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Residenza: requisito per la partecipazione al concorso pubblico

17 Febbraio 2019


Residenza: requisito per la partecipazione al concorso pubblico

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Febbraio 2019



In tema di assunzioni nel pubblico impiego è legittima la clausola del bando che impone il requisito della residenza nella sede in cui si trova il posto di lavoro o che attribuisce ad essa un particolare punteggio in più?

Se sei – o sei stato – alla ricerca di un lavoro nella pubblica amministrazione e ti è già capitato di consultare qualche bando pubblico di concorso, avrai notato che alcuni di questi impongono, come condizione per la partecipazione del candidato, il requisito della residenza nel luogo o nella Regione ove si trova il posto vacante. A questo punto, se conosci bene la Costituzione italiana, ti sarai accorto di un apparente contrasto tra tale previsione e l’articolo 97: tale norma impone allo Stato di organizzare i pubblici uffici in modo da assicurarne il buon andamento e l’imparzialità. Ed allora, se infine sei dotato anche di un pizzico di malizia giuridica, avrai pensato che non si può essere davvero imparziali trattando in modo diverso i cittadini dello stesso Stato solo sulla base di dove questi vivono. Allo stesso tempo, se è vero che il bando serve a garantire la selezione dei migliori, e quindi l’efficienza della pubblica amministrazione, una limitazione geografica dei candidati implica anche una minore competitività.

Dunque, se all’esito di tutti questi ragionamenti, sei arrivato a chiederti se è legittimo stabilire la residenza come requisito per la partecipazione al concorso pubblico vuol dire che hai una spiccata vocazione per fare l’avvocato amministrativista. E difatti questo quesito è stato già posto a più di un tribunale. Vuoi sapere com’è andata a finire? Cosa ne pensano i giudici dell’abitudine di certe Regioni, Province o Comuni che, al fine di favorire i cittadini del luogo, richiedono che i candidati siano residenti nel luogo ove dovranno andare a lavorare?

Scartabellando negli archivi della giurisprudenza, si trovano numerose sentenze che trattano il tema. Posso già dirti però che è stata sposata una soluzione che appare più un compromesso tra le due esigenze. Quali? Da un lato la legittima aspettativa di tutti coloro che cercano un lavoro di non essere discriminati sulla base della residenza. Dall’altra quella delle amministrazioni che vorrebbero i propri dipendenti non distanti dal posto di lavoro, onde garantire una maggiore efficienza del servizio, cosa che non si potrebbe realizzare in caso di pendolari…

Forse a quest’ultima affermazione avrai sbarrato gli occhi per l’incredulità: che c’entra l’efficienza nelle prestazioni lavorative con il luogo dove vai a dormire? Forse un esempio potrebbe rendere meglio l’idea. Immagina di essere un medico di ospedale con la reperibilità: una cosa è chiamare d’urgenza, nel cuore della notte, un dottore che abita a 10 chilometri di distanza, un’altra chi invece vive molto più lontano. Lo stesso discorso potrebbe farsi per i vigili del fuoco e tutte le altre mansioni che richiedono pronti interventi.

Ma sappiamo che non è sempre così. Sappiamo cioè che alcune amministrazioni (in particolare i Comuni, ma anche le università) utilizzano i bandi per altri scopi e così, nel fornire una preferenza non dovuta, stabiliscono alternativamente che la residenza in loco sia un requisito per partecipare al bando oppure attribuiscono ad essa un punteggio superiore rispetto agli altri candidati che ne siano privi.

In questi casi, fortunatamente, interviene la magistratura a dire che, laddove il requisito della residenza non è sufficientemente motivato dalle particolarità dell’attività da svolgere, la limitazione contenuta nel bando è illegittima. Ai candidati non residenti, estromessi dalla gara, è data la possibilità di fare ricorso al Tar per poter partecipare alle prove o, in caso contrario, chiedere il risarcimento del danno [1].

C’è una sentenza recente del Tar Latina [2] che sembra individuare una soluzione ottimale per contrastare la diffusa tendenza al clientelismo: secondo i giudici amministrativi, se davvero è necessaria la vicinanza del lavoratore al luogo ove dovrà svolgere le mansioni, è illegittimo chiedere la residenza come condizione di partecipazione al bando, ma ben si può realizzare la stessa finalità imponendo il cambio di residenza dopo l’eventuale aggiudicazione del posto (non quindi prima). Si tratta dunque di un obbligo da assolvere in caso di assunzione in servizio ad esito della procedura stessa.

Stessa soluzione aveva adottato in precedenza il Tar Firenze [3].

Il Tar Palermo [4] ha stabilito che, già a monte, l’amministrazione che impone il luogo di residenza quale requisito di partecipazione al bando o quale elemento per attribuire uno specifico punteggio deve motivare congruamente – a pena di illegittimità – le ragioni per le quali ritenga detto requisito effettivamente strumentale all’assolvimento di servizi. Essa ha quindi l’obbligo di specificare sulla base di quali elementi è necessario tale requisito e quali sono le ragioni che altrimenti impedirebbero, in assenza di esso, un corretto svolgimento del lavoro.

