolo giuridico a tutti gli effetti, dal quale derivano diritti ma anche obblighi, tipo quello all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione, alla fedeltà.

Lasciando da parte i doveri nei confronti dei figli, che sopravvivono integri alla fine dell’unione, il divorzio è l’unico modo per sciogliere il rapporto di coniugio, restituendo la libertà di stato che è presupposto fondamentale per potersi risposare.

Quando si può divorziare?

La legge elenca tutta una serie di circostanze in cui si può divorziare: si tratta di cause molte serie, tipo la condanna del coniuge a pena superiore ai quindici anni, il tentato omicidio del coniuge o del figlio, il matrimonio non consumato [1]. La ragione prevalente del divorzio, però, è una: la precedente pronuncia di separazione personale. Secondo la legge, è possibile presentare ricorso per ottener il divorzio quando è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale.

Nello specifico, nel caso in cui i coniugi siano già separati, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.

Sentenza divorzio: a cosa serve la notifica?

Fatte queste dovute premesse, vediamo ora a chi si notifica la sentenza di divorzio. Fatto ricorso al tribunale competente (che, per legge, è quello del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio [2]), accertate tutte le condizioni per la pronuncia il giudice si esprime con un provvedimento che scioglie definitivamente il matrimonio, sancendo al contempo le future condizioni a cui dovranno attenersi i coniugi, tipo il versamento dell’assegno divorzile e l’affidamento della prole.

Al termine del processo, dunque, il giudice emana una sentenza pienamente vincolante dalle parti; questa pronuncia, come ogni altra, è soggetta al regime previsto dal codice di procedura civile in tema di passaggio in giudicato. Una sentenza passa in giudicato quando non è più impugnabile dalle parti: di conseguenza, una sentenza di divorzio diviene definitiva quando la parte che ne ha interesse non può più impugnarla, oppure lo ha fatto ma i gradi di giudizio sono terminati.

Secondo il codice di procedura civile, la sentenza di divorzio (così come le altre) passa in giudicato decorsi sei mesi dalla sua pubblicazione, cioè dal deposito della stessa presso la cancelleria del tribunale adito che ha pronunciato la sentenza: si tratta del cosiddetto termine lungo per il passaggio in giudicato [3]. Tuttavia, se la parte che ne ha interesse (che, in genere, è colei che risulta vittoriosa dal giudizio) provvede alla notifica della sentenza all’altra, essa diviene definitiva se, entro trenta giorni (termine breve) [4], non viene impugnata.

La notifica della sentenza di divorzio serve, dunque, ad accelerare la definitività delle sue statuizioni: se non venisse notificata, infatti, occorrerebbe attendere ben sei mesi prima che la stessa possa essere ritenuta inattaccabile. Per dovere di precisione va comunque specificata un’altra cosa: per legge, le condizioni di divorzio stabilite in sentenza inerenti alle prestazioni economiche (assegno divorzile) e alla prole (affidamento, mantenimento, ecc.), sono sempre suscettibili di revisione qualora sopravvengano giustificati motivi [5]. In altre parole, se una delle parti ritiene di dover modificare l’entità dell’assegno divorzile oppure di disporne la revoca, oppure ancora che la prole debba stare con i genitori a condizioni diverse in ragione del sopravvenire di giustificati motivi, può ricorrere al tribunale e chiedere la modifica delle condizioni stabilite nella sentenza di divorzio.

Possiamo pertanto dire che la notifica della sentenza di divorzio assume un valore leggermente ridotto rispetto alla notifica di una qualsiasi altra sentenza, visto che il passaggio in giudicato della pronuncia non preclude del tutta la sua revisione.

Sentenza divorzio: a chi si notifica?

La sentenza di divorzio può essere validamente notificata all’avvocato costituitosi in giudizio per la parte. In poche parole, se hai interesse a notificare la sentenza di divorzio affinché essa possa passare in giudicato il prima possibile, potrai farlo comunicando la stessa direttamente al difensore dell’ex coniuge; questo perché, nel processo civile, ogni parte elegge domicilio presso il suo difensore: pertanto, ogni comunicazione sarà perfettamente valida se fatta all’avvocato stesso. Oggi, grazie al processo civile telematico, notificare una sentenza è molto semplice: basterà che il tuo avvocato estragga dal portale copia informatica del provvedimento, ne attesti la conformità e la invii attraverso la sua pec all’indirizzo di posta elettronica certificata del collega di controparte. Così facendo, dal giorno successivo decorreranno i trenta necessari al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio.

Sentenza divorzio: notifica a cura della cancelleria

Notificare una sentenza di divorzio significa consentire l’accelerazione dei tempi affinché essa passi in giudicato. L’avvocato che notifica la sentenza alla controparte ne velocizza il passaggio in giudicato, avendo parte avversa soli trenta giorni per proporre appello. Ma non solo: tale adempimento è importante anche ai fini dell’annotazione della sentenza di divorzio presso l’ufficio dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio. La legge dice che la sentenza di divorzio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l’ha emessa, all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le incombenze di legge. Sempre secondo la legge, lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio hanno efficacia, a tutti gli effetti civili, solamente dal giorno dell’annotazione della sentenza [6].

Si tratta di una disposizione importantissima, in quanto statuisce che la sentenza di divorzio diviene realmente e pienamente efficace (salvo le disposizioni d’urgenza adottate già alla prima udienza presidenziali, le quali sono efficaci sin da subito: è il caso dell’obbligo di versare l’assegno all’altro coniuge o dell’affidamento della prole) solamente dopo che: sia passata in giudicato; sia stata annotata dell’ufficiale dello stato civile del Comune ove fu inizialmente trascritto il matrimonio. È con l’annotazione nei registri comunali, quindi, che la coppia può dirsi definitivamente libera; tale annotazione, però, può essere effettuata solamente dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio. Da notare come la legge oneri la cancelleria del tribunale a notificare la sentenza, oramai definitiva, all’ufficiale dello stato civile competente.

Notifica sentenza divorzio: quando è inutile?

Una sentenza (anche una di divorzio) passa in giudicato sempre e comunque, a prescindere dalla notifica: se essa manca, il termine sarà più lungo, e cioè di sei mesi anziché di trenta giorni. Chi ha interesse ad accelerare la definitività della sentenza può farsi parte diligente e provvedere alla notifica alla controparte, o meglio al suo difensore.

È possibile che entrambi gli ex coniugi abbiano interesse a riacquistare la libertà di stato il prima possibile: in questa ipotesi, per evitare l’incrocio di notifiche, possono entrambi recarsi in tribunale e firmare un’apposita dichiarazione. Di cosa si tratta? Te lo spiego subito. Nel caso in cui le parti, non avendo alcun interesse ad impugnare la sentenza, manifestino la volontà i conseguire il passaggio in giudicato della stessa, possono recarsi in Tribunale (per la precisione, presso la cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza) e sottoscrivere una dichiarazione “per acquiescenza e rinuncia all’impugnazione”: in tal modo, la sentenza passerà immediatamente in giudicato e non sarà impugnabile. È prassi di alcuni tribunali, nel caso di divorzio su ricorso congiunto, far firmare l’atto di acquiescenza direttamente in udienza, subito dopo aver accolto le richieste delle parti.

note

[1] Art. 3, legge n. 898 del 1970.

[2] Art. 4, legge n. 898 del 1970.

[3] Art. 327 cod. proc. civ.

[4] Art. 325 cod. proc. civ.

[5] Art. 9, legge n. 898 del 1970.

[6] Art. 10, legge n. 898 del 1970.

Autore immagine: Unsplash.com


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