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Agenzia Entrate Riscossione: cartelle, prescrizione e ricorso

16 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Marzo 2019



In data 25.01.2019 mi è stata notificata un’intimazione di pagamento dall’Agenzia delle Entrate Riscossione per più ruoli per totali € 65000 per debiti contratti dalla vecchia snc di famiglia. Nel 2005 quando furono emesse le due cartelle più grandi per totali di 50000 euro, l’agente mise all’asta diversi macchinari della nostra azienda,anche se non incassò grosse cifre.Nel 2006 sono state messe le ganasce fiscali all’auto di mio padre,che non ha più utilizzato e che abbiamo ancora perché non riusciamo nemmeno a buttarla perché appunto bloccata. Da allora non so se hanno inviato altre cartelle o tentato altre cose control’azienda.Non so nemmeno se l’azienda sia stata cancellata dal registro imprese artigiane. Ad ottobre 2015 la stessa intimazione inviata a me il 25.01.2019 venne notificata a mio padre(l’altro socio) deceduto a maggio 2018.Mio padre non mi disse di aver ricevuto la notifica ma l’ho trovata nei suoi documenti dopo la sua morte. Abbiamo controllato e non ha più ricevuto nulla nè gli è stata pignorata la pensione nè il libretto postale. Ora è arrivata a me per la prima volta in assoluto.Io sono dipendente dal 2017, non ho auto o altre proprietà, un conto corrente bancario con pochi euro,la casa è di mia moglie, tutti i mobili hanno la fattura intestata a mia mogie che ha una partita iva. Siamo in separazione dei beni.  Si può fare qualcosa contro queste cartelle?

Le cartelle in questione potrebbero essere contestate sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto, si potrebbe contestare la prescrizione delle stesse per il decorso del termine ultimo utile a chiedere al lettore queste somme.

Tale termine, che varia a seconda dei tributi non versati (per alcuni di quelli contestati èquinquennale), inizia a decorrere dall’anno successivo a quello di riferimento dei singoli tributi.

Tuttavia, una volta che l’intimazione o le cartelle sono state notificate alla società, tale termine si èinterrotto ed ha nuovamente iniziato a decorrere; quindi, per verificare se tale prescrizione èmaturata bisognerebbe analizzare il tempo intercorso dal momento dell’ultima notifica alla società

alla prima notifica pervenuta al lettore: se questo lasso di tempo è superiore al termine prescrizionaleprevisto dalla legge per i singoli tributi non versati allora l’Agenzia delle Entrate ha perso il dirittodi esigere tali somme.

Ad ogni modo, spetterà all’ente riscossore dimostrare e allegare le avvenute notifiche (questionenon semplice peruffici poco organizzati come i loro!).

Altra eccezione da poter esporre è quella relativa all’obbligo di preventiva escussione neiconfronti della società debitrice: infatti, per le società di persone, come quella del lettore, il creditore deveprima di agire contro i soci illimitatamente responsabili deve dimostrare di aver provato arecuperare il credito nei confronti della società, oltre al fatto che la società stessa era insolvente,perché priva di beni aggredibili (o gli stessi non sufficienti a soddisfare il credito).

Sembra che questo sia stato fatto, ma come rappresentavo per l’eccezione di prescrizione, ciò nonsignifica che sia facilmente provabile dall’ente riscossore, e dai suoi uffici burocratici.

Per non dimenticare che quelle cartelle, spesso, non sono firmate da dirigenti, ma da semplicifunzionari, molte volte privi del potere di firma.

Per tali casi, la giurisprudenza ha decretato la nullità di tali cartelle, prive di sottoscrizione valida.

Alla luce di quanto detto, due sono le soluzioni per contestare questa intimazione di pagamento,riguardante le cartelle ivi contenute.

La prima è presentare tramite legale un’istanza ai sensi della legge n. 228 del 2012, con la qualefare presente all’ente riscossore che i pagamenti di quelle cartelle non devono essere pagate per leragioni sopra esposte.

Quest’istanza deve essere presentata entro 60 giorni dal ricevimento dell’intimazione. In questocaso, l’ente riscossore dovrà riscontrare l’istanzadel lettore entro 220 giorni altrimenti le cartelle da quest’ultimo contestate dovranno intendersi automaticamente cancellate.

Pertanto, in mancanza di riscontro entro il termine suindicato, il lettore potrà adire l’autoritàcompetente per far dichiarare al Giudice l’intervenuta cancellazione di quei ruoli.

La seconda, che non è alternativa alla prima, bensì cumulativa, è un ricorso alla competenteautorità, a seconda dei tributi che vengono richiesti al lettore (tribunale o commissione tributariaprovinciale).

Il ricorso deve presentarsi entro 60 giorni dal ricevimento dell’intimazione di pagamento. Contale atto si rappresentano le questioni sopra richiamate e si chiede al Giudice di sentenziarel’illegittimità di quelle cartelle.

Il consiglio al lettore è quello di procedere al contempo con l’istanza di cui alla legge 228/2012 e con ilricorso sperando che, nell’attesa di ricevere la fissazione dell’udienza, l’ente riscossore non riescaa rispondere alla sua istanza. In questo caso, il lettore potrà allegare prima dell’udienza l’istanzapresentata e il mancato riscontro e il Giudice potrà evitare di verificare nel merito le ragioni del lettore,essendo decorso il termine di 220 giorni.

Diversamente, non resterà che sperare che l’ente riscossore non superi le eccezioni formulate (adesempio provando le avvenute interruzioni della prescrizione).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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