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Disobbedienza civile: cos’è e quando è ammessa?

14 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Febbraio 2019



Disobbedienza civile e obiezione di coscienza: differenze e profili comuni. Quando l’obiezione di coscienza è ammessa?

L’Italia è uno Stato di diritto: ciò significa che nessuno è al di sopra della legge; tutti, anche i vertici politici, anche il Presidente della Repubblica e quelli di Camera e Senato devono rispettare la legge italiana al pari di qualsiasi altro cittadino. Si tratta di un principio comune a tutte le democrazie moderne: solamente nelle vecchie monarchie e nelle dittature ci sono persone che possono sfuggire impunemente ai precetti normativi. Tuttavia, devi sapere che anche oggi è possibile, in casi eccezionali, disobbedire alla legge; occorre però distinguere dalla disobbedienza “legalizzata” a quella vera e propria: nella prima rientrano le ipotesi di obiezione di coscienza che, in realtà, sono forme di disobbedienza tollerata, anzi ammessa dalla legge. Ciò non vale per la disobbedienza civile vera e propria, che consiste nel rifiuto di sottostare ad una legge o di applicare una data norma. Nei paragrafi successivi ti spiegherò cos’è e quando è ammessa la disobbedienza civile.

Disobbedienza civile: cos’è?

Come suggerisce il nome, la disobbedienza civile consiste nel rifiuto di rispettare una legge che, secondo la propria intima convinzione, si ritiene ingiusta o illegittima. Un esempio di disobbedienza civile è quella posta in essere da alcuni sindaci che hanno deciso non applicare il decreto sicurezza laddove nega l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo, complicando loro l’ accesso ad alcuni servizi essenziali (scuola, sanità, ecc.).

In pratica, la disobbedienza civile si concretizza nella volontà di non rispettare un precetto di legge, nonostante questo sia valido e pienamente vincolante; i motivi del rifiuto non possono essere futili, ma devono provenire da una profonda convinzione dell’illegittimità della legge violata: ad esempio, un ladro non è un disobbediente civile nei confronti della norma che punisce il furto.

La disobbedienza civile deve il suo nome al fatto che si traduce in una ribellione pacifica nei confronti di alcuni precetti dell’ordinamento giuridico: se l’opposizione si manifestasse in forma violenta, si avrebbe una vera e propria resistenza armata.

Obiezione di coscienza: cos’è?

L’obiezione di coscienza, come la disobbedienza civile, consiste nel sottrarsi ad un obbligo imposto dalla legge: classico esempio è quello di rifiutare l’obbligo di leva (oramai non più in vigore) perché si è profondamente contrari alla guerra o all’utilizzo delle armi. La fondamentale differenza tra obiezione di coscienza e disobbedienza civile sta nel fatto che la prima è stata oramai “legalizzata”, nel senso che oggi è la legge a dire quando si può fare obiezione di coscienza. Altra importante differenza tra obiezione di coscienza e disobbedienza legale sta nel fatto che, di solito, la prima è posta in essere da un singolo, mentre la seconda rappresenta una vera e propria ribellione da parte di più persone, tutte accomunate dalla convinzione che il precetto sia moralmente inaccettabile.

Obiezione di coscienza: quando è ammessa?

L’obiezione di coscienza è ammessa per legge nei seguenti casi:

  • Fino a che è stato in vigore, nei confronti dell’obbligo di leva [1];
  • per il personale sanitarioed esercente le attività ausiliarie, nei riguardi del compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’ interruzione della gravidanza [2];
  • per medici, ricercatori, personale sanitario, professionisti laureati, tecnici ed infermieri e studenti universitari, nei confronti delle attività sperimentali con animali [3].

Disobbedienza civile: è ammessa dalla legge?

La disobbedienza civile, in quanto atto di ribellione proveniente da più persone nei confronti di una o più leggi ritenute in conflitto con i principi morali propri e dell’intera società, non è contemplata dal nostro ordinamento. In altre parole, a differenza dell’obiezione di coscienza, intesa quale rifiuto del singolo di obbedire ad una norma che contrasta con la propria morale, non esistono casi in cui essa sia legittimata; d’altronde, se lo fosse, non sarebbe più una vera disobbedienza.

Ciò non significa che non si registrino casi di disobbedienza civile, soprattutto nei confronti di norme ritenute antidemocratiche o, comunque, contrarie allo spirito di libertà e solidarietà proprio della Costituzione italiana. La disobbedienza civile, anche se non autorizzata, è sempre un fenomeno da non sottovalutare, in quanto è indice rivelatore di uno stato di disagio vissuto dai cittadini nei confronti della legge: la disobbedienza civile in qualche modo delegittima l’ordinamento giuridico, nella misura in cui una parte dei cittadini non si rispecchia nei principi di fondo della normativa contestata.

note

[1] Legge n. 772/72.

[2] Legge n. 194/78.

[3] Legge n. 413/93.

Autore immagine: Unsplash.com


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