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Scivolo per la pensione

14 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Febbraio 2019



Isopensione, assegno straordinario, Ape sociale, volontario e aziendale, Rita, prepensionamento Quota 100: quali sono e come funzionano gli scivoli pensionistici.

Si sente spesso parlare dello scivolo per la pensione: di che cosa si tratta? Sono chiamati scivoli per la pensione quei trattamenti , come l’assegno straordinario, l’Ape e l’Isopensione, che offrono un sostegno economico al lavoratore sino alla data in cui matura i requisiti per la pensione.

Con lo scivolo, in pratica, l’interessato può uscire dal lavoro in anticipo, senza per questo ritrovarsi senza reddito né pensione. In alcuni casi, come avviene per il cosiddetto prepensionamento Quota 100 , ci si può “pensionare” anche 8 anni prima (questa prestazione, infatti, può essere erogata a coloro ai quali mancano non più di 3 anni per la pensione con Quota 100, che può essere riconosciuta sino a 5 anni prima del compimento dell’età pensionabile) ; l’Isopensione e l’assegno straordinario consentono di uscire dal lavoro con 7 anni di anticipo, con un importo molto vicino alla pensione spettante. Grazie alla Rita, addirittura, si può ottenere un assegno 10 anni prima di maturare i requisiti per la pensione, anche se la possibilità è riservata soltanto agli iscritti alla previdenza complementare.

Ma quali sono, nel dettaglio, gli scivoli pensionistici, chi può accedervi e come funzionano?  Proviamo a fare chiarezza.

Isopensione

L’isopensione è uno scivolo pensionistico istituito dalla Legge Fornero nel 2012 [1], recentemente modificato,  che consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 7 anni senza perdere la retribuzione.

Non si tratta di un vero e proprio pensionamento anticipato, anche se la prestazione a cui il lavoratore ha diritto è vicina al trattamento di pensione spettante: si tratta, invece, di una prestazione previdenziale a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità.

Possono beneficiare dell’Isopensione i lavoratori in esubero che:

  • sono occupati presso aziende che hanno mediamente più di 15 dipendenti, ai quali manchino non più di 7 anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione;
  • sono oggetto di un accordo sindacale aziendale per l’uscita volontaria degli esuberi (con le organizzazioni comparativamente più rappresentative);
  • concludono un ulteriore accordo con l’impresa, con cui si fornisce il consenso alla cessazione del rapporto (il consenso non è necessario solo in caso di licenziamenti collettivi).

Oltre all’Isopensione, erogata mensilmente, al lavoratore sono anche accreditati i contributi previdenziali spettanti sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia (a seconda del trattamento che il lavoratore può ottenere per primo).

Assegno straordinario di prepensionamento

Per i lavoratori di alcune imprese che aderiscono ai fondi bilaterali (ad oggi, aziende destinatarie dei fondi di Credito ordinario, Credito cooperativo, Esattoriali, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, imprese assicuratrici, società di assistenza e del Trentino, coinvolte in processi di ristrutturazione o riorganizzazione) può essere erogato, se previsto dagli accordi di costituzione del fondo, un assegno straordinario per il sostegno al reddito: la prestazione, meglio nota come prepensionamento, è riconosciuta nelle procedure di agevolazione all’esodo dei dipendenti.

L’assegno straordinario, come l’Isopensione, può essere ottenuto dai dipendenti che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro 7 anni.

L’assegno straordinario è pari all’importo della pensione spettante alla data di cessazione del rapporto di lavoro, compresa la quota di pensione calcolata sulla base della contribuzione mancante per il diritto alla pensione di vecchiaia.

Ape volontario

Un altro scivolo introdotto di recente è l’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario: questo strumento consente l’uscita dal lavoro sino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, il cosiddetto prestito pensionistico, un finanziamento che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

Il trattamento è esentasse: ciò significa che l’assegno ricevuto mensilmente a titolo di Ape non ha trattenute tributarie, non essendo gravato dalle imposte.

L’Ape volontario, per quanto riguarda l’importo dell’assegno, può arrivare:

  • al 75% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • all’80% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • all’85% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • al 90% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è inferiore a 12 mesi.

L’Ape volontario determina un taglio della futura pensione: la penalizzazione non è soltanto dovuta ai costi di restituzione di prestito pensionistico, ma anche all’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza e al contributo per il fondo di garanzia.