Dunque possiamo dire che attribuire alla residenza un punteggio o la condizione di partecipazione al bando non è, in astratto, illegittima ma va motivata di volta in volta. E chiaramente la motivazione non può essere generica. Questo traspare ancor di più in una sentenza del Tar Catania [5] secondo cui, «sebbene non possa negarsi che l’amministrazione sia titolare di un ampio potere discrezionale di inserire in un bando di concorso tutte quelle disposizioni ritenute più opportune, idonee e adeguate per l’effettivo raggiungimento dello scopo perseguito con la selezione indetta, il concreto esercizio di tale potere discrezionale deve essere logicamente coerente con l’interesse pubblico perseguito; significa che le predette disposizioni discrezionali non devono essere o apparire illogiche, arbitrarie, inutili o superflue. Per cui non è giustificabile che per la partecipazione ad un concorso per l’assunzione di vigili del fuoco venga richiesto il requisito della residenza (al momento della presentazione della domanda di ammissione)».

Finiamo con una chiosa del Consiglio di Stato del lontano 1999 [6] il quale ha stabilito che, in un concorso per titoli, è illegittimo il criterio che attribuisca un punteggio per il requisito della residenza.

note

[1] T.A.R. Molise,sent. n. 46/2019.

[2] T.A.R. Latina , sez. I , 21/06/2018 , n. 353.

[3] T.A.R. Firenze , sez. I , 27/06/2017 , n. 891

[4] T.A.R. Palermo , sez. III , 07/02/2011 , n. 241

[5] T.A.R. Catania , sez. III , 16/01/2006 , n. 33.

[6] Consiglio di Stato sez. I , 30/06/1999 , n. 288

Tar Latina sent. n. 353/2018.

Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’ art. 35 comma 5 ter, d. lg. 30 marzo 2001 n. 165 , non è ammissibile qualificare il requisito della residenza presso il Comune che ha indetto il concorso come aprioristica condizione di partecipazione alla procedura concorsuale anziché, ad esempio, quale obbligo da assolvere in caso di assunzione in servizio ad esito della procedura stessa.

T.A.R. , Firenze , sez. I , 27/06/2017 , n. 891

Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 35, comma 5 ter, del d.lgs. n. 165/2001, non è ammissibile qualificare il requisito della residenza presso il Comune che ha indetto il concorso come aprioristica condizione di partecipazione alla procedura concorsuale anziché, ad esempio, quale obbligo da assolvere in caso di assunzione in servizio ad esito della procedura stessa.

T.A.R. , Palermo , sez. III , 07/02/2011 , n. 241

In tema di concorsi a pubblici impieghi, la p.a., qualora scelga di individuare il luogo di residenza quale requisito di partecipazione ovvero quale elemento valutabile mediante l’attribuzione di uno specifico punteggio, è tenuta a motivare congruamente – a pena di illegittimità – le ragioni per le quali ritenga detto requisito effettivamente strumentale all’assolvimento di servizi, con obbligo di specificazione degli elementi caratterizzanti detto rapporto di strumentalità e delle concrete ragioni di non attuabilità (anche in termini di non identico risultato) del servizio per il quale è disposto il requisito di tipo territoriale.

T.A.R. Catania , sez. III , 16/01/2006 , n. 33.

Sebbene non possa negarsi che l’amministrazione sia titolare di un ampio potere discrezionale di inserire in un bando di concorso tutte quelle disposizioni ritenute più opportune, idonee e adeguate per l’effettivo raggiungimento dello scopo perseguito con la selezione indetta, il concreto esercizio di tale potere discrezionale deve essere logicamente coerente con l’interesse pubblico perseguito, nel senso che le predette disposizioni discrezionali non devono essere o apparire illogiche, arbitrarie, inutili o superflue; per cui non è giustificabile che per la partecipazione ad un concorso per l’assunzione di vigili del fuoco venga richiesto il requisito della residenza (al momento della presentazione della domanda di ammissione).

Consiglio di Stato , sez. I , 30/06/1999 , n. 288

In un concorso per titoli è illegittimo il criterio che attribuisca un punteggio per il requisito della residenza.


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4 Commenti

    1. Buongiorno Orlando. Il certificato di residenza può essere richiesto al Comune di appartenenza: personalmente, recandosi all’Ufficio Anagrafe del Comune in cui si ha la residenza; telematicamente, facendone richiesta online tramite il sito web del Comune di appartenenza; via e-mail; contattando telefonicamente il Comune. In ogni caso, essendo un documento rilasciato dal Comune, consigliamo di verificare quali sono le modalità di richiesta del certificato di residenza ammesse nel proprio Comune di residenza.

    1. Buongiorno Magda. La residenza è il luogo in cui un determinato soggetto ha stabilito la propria dimora abituale, ossia il luogo in cui quel soggetto vive in modo stabile e duraturo. La giurisprudenza ha chiarito che per individuare la residenza di una persona si deve considerare da un lato il luogo in cui quella persona vive stabilmente ed ha la sua vita sociale e dall’altro l’intenzione del soggetto, vale a dire la sua volontà di stare stabilmente in quel luogo. Non esistono delle regole fisse per stabilire la residenza di una persona o un numero di giorni minimi di permanenza nell’abitazione in cui si dichiara di risiedere. La valutazione da farsi, infatti, per stabilire la residenza di un individuo è complessiva. La residenza può coincidere o meno con il domicilio del soggetto, ossia il luogo in cui il soggetto ha fissato i propri affari o interessi. L’esempio tipico in cui la residenza coincide con il domicilio è quello del libero professionista (avvocato, architetto, ingegnere, etc.) che stabilisce all’interno della propria abitazione il proprio studio professionale. In questo caso è evidente che il domicilio e la residenza coincidono perfettamente. Possiamo più semplicemente dire che la residenza deve necessariamente coincidere con la dimora ossia con il luogo ove un soggetto di solito mangia e dorme, a prescindere da provvisori spostamenti. Non è possibile fissare la residenza in una dimora dove non si vive abitualmente. In tal caso si commette il reato di falso in atto pubblico.

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