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Imu: accertamento, notifica dell’atto e prescrizione

23 Marzo 2019
Imu: accertamento, notifica dell’atto e prescrizione

Il Comune mi ha notificato un accertamento IMU relativo all’anno 2013. L’atto giudiziario mi è stato notificato tramite raccomandata datata 29/12/2018, presa in carico da Poste Italiane in data 31/12/2018 ma recapitatami in data 24/01/2019 come risulta sia dal timbro apposto sulla busta che dall’avviso di Poste Italiane, quindi a mio parere oltre i termini di prescrizione di cinque anni. Ci sono i termini per un ricorso? Eventualmente come mi devo comportare?

In virtù del quesito posto dal lettore, è opportuno esporre quanto segue:

Decadenza e prescrizione dei tributi locali

La legge [1] prescrive che l’avviso di accertamento debba essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento o la dichiarazione relativa ai locali e alle aree tassabili avrebbero dovuto essere effettuati. A proposito della dichiarazione, essa deve essere presentata entro il 20 gennaio dell’anno successivo a quello dell’occupazione.

Nei successivi tre anni, l’agente della riscossione, investito del compito di procedere al recupero del tributo impagato ed imposto con il detto avviso, deve notificare la cartella esattoriale al contribuente che ha disatteso l’accertamento ricevuto.

I tributi locali e, conseguentemente, anche la cartella esattoriale, si prescrivono in cinque anni [2].

Tale conclusione è sostenuta da buona parte della giurisprudenza [3], secondo la quale, trattandosi di

prestazioni di natura periodica, esse sono prescrivibili in un termine più breve, rispetto a quello decennale. Non mancano, però, alcune decisioni in senso contrario, secondo le quali la prescrizione matura soltanto trascorsi dieci anni [4].

Il giudice competente per il ricorso è la Commissione Tributaria Provinciale, da attivare entro 60 giorni dal ricevimento dell’accertamento, della cartella o dell’atto (ad esempio, quello d’intimazione) che la contiene o prevede (sempre ad esempio, un preavviso di ipoteca).

Atti giudiziari: il momento perfezionativo della notifica per il mittente

In materia di atti giudiziari e relativamente alla notifica degli stessi, si applica il principio secondo il quale, agli effetti utili del notificante (nel caso esaminato il notificante è l’ente accertatore), la comunicazione si ritiene inviata tempestivamente, tenendo conto del momento della consegna della stessa all’ufficiale giudiziario piuttosto che al messo postale. Si tratta di una conclusione pacificamente sostenuta dalla giurisprudenza della Cassazione [5]. Ebbene, queste affermazioni trovano conforto, altresì, nelle pronunce avvenute in merito, ad opera della Corte Costituzionale [6].

Caso concreto

Sulla base di quanto sopra premesso (…la comunicazione si ritiene inviata tempestivamente, tenendo conto del momento della consegna della stessa all’ufficiale giudiziario piuttosto che al messo postale…), per il Comune, il perfezionamento della notifica dell’atto di accertamento inviato al lettore, è ritualmente avvenuto nei termini di legge (….tramite raccomandata datata 29/12/2018, presa in carico da Poste Italiane in data 31/12/2018….), così come emergerebbe da quanto indicato in quesito dal lettore.

Ovviamente, da questo punto di vista, il fatto che il lettore abbia materialmente ricevuto l’atto in data successiva, cioè il 24 gennaio ultimo venturo, non è rilevante ai fini in esame.

Purtroppo, quindi, anche se in extremis, la notifica in questione sembrerebbe essere stata tempestiva per evitare la decadenza e/o la prescrizione del tributo locale in oggetto.

Allo stato degli atti, pertanto, non sussisterebbero i presupposti per depositare un formale ricorso basato su questa eccezione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Art. 1, commi dal 161 al 167 Legge 296/2006.

[2] Art. 2948 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 4283/2010 – n. 26013/2014, Ctp Cagliari sent. n. 1020/2015 – Ctp Asti sent. n. 57/2016 – Ctr Sicilia sent. n. 1473/2016 – Ctr Campania sent. n. 4803/2016.

[4] Cass. civ. sent. n. 23044/2016.

[5] Cass. civ. sent. n. 4943/2014 – ord. n. 385/2017.

[6] Corte Cost. sent. n. 477/2002.


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