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Odore pipì del cane in condominio: posso denunciare il padrone?

17 Febbraio 2019
Odore pipì del cane in condominio: posso denunciare il padrone?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Febbraio 2019



Escrementi: il proprietario dell’animale lasciato libero di fare i bisogni in cortile risponde penalmente. Corresponsabile anche la moglie. 

Uno dei tuoi vicini di casa ha un cane che, ogni giorno, porta a spasso affinché faccia i propri bisogni. L’animale ha trovato, nel giardino sotto il tuo palazzo, il luogo migliore dove “liberarsi”. In tutti questi anni, però, la pioggia non è riuscita a spazzare via dalle panchine, dai marciapiedi, dai muretti e dalle aiuole quell’odore nauseabondo di pipì che il quadrupede lascia ogni volta. Né il padrone si è mai adoperato per rimuovere gli escrementi o pulire i luoghi insozzati. Così hai deciso di fare qualcosa contro di lui. Non hai intenzione di metterti a gridare o aprire una discussione in pubblico, ma vuoi passare direttamente alle vie legali. Ti chiedi dunque come agire nel modo più opportuno e risoluto al fine di tutelare i tuoi diritti e la tua stessa proprietà. Ti rechi quindi da un avvocato e gli poni il seguente quesito: in caso di odore di pipì del cane in condominio, posso denunciare il padrone?

Ebbene, il legale, se conosce l’orientamento della giurisprudenza in questo delicato settore, e in particolare una recente sentenza del tribunale di Parma [1], ti risponderà nel seguente modo.

Si può lasciare libero un cane nel giardino o nel cortile condominiale?

Prima di affrontare il tema della punizione del padrone del quadrupede per non aver pulito la cacca e la pipì lasciati dal proprio animale, chiariamo una questione che si pone a monte di tutto: si può lasciare il cane libero di camminare da solo, e senza guinzaglio, nelle parti comuni del condominio? Che succede se i bambini o gli anziani si spaventano e non si sentono sicuri quando si trovano davanti all’animale sul pianerottolo, nel giardino o nel cortile?

Il codice civile stabilisce che ogni condomino può utilizzare a suo piacimento le parti in comune dell’edificio a condizione però che non impedisca agli altri di fare altrettanto. Pertanto far circolare liberamente il proprio cane senza le cautele richieste dalla prudenza comune può costituire una limitazione non consentita del pari diritto che gli altri condomini hanno sui medesimi spazi, quando tale circostanza impedisce loro di godere liberamente delle stesse aree [2].

Odori di pipì e di cacca del cane: cosa fare?

Quando gli odori di feci e di urina del cane superano la normale tollerabilità, ossia sono tali da potersi avvertire anche a distanza (l’esempio tipico è quando i condomini del primo piano non possono più aprire le finestre o quando l’intero giardino è infestato dalle esalazioni), si può configurare sia un illecito civile che un illecito penale. Si tratta quindi di due tutele diverse disposte dall’ordinamento a garanzia dei soggetti lesi. Le due azioni possono essere poste congiuntamente: l’una cioè non esclude l’altra.

In particolare le persone molestate dalla scarsa igiene possono:

  • intraprendere una causa ordinaria (innanzi al giudice civile) per ottenere il risarcimento del danno con un ordine, rivolto al padrone, di impedire per il futuro il perpetrarsi degli stessi eventi;
  • denunciare il padrone del cane per il reato di getto pericoloso di cose [3]. In questo secondo caso si mira a ottenere la punizione del colpevole: la pena prevista dal codice penale è l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro. In tale ipotesi, è possibile sporgere la querela davanti alla polizia o ai carabinieri.

Non pulire gli escrementi degli animali è reato?

Dalla pronuncia in commento si evince un importante principio:  il padrone del cane che non pulisce gli escrementi del proprio animale e, in tal modo, lascia che l’odore di pipì e/o di cacca diventi nauseabondo, commette un reato, quello appunto di «getto pericoloso di cose». Il reato scatta quando viene superata la soglia della normale tollerabilità prevista dal codice civile [4]. Per stabilire ciò non sono necessarie perizie: il giudice può basarsi semplicemente sulle testimonianze dei vicini di casa che riferiscono di essere infestati dagli odori nauseabondi [5].

Non importa che il luogo ove il cane ha fatto i bisogni non sia pubblico: l’illecito penale scatta anche in un luogo privato ma di comune o altrui uso.

Si può tuttavia decidere di agire direttamente per il risarcimento del danno. Il giudice civile in questo caso valuterà l’esistenza dei presupposti del reato per accordare il risarcimento. Difatti, la sentenza penale non è indispensabile affinché si possa agire in via civile. La Cassazione [6], a riguardo, ha detto che, «ai fini del risarcimento del danno morale l’inesistenza della pronuncia del giudice penale non impedisce l’accertamento, da parte del giudice civile, della sussistenza degli elementi costitutivi del reato. Tuttavia, l’accertamento del giudice civile deve essere condotto secondo la legge penale e deve avere ad oggetto l’esistenza del reato in tutti i suoi elementi».

note

[1] Trib. Parma, sent. n. 1266/18.

[2] Cass. sent. n. 14353/2000.

[3] Art. 674 cod. pen.

[4] Art. 844 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 35566/2017.

[6] Cass. sent. n. 20684/2009.


2 Commenti

  1. A mio parere il mio vicino di casa maltratta il suo cane. Come posso denunciarlo? Devo portare prove alle autorità?

    1. Si potrebbe pensare che, prima di sporgere una qualsiasi denuncia, bisognerebbe avere delle prove concrete del delitto commesso; non è proprio così. Chiunque abbia il ragionevole sospetto che un’attività delittuosa si stia compiendo, può sporgere denuncia. La raccolta delle prove spetta agli organi inquirenti. Ci sono molti elementi di cui tener conto: ad esempio, il continuo guaire del cane del vicino dovrebbe insospettire circa le condizioni in cui vive l’animale; allo stesso modo, il cattivo odore che proviene da un’abitazione limitrofa può giustificare una segnalazione alle autorità, soprattutto quando si sappia che all’interno della predetta ci sono degli animali. In quest’ultimo caso, tra l’altro, scattano anche esigenze di tutela della salute pubblica, per le quali sarebbe opportuno avvertire anche l’azienda sanitaria locale per i dovuti accertamenti. Altra condotta che induce a denunciare il maltrattamento di animali alle autorità è il rinvenimento, per strada o anche nel giardino privato, di polpette avvelenate o di altri strumenti volti a nuocere agli animali.

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