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Stipendio e pensione: cumulo del reddito

14 Febbraio 2019 | Autore:
Stipendio e pensione: cumulo del reddito

In quali casi il pensionato ha il divieto di cumulare il reddito derivante dal lavoro dipendente col reddito di pensione?

Sino a una decina di anni fa, percepire una pensione assieme a uno stipendio, o a un reddito da lavoro, non era possibile: la pensione riconosciuta, difatti, doveva essere decurtata in base ai redditi di lavoro prodotti nell’anno, in modo differente a seconda del trattamento spettante. Solo con una legge del 2008 [1], infatti, è stato abolito il divieto di cumulo tra reddito di lavoro e pensione, rendendo così possibile sommare le due tipologie di reddito in modo pieno. Lo stop al divieto di cumulo non ha effetto, però, per tutte le pensioni: per alcuni trattamenti, come le prestazioni per invalidità e indirette, continuano ancora ad applicarsi i limiti di cumulo con i redditi derivanti dall’attività lavorativa. Nuovi limiti sono stati poi introdotti per chi ha diritto alla pensione anticipata precoci e per gli aventi diritto alla pensione con quota 100, trattamento che può essere ottenuto dal 2019.

Ad oggi quali pensioni non possono essere sommate, in tutto o in parte, al reddito di lavoro? Facciamo il punto della situazione su stipendio e pensione: cumulo del reddito, quali trattamenti possono essere tagliati.

Pensione anticipata precoci

In primo luogo, è presente un divieto di cumulo assoluto tra il reddito di lavoro ed il reddito di pensione, nel caso in cui la prestazione riconosciuta sia la cosiddetta pensione anticipata per i lavoratori precoci.

Nel dettaglio, il trattamento liquidato dall’Inps non può essere sommato al reddito percepito per lo svolgimento di un’attività lavorativa, ad esempio allo stipendio, o ai compensi per lavoro autonomo, per il periodo che va dalla decorrenza della pensione anticipata precoci, sino alla data in cui sarebbero maturati i requisiti per la pensione anticipata ordinaria.

A questo proposito, è opportuno ricordare che la pensione anticipata dei lavoratori precoci si ottiene con 41 anni di contributi, mentre la pensione anticipata ordinaria con 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Il cumulo tra redditi di lavoro e di pensione, di conseguenza, è vietato in modo assoluto per un periodo massimo di 1 anno e 10 mesi per gli uomini e di 10 mesi per le donne.

Dal 2019, a queste pensioni si applica una finestra mobile di 3 mesi; gli adeguamenti alla speranza di vita sono bloccati sino al 31 dicembre 2026.

Pensione di reversibilità

Un limite di cumulo parziale, tra reddito di pensione e reddito derivante dall’attività lavorativa, si applica se l’interessato percepisce una prestazione di reversibilità o indiretta, cioè una pensione ai superstiti: la prestazione riconosciuta dall’Inps è ridotta:

  • del 25% se il reddito del pensionato supera 3 volte il trattamento minimo, ossia se supera i 20.007,39 euro annui, per il 2019 (considerando che dal 2019 il trattamento minimo sale a 513, 01 euro mensili);
  • del 40%, se il reddito del pensionato supera il trattamento minimo di 4 volte, ossia se supera i 26.676,52 euro annui, per il 2019;
  • del 50% se il reddito del pensionato supera il trattamento minimo di 5 volte, ossia se supera i 33.345,65 euro annui, per il 2019.

Assegno ordinario d’invalidità

Se il beneficiario dell’assegno ordinario d’invalidità (che spetta, in presenza di almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio, se la capacità lavorativa dell’interessato è ridotta a meno di un terzo) percepisce redditi di lavoro, l’assegno è decurtato del 25% se il reddito derivante dall’attività lavorativa supera di 4 volte il trattamento minimo, mentre è dimezzato se lo supera di 5 volte.

L’assegno ordinario d’invalidità, sull’eventuale parte eccedente il trattamento minimo, può subire un’ulteriore decurtazione, corrispondente:

  • al 50% della quota eccedente il minimo, se il reddito percepito è di lavoro dipendente;
  • al 30% della quota eccedente il minimo, se il reddito percepito è di lavoro autonomo.

Questa seconda riduzione non può superare l’importo del reddito prodotto, e non si può applicare se l’invalido possiede almeno 40 anni di contributi; la decurtazione non si applica in presenza di particolari condizioni [2].

Pensione d’invalidità o inabilità specifica

Se l’interessato percepisce una pensione d’invalidità o inabilità specifica (ad esempio la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro), subisce il solo taglio dell’eventuale parte del trattamento eccedente il minimo (quindi oltre i 513,01 euro mensili), che corrisponde alla seconda riduzione dell’assegno d’invalidità.

Se la pensione non è un trattamento d’invalidità o indiretto, ma è calcolata utilizzando il sistema integralmente contributivo, può essere sommata in misura piena con i redditi da lavoro solo se risulta verificata almeno una delle seguenti condizioni, alla decorrenza della prestazione:

  • l’interessato risulta possedere i requisiti previsti per la pensione di vecchiaia precedenti alla Legge Fornero;
  • l’interessato risulta in possesso dei requisiti previsti per la pensione di anzianità (con e senza quote) precedenti alla Legge Fornero.

Pensione d’inabilità

La pensione per assoluta e permanente inabilità all’attività lavorativa non è cumulabile con alcun tipo di reddito di lavoro.

Ape sociale

Se il lavoratore risulta percettore dell’Ape sociale, ossia dell’anticipo pensionistico a carico dello Stato, può cumulare il trattamento con redditi derivanti da lavoro dipendente e collaborazioni sino a 8mila euro annui, e con redditi di lavoro autonomo sino a 4800 euro annui.

Quota 100

Infine, per quanto riguarda i lavoratori che dal 2019 percepiranno la nuova pensione anticipata con quota 100 (la misura sarà operativa a breve), è appena entrato in vigore un divieto di cumulo parziale con i redditi di lavoro: in particolare, il reddito di pensione non è cumulabile con i redditi derivanti da lavoro dipendente o autonomo, mentre è cumulabile con i compensi derivanti da lavoro autonomo occasionale, non superiori a 5mila euro all’anno.

Il limite di cumulo parziale si applicha sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, cioè sino ai 67 anni del pensionato.


[1] L.133/2008.

[2] Indicate dall’art.10 D.lgs. 503/1992 e dalla circolare Inps 197/2003.

note

[1] Art. 19 L.133/2008.


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