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Part-time: come cambiare l’orario di lavoro

15 Febbraio 2019 | Autore:
Part-time: come cambiare l’orario di lavoro

Quali sono le procedure per variare l’orario lavorativo per i dipendenti a tempo parziale: clausole elastiche, cambio di orario permanente.

Il lavoratore dipendente part-time, al contrario del lavoratore a tempo pieno o full time, svolge l’attività con un orario lavorativo ridotto rispetto all’orario ordinario.

Normalmente, l’orario ordinario è pari a 40 ore settimanali (come previsto dal decreto sull’orario di lavoro [1]); alcuni contratti collettivi, però, prevedono un orario ordinario inferiore, ad esempio 38 o 36 ore settimanali. In questo caso, è considerato in regime di part-time chi svolge un orario inferiore a quello ordinario stabilito dal contratto collettivo.

Nel contratto di lavoro di un dipendente part-time, la collocazione dell’orario deve essere indicata in modo preciso, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.

Il datore di lavoro non ha la libertà di variare l’orario di un dipendente part-time a suo piacimento: tuttavia, può beneficiare di una certa flessibilità oraria nel caso in cui il lavoratore presti il suo consenso alle cosiddette clausole elastiche. Datore e dipendente, in ogni caso, possono accordarsi per una variazione stabile dell’orario lavorativo.

Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sull’attività part-time: come cambiare l’orario di lavoro.

Si può cambiare l’orario part time?

Nel contratto di lavoro a tempo parziale devono essere indicate le ore di attività in maniera precisa e puntuale, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese o all’anno.

Il datore di lavoro non ha la possibilità di modificare a suo piacere la collocazione temporale della prestazione lavorativa o di aumentare le ore di lavoro, a meno che non esistano dei preventivi accordi, le cosiddette clausole elastiche: queste clausole possono essere stipulate da datore e dipendente in sede protetta, oppure essere previste dal contratto collettivo; in ogni caso devono sempre essere pattuite per iscritto.

Se la modifica dell’orario part-time non è temporanea ma definitiva, o comunque è prevista stabilmente per un certo periodo di tempo, datore e lavoratore possono accordarsi, per iscritto, per cambiare l’orario. Se la modifica dell’orario è dal tempo pieno al tempo parziale, la prova del consenso del lavoratore al cambio di regime orario può essere desunta anche da fatti concludenti: ad esempio, se il lavoratore si attiene al nuovo orario senza opporre rifiuto, il suo comportamento vale come consenso e può sostituire la firma di un patto scritto.

La modifica dell’orario va comunicata al centro per l’impiego?

La variazione dell’orario di lavoro deve essere comunicata al centro per l’impiego, con modello Unilav, solo se c’è un passaggio dal tempo parziale al tempo pieno, o viceversa.

Se, invece, l’orario cambia, ma resta ridotto, non si deve effettuare nessuna comunicazione al centro per l’impiego.

Come funzionano le clausole elastiche?

Le clausole elastiche sono delle pattuizioni che consentono all’azienda di aumentare o variare l’orario lavorativo.

Dal 25 giugno 2015 (data di entrata in vigore del testo unico dei contratti [2]), non è più possibile, per l’azienda, indicare direttamente nel contratto part time le clausole elastiche, se queste non sono previste nel contratto collettivo applicato, anche di secondo livello, o non sono state concordate in sede protetta col lavoratore.

In sostanza, le clausole elastiche:

  • possono essere previste dal contratto collettivo, anche territoriale o aziendale, e stipulate per iscritto col lavoratore;
  • se non previste dal contratto collettivo, datore e lavoratore possono pattuirle in sede protetta.

Per quanto concerne l’accordo col lavoratore in sede protetta, questo deve essere convalidato davanti ad una commissione di certificazione (ci sono commissioni di certificazione operative presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro, in sede sindacale e anche presso i consigli provinciali dei consulenti del lavoro).

L’aumento delle ore lavorative nell’accordo, inoltre, deve prevedere una maggiorazione della paga oraria, per il dipendente, pari almeno al 15% della retribuzione oraria globale di fatto: non ci può essere dunque nessun aumento del carico di lavoro, se non è previsto un aumento della paga oraria. Secondo la fondazione studi consulenti del lavoro, la maggiorazione oraria deve essere applicata anche nelle ipotesi di sola variazione della collocazione della prestazione, senza aumento delle ore.

È previsto anche un preavviso minimo da fornire al dipendente pari a 2 giorni.

