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Il tradimento: conseguenze legali

4 Marzo 2019 | Autore:
Il tradimento: conseguenze legali

Adulterio: conseguenze giuridiche della violazione del dovere di fedeltà. Quando c’è addebito della separazione? C’è diritto al risarcimento del danno?

Con il matrimonio i coniugi decidono liberamente di contrarre un vincolo giuridico dal quale derivano diritti e doveri: tra questi ultimi v’è quello alla coabitazione, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia, alla fedeltà. La violazione di quest’ultimo obbligo è una delle principali cause di separazione: il coniuge tradito che non riesce o non vuole perdonare può rivolgersi ad un avvocato per chiedere la separazione personale, magari con addebito. Il tradimento, quindi, rappresenta una delle più vistose violazioni dei doveri che nascono dal matrimonio: dal suo compimento può derivare la legittimazione a chiedere la separazione. Il codice civile dice infatti che la separazione può essere chiesta quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Il tradimento, quindi, non è solamente un fatto sociale di particolare gravità, ma anche un evento al cui verificarsi seguono determinati effetti giuridici. Se questo argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme quali sono le conseguenze legali del tradimento.

Dovere di fedeltà coniugale: cos’è?

Per comprendere quali sono le conseguenze legali del tradimento devo necessariamente parlarti del dovere di fedeltà che deriva dal vincolo matrimoniale. Devi sapere, infatti, che tale obbligo non è legato solamente alla sfera sessuale, ma ha una portata ben più ampia. Secondo la Suprema Corte, l’obbligo della fedeltà è da intendere non soltanto come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi [1].

Secondo i giudici, quindi, il concetto di fedeltà fa rima con quello di lealtà e, pertanto, impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro l’infedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda.

Il tradimento, pertanto, almeno nella sua forma classica di relazione o rapporto extraconiugale, è soltanto una delle possibili forme di violazione del dovere di fedeltà coniugale che incombe per legge in capo alle parti.

Tradimento: cosa comporta?

Fatte le dovute precisazioni, sicuramente il tradimento comporta, quale conseguenza legale, il diritto per il coniuge che l’ha subito di rivolgersi al giudice per chiedere la separazione personale; ed infatti, la giurisprudenza è praticamente unanime nel ritenere che l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenti una violazione particolarmente grave, tanto da determinare, normalmente, l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Non solo: secondo la Corte di Cassazione, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale legittima anche la richiesta di addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale [2].

Sempre secondo la Suprema Corte, grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà, l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà [3].

Così un’altra pronuncia: «La reiterata violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave dell’obbligo della fedeltà coniugale, che, determinando formalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi di regola causa della separazione personale dei coniugi e quindi sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile» [4]. Il tradimento è talmente grave che è irrilevante che il coniuge tradito avesse accettato passivamente il primo tradimento [5].

Tradimento: cosa succede se non c’è adulterio?

Abbiamo detto che il dovere di fedeltà coniugale può essere infranto anche con condotte che non si sostanzino nella concreta consumazione di un rapporto con una persona diversa dal coniuge; in altre parole, il tradimento che ha conseguenze legali non si identifica necessariamente con l’adulterio vero e proprio.

Secondo la Corte di Cassazione, anche un’infedeltà meramente platonica giustifica la richiesta di separazione con addebito: all’interno di un rapporto di coniugio, la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia, che si traduce nell’obbligo di non ledere la dignità e il decoro del coniuge [6]. Anche una relazione non consumata, però, può sortire questi effetti, tanto da giustificare l’addebito della separazione.

Secondo altra sentenza, le conseguenze legali sono sempre le stesse (e cioè, legittimità della richiesta di separazione con addebito) anche nel caso in cui l’adulterio sia stato tentato ma non sia riuscito a causa del rifiuto da parte del terzo. In buona sostanza, l´infedeltà di uno dei coniugi può integrare da sola violazione dei doveri nascenti dal matrimonio ancorché sia rimasta allo stadio di mero tentativo [7].

Tradimento: quando non ha conseguenze legali?

Abbiamo visto come il tradimento giustifichi praticamente sempre la richiesta di separazione, per di più aggravata dall’addebito. Come abbiamo già ricordato sopra, però, l’adulterio giustifica l’addebito solamente quando esso sia la causa della crisi matrimoniale: se, al contrario, esso ne rappresenta solamente una conseguenza, dovrà essere il giudice a valutare le conseguenze legali del tradimento.  Secondo i giudici, In sede di separazione giudiziale tra coniugi, al fine della pronuncia dell’addebito il tribunale deve valutare il complessivo comportamento tenuto da entrambi i coniugi durante il matrimonio: l’accertato adulterio del marito non è sufficiente a giustificare l’addebito in presenza di un atteggiamento dell’altro coniuge di totale disinteresse nei confronti della coppia e della prole [8].

