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Spiagge e stabilimenti: salta la riforma

15 Dicembre 2017 | Autore:
Spiagge e stabilimenti: salta la riforma

Le nuove norme in tema di concessioni demaniali marittime dovranno attendere. La riforma su spiagge e stabilimenti si risolve, per ora, in un nulla di fatto

Era in atto, oltre che quasi in dirittura di arrivo, la riforma in tema di concessioni di spiagge e stabilimenti balneari. Si auspicavano, infatti, nuove regole al fine di rendere conforme la normativa italiana in tema di concessioni del demanio marittimo ai principi di derivazione comunitaria.  Ci si riferisce, in particolare, alla nota Direttiva Bolkenstein del 2006 sulla cosiddetta liberalizzazione dei servizi [1]. La riforma, però, dovrà attendere; così come – per saperne di più – dovranno attendere i concessionari ed i cittadini. Per il momento, infatti, la cosiddetta legge sulle spiagge non vedrà la luce e, almeno fino alla prossima legislatura, la riforma delle concessioni balneari non verrà approvata. A renderlo noto è stato un recente comunicato (del 13.12.2017) dei senatori del Partito Democratico che stavano tentando di approvare il disegno di legge entro la fine di questa legislatura. L’idea, infatti, era quella di approvare subito la riforma, onde porre definitivamente fine al vuoto normativo di cui molti si lamentano. La riforma, invece, al momento è saltata. Complici la delicatezza della materia e l’ostruzionismo di alcune forze politiche, il tentativo del governo di adeguare le concessioni balneari alla direttiva europea Bolkestein, si è risolto – per il momento – in un nulla di fatto. Ora la palla passerà al prossimo governo, che dovrà comunque risolvere rapidamente la questione, in quanto la maggior parte delle attuali concessioni balneari hanno scadenza il 31 dicembre 2020. Tale notizia, ovviamente, ha inasprito il dibattito in materia. Quella del demanio marittimo, in verità, è una tematica molto complessa e frastagliata sulla quale si potrebbe versare un “mare” di inchiostro. Evidente, inoltre, la portata economica e sociale dell’argomento, che attualmente rappresenta la priorità per moltissimi imprenditori e gestori di spiagge e stabilimenti balneari. Si rammenti, infatti, che la nostra penisola si sviluppa su oltre 7500 km di coste, ove si riversano ogni anno migliaia di persone pronte a “prendere d’assalto” località marittime e stabilimenti balneari. Questa “macchina di produzione”, oltre a rappresentare un’importante fetta del Pil nazionale, offre opportunità di lavoro all’intero tessuto sociale prospiciente l’area costiera.

Ciò posto, vediamo quali sono i punti più salienti della questione e quali le tanto discusse  novità  in tema di concessioni per finalità turistiche e ricreative delle spiagge demaniali.

Demanio marittimo: le regole sulle concessioni

Bocciato (ormai da tempo) il cosiddetto sistema di rinnovo automatico delle concessioni, le nuove norme prevedono procedure di selezione più rispettose della concorrenza e della libertà di stabilimento. Dunque, a partire dal 2020 (anno che segna la fine del periodo transitorio per le concessioni in essere), le concessioni marittime dovrebbero essere interessate da procedure competitive e selettive. Si aprirà, quindi, una gara nella quale potranno risultare vincitori tanto i concessionari uscenti che le nuove imprese specializzate nel settore. Verranno, dunque, premiati i migliori imprenditori, vale a dire coloro che saranno in grado di elevare lo standard qualitativo dei servizi offerti nella propria impresa balneare, garantendo al contempo il rispetto dell’ambiente.

Demanio marittimo: rispetto dell’ambiente e niente barriere

Tra le novità di rilievo, la riforma sulle concessioni del demanio marittimo prevede un meccanismo premiale per gli stabilimenti a basso impatto ambientale e che prevedono più servizi per i disabili.

Demanio marittimo: il principio dell’affidamento

La riforma in tema di concessioni demaniali marittime, in presenza di determinate condizioni, non potrà “travolgere” il lavoro e la professionalità acquisiti negli anni dai “concessionari abituali”. Le nuove regole, infatti, dovranno garantire il rispetto di determinati principi. Ci si riferisce, in particolare, alla tutela del cosiddetto legittimo affidamento, di quanti – ad esempio – confidando nella durata della concessione demaniale hanno posto in essere tutta una serie di rilevanti investimenti pro futuro. Gran parte degli attuali concessionari, infatti, sono preoccupati di veder vanificati gli sforzi “di una vita”, compiuti in lunghi anni di lavoro finalizzati alla creazione del valore economico degli stabilimenti balneari.

La salvaguardia degli attuali livelli occupazionali

Importantissima, inoltre, anche la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, ove le risorse naturali disponibili sono scarse. Ed infatti, l’obbligo di ricorrere a procedure selettive per la scelta dei candidati delle concessioni demaniali marittime sussisterà soltanto «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili» [2].

Garanzie e trasparenza sui canoni

Chi subentrerà nella concessione di un bene demaniale marittimo e dunque nella gestione di uno stabilimento balneare, dovrà assicurare forme di garanzia a chi cede la concessione. Molto discusso è, attualmente, il divieto di prevedere un indennizzo per chi perde lo stabilimento a seguito di una gara. La riforma, poi, introdurrà tre categorie di beni oggetto di concessione e una quota dei canoni della categoria di maggior valenza andrà, oltre che alla Regione di riferimento, anche ai Comuni, in ragione dei costi sostenuti per la gestione amministrativa del demanio marittimo, da destinare al sostegno delle attività del settore turistico ricreativo. I Comuni costieri, inoltre, avranno l’obbligo di rendere pubblici, tramite i propri siti internet, i dati concernenti l’oggetto delle concessioni e i relativi canoni, nonché l’obbligo per i concessionari di pubblicizzare tali dati sui propri siti internet, stabilendo la relativa disciplina sanzionatoria amministrativa. 


note

[1] Direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE.

[2] L’art. 12 della direttiva prevede che «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento”. In tali casi “l’autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami».

Autore Immagine: Pixabay.com


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