Le clausole elastiche devono prevedere, a pena di nullità:

  • le condizioni e le modalità con le quali il datore di lavoro, con preavviso minimo di 2 giorni lavorativi, può modificare la collocazione temporale dell’attività e variarne in aumento la durata;
  • la misura massima dell’aumento orario, che non può eccedere il limite del 25% della normale prestazione annua a tempo parziale.

Il dipendente part time può fare gli straordinari?

Il Testo unico dei contratti stabilisce che il lavoratore a tempo parziale può svolgere prestazioni di lavoro straordinario, nei limiti previsti dal decreto sull’orario di lavoro [1].

Nel dettaglio, se nel contratto collettivo mancano apposite previsioni, il ricorso al lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore, per un periodo che non superi le 250 ore annuali.

Salvo diversa disposizione del contratto collettivo, il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario è in aggiunta ammesso in relazione a:

  • casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità di fronteggiarle attraverso l’assunzione di altri lavoratori;
  • casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo grave e immediato, o a un danno alle persone o alla produzione;
  • eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate all’attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o simili, predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli uffici competenti, e in tempo utile alle rappresentanze sindacali aziendali.

Il lavoro straordinario deve essere calcolato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dal contratto collettivo di lavoro. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.

note

[1] D.lgs. 66/2003.

[2] D.lgs. 81/2015.


5 Commenti

  1. Salve. il mio datore di lavoro mi ha fatto una proposta di co.co.co. mi potete spiegare come funziona questo contratto? in cosa consiste?

    1. Ciao Ugo! Le norme relative al contratto di collaborazione coordinata e continuativa si limitano, infatti, a disciplinare: questioni di carattere processuale: la legge equipara il contratto di collaborazione coordinata e continuativa – per quanto riguarda la disciplina processuale – al lavoro subordinato ed estende a questa tipologia contrattuale le norme sul processo del lavoro; la legge, quando il contratto di collaborazione coordinata e continuativa presenta alcune caratteristiche che lo avvicinano ancora di più al lavoro subordinato, fa scattare la disciplina del lavoro dipendente.
      Per il resto, dunque il contratto di collaborazione coordinata e continuativa non ha una forma specifica né contenuti minimi che deve possedere per legge. Nella prassi tale contratto contiene almeno i seguenti elementi: le generalità dell’azienda committente; le generalità del collaboratore coordinato e continuativo; il tempo di esecuzione del contratto: a tempo indeterminato o con un termine massimo; il recesso ossia la facoltà delle parti di uscire dal contratto prima del termine. Si tenga conto che il c.d. Jobs Act degli autonomi prevede che sia nulla la clausola del contratto che prevede il recesso del committente senza un congruo preavviso a favore del collaboratore; il compenso corrisposto dal committente al collaboratore, le modalità di erogazione, norme sui rimborsi spese, etc.; l’attività, i servizi, le opere che il collaboratore si impegna a realizzare per il committente; una clausola sulla privacy e la gestione dei dati personali; una clausola sulla riservatezza.

  2. Buonasera. Come si calcola la decorrenza del preavviso di 2 giorni per l’utilizzo delle clausole elastiche?

    Es. il MARTEDì il datore di lavoro mi comunica che GIOVEDì il mio orario di lavoro cambierà avvalendosi della clausola elastica.

    Nei due giorni è compreso il giorno stesso della comunicazione della variazione? O ne vanno contati due a partire dal giorno della comunicazione (nell’esempio: avrebbe dovuto comunicarmelo il lunedì così da avere il martedì&mercoledì di preavviso)???

    Grazie a chi saprà rispondere.

    1. Per saperne di più sull’orario di lavoro, leggi i nostri articoli:
      -Chi decide l’orario di lavoro? https://www.laleggepertutti.it/232500_chi-decide-lorario-di-lavoro
      -Come calcolare l’orario di lavoro? https://www.laleggepertutti.it/232506_come-calcolare-lorario-di-lavoro
      -Co.co.co: devo rispettare un orario di lavoro? https://www.laleggepertutti.it/148146_co-co-co-devo-rispettare-un-orario-di-lavoro
      -L’orario di lavoro del dipendente pubblico: vari casi https://www.laleggepertutti.it/266628_lorario-di-lavoro-del-dipendente-pubblico-vari-casi
      -Part-time: come cambiare l’orario di lavoro https://www.laleggepertutti.it/275002_part-time-come-cambiare-lorario-di-lavoro
      -Riduzione orario di lavoro per motivi di salute https://www.laleggepertutti.it/283019_riduzione-orario-di-lavoro-per-motivi-di-salute
      Per l’analisi della tua situazione specifica puoi richiedere una consulenza ai professionisti del nostro network cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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