In pratica, quindi, la giurisprudenza dimostra di valutare la violazione dell’obbligo di fedeltà in connessione con le conseguenze prodottesi sul rapporto coniugale: la pronuncia dell’addebito trova una sua giustificazione allorquando l’adulterio, sia esso reale o apparente, abbia contribuito in modo determinante a rendere intollerabile la convivenza tra i coniugi.

Adulterio: conseguenze legali

Il coniuge tradito può chiedere al giudice che dichiari la separazione personale con addebito a carico del partener fedifrago: questo oramai è chiaro. Ma cosa comporta l’addebito della separazione? L’addebito è una sorta di imputazione di responsabilità per la fine del matrimonio e implica che il coniuge colpevole non può chiedere:

  • l’assegno di mantenimento anche se il suo reddito è più basso; ciò che gli spetta sono, al massimo, gli alimenti, cioè un assegno di entità esigua che copra solamente le esigenze minime della vita quotidiana;
  • l’eredità del coniuge separato qualora questi muoia prima del divorzio (come noto, infatti, fin quando la coppia non divorzia, i due coniugi sono ancora l’uno erede dell’altro).

Le conseguenze legali del tradimento, quindi, sono molto serie, in quanto il coniuge fedifrago, pur ricorrendone i presupposti economici, non avrà diritto al mantenimento e perderà i diritti successori. L’addebito di per sé, però, non giustifica la perdita dell’affidamento dei figli, né il diritto della controparte ad ottenere il risarcimento dei danni. Su questo specifico punto ti invito a leggere il prossimo paragrafo.

Tradimento: c’è il risarcimento dei danni?

Tra le conseguenze legali del tradimento può esservi anche il risarcimento del danno a favore del coniuge tradito: eccezionalmente la giurisprudenza [9] ha riconosciuto la possibilità di chiedere un risarcimento per l’infedeltà quando questa ha leso la dignità e la reputazione del coniuge. Si pensi a un tradimento avvenuto alla luce del sole, noto alla collettività meno che all’interessato, con conseguente pregiudizio sul piano sociale per quest’ultimo.

Il tradimento non è causa di risarcimento del danno a meno che le modalità concrete con cui esso è stato posto in essere comportano una lesione del diritto alla salute, alla dignità personale, al decoro, alla privacy del coniuge. Gli esempi possono essere numerosi. Non basta la semplice lesione astratta di un diritto costituzionale (ad esempio, la dignità) ma è necessario dimostrare anche di aver subito un danno: ad esempio, il coniuge tradito dovrà provare, con certificati medici, di essere stato in depressione, di aver perso giornate di lavoro, di aver rifiutato incontri con altre persone o di essere stato costretto a lasciare il luogo ove prima viveva. Insomma, il tradimento può essere fonte di un risarcimento del danno non patrimoniale ma questo danno va provato in modo molto rigoroso.

È chiara la differenza tra il diritto al mantenimento, che il coniuge traditore perde nel caso di addebito, e il diritto al risarcimento che spetta alla parte che ha subito un grave pregiudizio dall’adulterio:

  • il mantenimento serve a sostenere il coniuge con il reddito più basso. Solo chi non ha subito l’addebito può chiedere il mantenimento, mentre chi ha ricevuto l’addebito non può ottenere il mantenimento anche se non ha reddito o ha un reddito molto baso;
  • il risarcimento del danno invece serve per reintegrare una lesione subita per via del comportamento gravemente lesivo dell’ex. Non basta il mancato rispetto degli obblighi connessi al matrimonio per dar luogo al risarcimento dei danni; è necessario che l’offesa sia particolarmente grave e vi sia la prova di un danno concreto.

Il coniuge traditore, quindi, non solo rischia di perdere il diritto al mantenimento, ma anche di dover versare all’altra parte una somma di danaro proporzionale al pregiudizio, materiale e/o morale, patito a seguito del tradimento.

note

[1] Cass., sent. n. 15557/2008.

[2] Cass., sent. n. 25618 del 07.12.2007.

[3] Cass., sent. n. 2059 del 14.02.2012.

[4] Cass., sent. n. 13747 del 18.09.2003.

[5] Cass., sent. n. 5090/2004.

[6] Cass., sent. n. 15557/2008.

[7] Cass., sent. n. 9472 del 07.09.1999.

[8] Trib. Napoli, sent. del 03.04.1996.

[9] Cass., ord. n. 4470 del 23.02.2018.

Autore immagine: Unsplash.com


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