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Quanto tempo per chiedere un rimborso d’imposta?

15 Febbraio 2019


Quanto tempo per chiedere un rimborso d’imposta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Febbraio 2019



Tempi per ottenere un rimborso dall’Agenzia delle Entrate per le tasse in più pagate a causa di un errore sulla dichiarazione dei redditi.

Se ti accorgi di aver commesso un errore nella dichiarazione dei redditi e di aver pagato più tasse del dovuto, puoi percorrere due strade alternative: o chiedere la restituzione dei soldi tramite rimborso oppure compensare il tuo credito con le tasse che dovrai versare nella successiva dichiarazione dei redditi. C’è poi un’ultima ipotesi per far valere il diritto che la legge ti riconosce: nell’ambito di un giudizio di opposizione a un accertamento fiscale ricevuto. In merito ai tempi entro cui far valere tale pretesa, è intervenuta una recente ordinanza della Cassazione [1]. La Corte ha cioè chiarito un dubbio che molti contribuenti spesso si pongono: quanto tempo c’è per chiedere un rimborso d’imposta? Ecco le spiegazioni che sono state fornite in merito.

Il principio fornito dai giudici è il seguente: il contribuente che si rende conto di aver versato di più rispetto al dovuto può scegliere o di attendere l’anno successivo ed effettuare la compensazione con quanto dovuto oppure chiedere il rimborso entro 48 mesi. È invece di 36 mesi il termine per chiedere il rimborso di imposte indirette come l’imposta di registro, di successione e di donazione ecc.

In questo noterai che c’è una profonda asimmetria tra la tutela accordata alla pubblica amministrazione – e in particolare al fisco italiano – e quella invece che spetta al contribuente. Quest’ultimo infatti ha termini molto più brevi per far valere il proprio diritto al rimborso. Invece l’Agenzia delle Entrate può eseguire accertamenti sulle imposte non versate fino a cinque anni dopo quello di presentazione della dichiarazione dei redditi (in caso di «dichiarazione infedele») o, addirittura, fino a sette anni dopo (nel più grave caso di «omessa presentazione della dichiarazione dei redditi»). 

Non è la prima volta che si trovano disposizioni di legge che favoriscono il fisco rispetto al cittadino. Ne avevamo già parlato più approfonditamente in Accertamenti sul conto: ecco perché il fisco ti frega. Uno di questi è la presunzione di evasione – salvo prova (scritta) contraria – per tutti gli accrediti sul conto (bonifici o versamenti di contanti) non giustificati con il 730.

Detto ciò torniamo al problema dei tempi per chiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate: rimborso che potrebbe scaturire, ad esempio, da un’imposta versata ma non dovuta o da un’imposta versata in misura superiore rispetto al dovuto o da una detrazione/deduzione di cui si aveva diritto ma che non è stata calcolata.

Il contribuente ha la possibilità di modificare la dichiarazione dei redditi deducendo di aver commesso errori materiali, di fatto o di diritto nella dichiarazione stessa, errori che evidentemente hanno inciso sull’entità delle imposte versate.

Termine per richiede il rimborso

Abbiamo detto che una delle modalità per ottenere il rimborso delle somme in più versate al fisco è chiedere la restituzione dei soldi che, naturalmente, avverrà con bonifico o con assegno bancario. La legge fissa un termine entro cui poter chiedere il rimborso: 48 mesi dalla data del versamento stesso.

Leggiamo il testo della norma per toglierci ogni ulteriore dubbio [2]:

«Il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all’intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede il concessionario presso la quale è stato eseguito il versamento istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento».

L’intendente di finanza, sentito l’ufficio delle imposte, provvede al rimborso mediante ordinativo di pagamento.

Se i rimborsi non sono effettuati entro il termine di 48 mesi sulle somme rimborsate si applicano gli interessi pari all’1% dell’1 per ognuno dei semestri interi, escluso il primo, compresi tra la data del versamento o della scadenza dell’ultima rata del ruolo in cui è stata iscritta la maggiore imposta e la data dell’ordinativo emesso dall’intendente di finanza o dell’elenco di rimborso.

Termine per chiedere la compensazione

In alternativa, il rimborso dell’imposta può essere ottenuto tramite compensazione delle imposte da versare con la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta successivo. Dunque il termine, in questo caso, per emendare errori od omissioni a danno del contribuente è proprio la presentazione della suddetta dichiarazione e non oltre.

Termine per opporre il credito in una causa di opposizione ad accertamento

Ultima ipotesi consentita al contribuente per far valere il proprio credito nei confronti dell’Agenzia delle Entrate è in sede contenziosa, ossia nell’ambito di un giudizio – sollevato di solito dal contribuente stesso – contro una pretesa di pagamento avanzata dal fisco. In questo caso non ci sono limiti di tempo per ottenere la compensazione. Ad esempio, il contribuente che impugna un accertamento fiscale effettuato per un periodo di imposta di quattro anni prima può chiedere il rimborso con compensazione di un eventuale pagamento in più rispetto al dovuto da questi effettuato. Dunque benché superati i 48 mesi previsti per il normale rimborso, egli può ugualmente far valere il proprio diritto. Questo anche consente di riequilibrare l’asimmetria di cui si parlava in premessa che garantisce all’Agenzia delle Entrate un termine superiore per poter recuperare i propri crediti (5 o 7 anni).

Pertanto è sempre consentito al contribuente, nel corso di una causa contro il fisco, fare valere l’esistenza dell’errore nella dichiarazione dei redditi.

Tempi di pagamento rimborsi Agenzia Entrate

Una cosa ovviamente è il termine di decadenza imposto al contribuente per chiedere il rimborso, un’altra è quando effettivamente tale rimborso arriverà. Come infatti abbiamo già spiegato in Tempi pagamenti rimborsi Agenzia Entrate, lavoratori dipendenti ricevono i rimborsi Irpef nella busta paga del mese di luglio dello stesso anno in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi. Quindi: se presento la dichiarazione a maggio del 2018 e risulto a credito, mi verrà versato il rimborso con lo stipendio di luglio 2018.

I pensionati ricevono i rimborsi Irpef insieme all’assegno di agosto dello stesso anno in cui hanno presentato la dichiarazione. Per cui, se hanno consegnato il 730 a maggio 2018, avranno il rimborso con la pensione di agosto 2018.

Leggi anche Come ottenere un rimborso dall’Agenzia delle Entrate.

note

[1] Cass. ord. n. 4172/2019 del 13.02.2019.

[2] Art. 38 Dpr n. 602/1973

Autore immagine: ufficio imposte richiesta tasse di dedMazay


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