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Il debitore può pagare il creditore cedendogli i suoi beni?

9 Marzo 2019 | Autore:
Il debitore può pagare il creditore cedendogli i suoi beni?

Come viene disciplinata dalla legge la cessione dei beni ai creditori con la quale è possibile per il debitore pagare i propri debiti

Accade purtroppo di frequente che il debitore, pensiamo ad esempio al commerciante rispetto ai suoi fornitori, sia in difficoltà, anche temporanea, non avendo a disposizione la necessaria liquidità per far fronte ai suoi impegni. In momenti del genere è chiaro che il creditore cerchi in ogni modo di ottenere quanto prima quanto gli spetta non bastandogli la garanzia generica che, come sappiamo, è rappresentata da tutti i beni mobili ed immobili, presenti e futuri, del debitore. In quest’ottica, quindi, e soprattutto negli ultimi anni (anni di crisi anche e soprattutto di liquidità) è diventata quasi spasmodica di modalità di pagamento dei debiti magari nuove e originali che consentano ai creditori di essere soddisfatti in modo più rapido e ai debitori di evitare il fallimento oppure una procedura esecutiva da parte di singoli creditori (evitando così i penosi percorsi del decreto ingiuntivo – precetto – pignoramento). A questo riguardo esiste una forma di rapido soddisfacimento dei crediti che la nostra legge disciplina [1] da decenni e che, magari, potrebbe essere rispolverata per svolgere una funzione di aiuto e sostegno nei rapporti tra creditori e debitori. Si tratta della cosiddetta cessione dei beni ai debitori. Sembra l’uovo di Colombo ed in effetti consiste nel semplice fatto che  Questo è infatti il nome di un contratto con cui, per estinguere i propri debiti, il debitore può pagare il creditore cedendogli i suoi beni. Analizzeremo, dunque, questo contratto nei suoi elementi caratteristici.

In cosa consiste la cessione dei beni?

Abbiamo quindi detto che la legge italiana permette al debitore di saldare i propri debiti attraverso la cosiddetta cessione dei beni ai creditori.

Si tratta in sostanza di un contratto con il quale il debitore dà incarico ai suoi creditori, o solo ad alcuni di essi, di liquidare (cioè vendere) tutte o parte delle sue attività per poi soddisfarsi dei rispettivi crediti ripartendosi il ricavato.

Emerge la grande opportunità che questo tipo di contratto concede sia ai creditori (che con la cessione otterranno rapidamente il soddisfacimento dei loro crediti sicuramente in una percentuale superiore a quello che potrebbero ottenere attraverso il fallimento o azioni esecutivi individuali) sia al debitore (che, per l’appunto, evita sia di fallire che di subire un numero imprecisato di pignoramenti sui propri beni).

La cessione dei beni è un contratto

Quali sono le regole che disciplinano la cessione dei beni?

Detto questo, ed entrando nel dettaglio della disciplina, evidenziamo che:

– la cessione dei beni ai creditori deve essere fatta in forma scritta sotto pena di nullità e viene inquadrata dalla dottrina e dalla giurisprudenza [2] come un mandato irrevocabile del debitore a tutti o ad alcuni dei suoi creditori a gestire e liquidare tutti o alcuni dei suoi beni (i beni inseriti nel contratto di cessione non sono, quindi, già venduti ai creditori, ma sono semplicemente affidati ad essi perché ne curino la vendita allo scopo poi di dividersi il ricavato);

– la volontà del debitore di conferire ai suoi creditori un mandato a vendere i propri beni ed a soddisfarsi sul ricavato della vendita deve emergere in modo chiaro dal contratto di cessione dei beni [3];

– se il contratto di cessione dei beni ha ad oggetto beni immobili o beni mobili registrati esso andrà anche trascritto [4] presso la ex conservatoria dei registri immobiliari ed al pubblico registro automobilistico (per gli autoveicoli): la trascrizione servirà ad impedire che possano avere efficacia contro i creditori che hanno sottoscritto la cessione dei beni eventuali atti di disposizione (vendita, donazione eccetera) aventi ad oggetto gli stessi beni indicati nel contratto di cessione e posti in essere dal debitore in una data successiva a quella della trascrizione del contratto di cessione dei beni;

– quando la cessione dei beni è sottoscritta soltanto da alcuni e non da tutti i creditori, quelli che non vi partecipano possono sempre proporre azioni esecutive anche sui beni oggetto della cessione a condizione che il loro credito sia sorto prima della data della cessione, mentre quelli che vi partecipano, se la cessione riguarda soltanto alcuni dei beni del debitore, non potranno aggredire i beni non compresi nella cessione se non dopo che avranno venduto i beni oggetto del contratto di cessione [5];

– il debitore ha il diritto di vigilare su come i creditori gestiscono i beni oggetto della cessione e ha diritto di ottenere un rendiconto finale;

– i creditori che partecipano alla cessione si dividono il ricavato della vendita dei beni in misura  proporzionale ai rispettivi crediti (fatte salve le cause di preferenza come possono essere le ipoteche) ed al debitore è restituita l’eventuale eccedenza;

– salvo diverso accordo, il debitore è liberato dai suoi debiti dal momento in cui ciascun creditore ha incassato quanto gli spettava e, ovviamente, nella misura in cui ciascun creditore è stato soddisfatto [6];

– il debitore ha la possibilità di recedere dal contratto di cessione pagando ai creditori il capitale e gli interessi e con effetto dal giorno del pagamento [7];

– il contratto di cessione può essere annullato se il debitore, che ha dichiarato di avere ceduto tutti i suoi beni, in realtà ha nascosto una parte notevole di essi o ha occultato debiti o ha simulato passività in realtà inesistenti; la cessione può essere anche risolta per inadempimento di una delle parti del contratto [8].

La cessione è un mandato irrevocabile a vendere

note

[1] Art. 1977 cod. civ.

[2] Cass. civ., sent. n. 5306/1999.

[3] Cass. civ., sent. n. 4135/1981.

[4] Art. 2649 cod. civ.

[5] Art. 1980 cod. civ.

[6] Art. 1984 cod. civ.

[7] Art. 1985 cod. civ.

[8] Art. 1986 cod. civ.


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