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Contratto: le clausole da non firmare

13 Febbraio 2019
Contratto: le clausole da non firmare

Le condizioni generali di contratto che maggiormente limitano i diritti di un cliente.

Un contratto che hai firmato qualche mese fa contiene delle clausole molto impegnative. I tuoi diritti di consumatore ne risultano fortemente limitati. Te ne sei accorto solo adesso: troppo tardi per tirarti indietro. Ora, alle insistenti richieste di controparte, vorresti replicare sostenendo di non esserti reso conto dei rischi cui andavi incontro: un po’ per via della tua scarsa conoscenza della legge e del linguaggio giuridico adoperato, un po’ a causa della lunghezza del documento e dei caratteri minuscoli adoperati. Sarebbe stato assurdo pensare che lo avresti letto tutto.

Ebbene, l’aver accettato un contratto “sulla fiducia” o sulle rassicurazioni verbali avute dalla controparte non può esonerare il cittadino dagli impegni assunti con la sottoscrizione della scrittura privata. «I patti devono essere rispettati», dicevano i latini; e questo principio vale ancora oggi. È bene quindi sapere in anticipo, già prima di accettare un contratto, le clausole da non firmare.

Qui di seguito ti forniremo qualche indicazione in merito: individueremo quali sono le insidie legali che spesso si nascondono nelle scritture private (moduli, formulati, contratti, condizioni generali di contratto, ecc.) e in quali casi è meglio trattare sul loro contenuto e quando, invece, soprassedere. Questo potrebbe darti la possibilità di valutare con più attenzione se sei davanti a un contratto capestro consentendoti di non impegnarti in obbligazioni particolarmente svantaggiose.

Ma procediamo con ordine.

Ci si può tirare indietro da un contratto firmato in buona fede?

La legge non scusa l’ignoranza. E questo vale anche in ambito civile, quando si tratta di firmare i contratti. Per cui, se non capisci il contenuto di una clausola non hai possibilità di invocare la tua buona fede: resti obbligato all’atto sottoscritto.

La legge giustifica solo l’errore “scusabile”, determinato ad esempio dal comportamento doloso della controparte o caduto su aspetti che, non per propria colpa, non si conoscevano.

Ci si può rifiutare di firmare una singola clausola?

Di solito, quando si firmano i contratti con grosse società (si pensi a quelle del telefono o della luce), il consumatore viene messo dinanzi a una alternativa secca: o firmare e accettare tutto il contenuto del contratto così come predisposto unilateralmente dal fornitore, oppure non firmare. Non c’è, in altri termini, la possibilità di trattativa. In tal caso, posta la sostanziale debolezza del consumatore, la legge individua una serie di casi in cui le clausole più impegnative – dette vessatorie – per essere valide richiedono una seconda firma oltre a quella apposta a fine documento. In assenza di questa, la singola clausola non accettata è inefficace. Il Codice civile individua quali sono le clausole vessatorie [1]; ulteriore elencazione è prevista dal Codice del consumo [2]. Il Codice civile prevede la validità delle clausole vessatorie solo se c’è la seconda firma; il Codice del consumo invece ne prevede la nullità quando una delle due parti è un consumatore.

Quando invece si ha a che fare con un altro privato o comunque con un’azienda piccola, c’è sempre modo di intervenire sulle clausole del contratto “personalizzandolo”. In altri termini è possibile contrattare per ottenere la cancellazione o la modifica della clausola ritenuta svantaggiosa. Chiaramente è necessario adoperarsi prima della firma del contratto.

Quali sono le clausole di un contratto da non firmare?

Di solito le clausole a cui bisogna prestare attenzione sono:

  • clausola solve et repete: è forse la peggiore di tutte le clausole. Essa consiste nel divieto di sollevare eccezioni in merito all’esecuzione del contratto (ad esempio un inadempimento) se prima non è stato versato il corrispettivo pattuito. In altri termini prima si paga e solo dopo, eventualmente, si chiede il rimborso. Questa clausola finisce per costringere la parte a ricorrere quasi sempre al giudice. Difatti, una volta ottenuti i soldi è difficile che l’avversario possa restituirli con le buone, a semplice richiesta;
  • clausola riserva di foro: con questa clausola – che però non ha mai valore nei confronti dei consumatori – la controparte ti sta obbligando, nel caso in cui tra voi dovesse sorgere una controversia, a rivolgerti a un tribunale diverso rispetto a quello che sarebbe competente per legge. Lo può fare. E di solito viene scelto un tribunale lontano alla tua residenza, per scoraggiarti;
  • clausola di rinnovo automatico: presente in moltissimi contratti, questa clausola prevede l’automatico rinnovo del contratto se non lo disdici entro un termine prefissato. Attento: entro la scadenza la raccomandata con la disdetta deve arrivare al destinatario (non conta cioè la data di spedizione). Quindi agisci con anticipo in modo da prevenire i ritardi della posta; oppure utilizza una posta elettronica certificata;
  • penale: sempre più spesso gli abbonamenti prevedono delle durate minime con obbligo di pagamento di una penale per chi disdice in anticipo. La legge non lo vieta: dice solo che la penale non può essere sproporzionata rispetto all’economia del contratto;
  • diritto di recesso: in alcuni contratti una delle parti si riserva il diritto di recedere in qualsiasi momento, previa comunicazione all’altro. Succede ad esempio con le banche, quando si accorgono che le condizioni economiche del cliente volgono al peggio. In questi casi però alcuni giudici hanno ritenuto nulle tali previsioni in quanto accorderebbero alla parte un potere eccessivo;
  • diritto di cessione dei dati: si sente oggi parlare spesso di privacy e di tutela dei dati personali. Alcune società si riservano il diritto di cedere i tuoi dati a terzi, di solito collaboratori, società di recupero crediti o altre aziende collegate. In tal caso puoi sempre sapere chi è in possesso dei tuoi dati e per quali finalità. In alcuni casi la cessione dei dati è funzionale all’esecuzione del contratto, per cui opporti non ha alcun senso;
  • clausola compromissoria: in alcuni contratti – specie quelli tra società o con associazioni sportive – si stabilisce che tutte le controversie devono essere devolute, piuttosto che al giudice, ad arbitri privati. I quali acquisiscono così lo stesso potere di un magistrato e la loro decisione – il lodo – vale come una sentenza. Questa forma di giustizia privata, del tutto legale, è però particolarmente costosa. Se firmi questa clausola, insomma, non potrai mai rivolgerti a un giudice.

note

[1] Art. 1341 cod. civ. Sono considerate vessatorie le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria.

[2] Art 33 cod. consumo sono vessatorie le clausole che:

  • escludono o limitano la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
  • escludono o limitano le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
  • escludono o limitano l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;
  • prevedono un impegno definitivo (irrevocabile) del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista e’ subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;
  • riconoscono al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentono al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
  • consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso (ciò tranne nel caso di giusta causa, documentabile);
  • prevedono l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che lo stesso non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto (perché per esempio contenute in un allegato non mostrato);
  • stabiliscono che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione (sono escluse le indicizzazioni previste dalla legge, qualora il meccanismo di variazione sia ben descritto);
  • riservano al professionista il potere di accertare (secondo il proprio insindacabile giudizio) la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o gli conferiscono il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
  • limitano la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinano l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
  • limitano o escludono l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore (ossia la facoltà di rifiutarsi di adempiere un’obbligazione se l’altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria);
  • consentono al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;
  • sanciscono a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità’ giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
  • prevedono l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. E’ fatto salvo il disposto dell’articolo 1355 del codice civile;
  • stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore.

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