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Pensione autonoma, supplementi e pensione di cittadinanza

23 Marzo 2019
Pensione autonoma, supplementi e pensione di cittadinanza

La mia attuale pensione è di € 513,00. Se, considerando le agevolazioni in merito (saldo e stralcio),  pagassi gli ultimi 5 anni di contributi di quanto potrebbe eventualmente aumentare la mia pensione? Ai fini della pensione di cittadinanza e della compilazione dell’ISEE, devo indicare anche il mio ex marito, anni 76, dal quale sono separata dal dicembre 2003, (affetto da Alzheimer e con un invalidità del 100% grave senza accompagnamento, è in corso la causa giudiziaria per il riconoscimento dell’indennità)? Dall’ottobre 2017 è nuovamente nel mio nucleo familiare, stato di famiglia, insieme ai due miei figli, ed è titolare di pensione commercianti di € 620,00 circa. Ultimo ISEE è scaduto 15/01/2019.

Per i soggetti che sono già titolari di un trattamento previdenziale, le uniche possibilità concesse dal sistema previdenziale per poter integrare gli ulteriori periodi contributivi, sono sostanzialmente due:

  1. ottenere un’autonoma pensione presso l’istituto in cui sono stati versati i contributi non cumulati;
  2. oppure ottenere dei supplementi di pensione.

Escludendo, nel caso di specie, la prima delle due opzioni, in quanto la lettrice non ha i requisiti contributivi sufficienti per poter chiedere un’ulteriore pensione autonoma, occorre prendere in considerazione i supplementi di pensione. Si tratta di un incremento della propria pensione che viene liquidato a coloro che hanno effettuato il versamento di contributi anche in periodi successivi alla data di decorrenza di percezione del trattamento pensionistico.

È dunque possibile, ad oggi, per un pensionato a carico della previdenza pubblica, continuare tranquillamente a lavorare cumulando i redditi da lavoro con la prima pensione oppure riscattare ulteriori periodi contributivi (sempre se non coincidenti con periodi lavorati). I contributi versati non andranno persi. Anzi. Possono dare luogo ad una ulteriore fetta di rendita, magari di piccola entità, che si aggiunge a quella già liquidata in via principale.

Per quanto concerne il secondo quesito, ossia se la lettrice deve indicare anche il suo ex marito (ora nello stesso nucleo familiare), la riposta è certamente positiva. Sul punto, si evidenzia che tutti i componenti del nucleo familiare, e non solo il richiedente, devono avere un’età pari o superiore a 67 anni. Pertanto, se ad esempio in una coppia di anziani, il marito ha 68 anni, ma la moglie è più giovani di 5 anni, non spetta la Pensione di cittadinanza.

Per poter accedere alla Pensione di cittadinanza 201, il nucleo familiare deve possedere redditi e patrimoni, attestabili mediante ISEE, al di sotto di alcuni limiti. Nel dettaglio:

– il valore dell’ISEE non deve essere superiore a 9.360 euro;

– il patrimonio immobiliare non deve oltrepassare le 30.000 euro, senza considerare la casa di abitazione;

– mentre il patrimonio mobiliare non può superare la soglia di euro 6.000, incrementabili in base alla composizione del nucleo. Tale soglia, infatti, è accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo, nonché di ulteriori euro 5.000 per ogni componente con disabilità, come definita a fini ISEE;

Per quanto concerne invece il valore del reddito familiare, inclusivo dei trattamenti assistenziali percepiti, la soglia da non superare è posta a 7.560 euro annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza.

Da notare che i predetti requisiti sono verificati in automatico dall’INPS, in base all’ISEE presentato (che deve essere aggiornato al 2019).

Oltre ai limiti reddituali su illustrati, bisogna stare attenti anche al possesso di beni durevoli che contrastano con il riconoscimento della Pensione di cittadinanza. Sul punto, la legge prevede che nessun componente il nucleo familiare deve essere intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di:

– autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta;

– autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc, immatricolati per la prima volta nei due anni antecedenti;

– motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati per la prima volta nei due anni antecedenti;

– navi e imbarcazioni da diporto.

A nulla rilevano, invece, gli autoveicoli e motoveicoli per persone disabili con agevolazione fiscale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio



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