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Lavoro a progetto: anche se c’è controllo del datore non è subordinazione

9 Aprile 2013
Lavoro a progetto: anche se c’è controllo del datore non è subordinazione

L’esistenza di un controllo sul lavoratore senza l’esercizio del potere disciplinare non implica la subordinazione.

Come noto, il contratto a progetto non può essere utilizzato per eludere le garanzie del lavoratore; pertanto, se la collaborazione esterna si atteggia, di fatto, alla pari di un normale rapporto lavoro dipendente, il co.co.pro. si trasforma automaticamente in un contratto ordinario di lavoro.

Caratteristiche tipiche del rapporto di lavoro subordinato sono il potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro (ossia il potere di fornire ordini specifici al lavoratore su come eseguire l’attività ed, eventualmente, di infliggere sanzioni disciplinari).

Non è tuttavia sufficiente a provare il vincolo di subordinazione la presenza di controlli da parte dell’impresa sul lavoratore.

A dirlo è il tribunale di Foggia in una recente sentenza [1]. Secondo il giudice, l’esercizio del potere di controllo da parte del datore di lavoro è perfettamente compatibile anche con un contratto a progetto.

Al contrario, se i controlli diventano tali (nell’oggetto e nelle modalità) da apparire finalizzati all’esercizio del potere direttivo e disciplinare, essi sono indici di un effettivo vincolo di subordinazione; in tal caso, il lavoratore potrà agire in giudizio per chiedere che venga accertata l’esistenza – di fatto – di un rapporto di lavoro subordinato.


Un generico controllo sul lavoratore a progetto non implica l’esistenza di un rapporto di subordinazione effettivo. È invece necessario che sia presente un’assidua attività vigilanza e controllo, volta a impartire specifici ordini ed, eventualmente, sanzioni.

note

[1] Trib. Foggia, sent. n. 217/2013.


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