Ape aziendale

L’Ape aziendale consiste nella possibilità, per il datore di lavoro, di incentivare l’esodo dei dipendenti ai quali non mancano più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia, offrendo un contributo che serva ad abbassare i costi dell’Ape volontario.

Nello specifico, il datore di lavoro può, con il consenso del lavoratore dipendente interessato dall’esodo, incrementare la somma dei contributi accreditati a quest’ultimo, versando un contributo all’Inps in un’unica soluzione al momento della richiesta dell’Ape.

Il contributo non deve essere inferiore, per ciascun anno o sua frazione di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, all’importo della contribuzione volontaria basata sulla retribuzione percepita dal lavoratore prima del pensionamento (per approfondire: Come calcolare i contributi volontari).

Il contributo aggiuntivo serve ad incrementare la misura della pensione che il lavoratore riceve una volta terminata la fruizione dell’Ape, abbassando in questo modo l’incidenza sulla prestazione delle rate di restituzione del prestito finanziario.

Ape sociale

L’Ape sociale ha un meccanismo molto simile all’Ape volontario, in quanto accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino all’età per la pensione di vecchiaia: il costo dell’anticipo pensionistico, però, è a carico dello Stato, e l’importo dell’assegno è uguale a quello della futura pensione, con un massimo di 1500 euro mensili.

Le categorie beneficiarie dell’Ape sociale sono i disoccupati di lungo corso, i caregiver, gli invalidi dal 74% e gli addetti ai lavori gravosi: disoccupati, caregiver e invalidi dal 74% ottengono l’anticipo con almeno 30 anni di contributi, mentre per gli addetti ai lavori gravosi ne occorrono 36. Le donne hanno diritto a una riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’Ape sociale è stata prorogata al 2019: possono cioè richiederla coloro che maturano i requisiti utili sino al 31 dicembre 2019.

Rita

La Rita,  rendita integrativa anticipata, è una prestazione di previdenza complementare, che affianca la pensione principale e ne integra l’importo, e può essere erogata sino a 10 anni prima della data di maturazione della pensione principale.

Ne hanno diritto gli iscritti alla previdenza complementare che risultano disoccupati da almeno 24 mesi, possiedono almeno 20 anni di contributi e maturano entro 5 anni i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Inoltre, la rendita può essere richiesta con un anticipo di 10 anni rispetto alla data di maturazione dei requisiti della pensione principale, nell’ipotesi in cui l’anticipo decennale sia previsto dallo statuto o dal regolamento del fondo di previdenza complementare a cui il lavoratore aderisce.

La pensione integrativa è finanziata attraverso il conferimento del Tfr (trattamento di fine rapporto) al fondo di previdenza complementare e attraverso il versamento di contributi supplementari.

Prepensionamento quota 100

Il prepensionamento quota 100 offre la possibilità di uscire dal lavoro ai dipendenti in esubero ai quali non manchino più di 3 anni per raggiungere la pensione con quota 100. In sostanza, ci si può pensionare con quota 94, ossia con soli 59 anni di età e 35 anni di contributi: si tratta di una nuova possibilità prevista dal decreto pensioni [2].

Con la quota 94 si ottiene non una vera e propria pensione, ma un assegno di prepensionamento, molto simile all’Isopensione e all’assegno straordinario: in pratica, si tratta di una prestazione di accompagnamento alla pensione, d’importo pari, o molto vicino, al futuro trattamento spettante.

Il nuovo assegno di prepensionamento può essere richiesto dai lavoratori ai quali non mancano più di 3 anni per raggiungere la pensione quota 100, se appartenenti a un’azienda che aderisce ad un ente bilaterale e che ha sottoscritto appositi accordi sindacali.

Il pensionamento anticipato è finanziato sia dall’azienda che dal fondo interprofessionale a cui aderisce; ad ogni prepensionamento deve poi seguire un’assunzione incentivata: il provvedimento della pensione quota 100 3 anni prima, per questo motivo, è stato ribattezzato “staffetta generazionale”.

Possono prepensionare i lavoratori senza assumerne di nuovi, comunque, le aziende in crisi.

note

[1] L. 92/2012.

[2] DL 4/2019.


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