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Isee corrente: quando può essere richiesto

23 Marzo 2019
Isee corrente: quando può essere richiesto

Nel mio ultimo Isee del 17/01/2019 risulto proprietario di un immobile commerciale e con reddito da lavoro autonomo. In realtà a marzo prossimo il suddetto immobile non sarà più di mia proprietà nè possesso e avrò chiuso la mia partita Iva: come posso ottenere un Isee “reale della mia situazione” al fine di usufruire del “saldo e stralcio” presentando domanda entro il 30/04/2019? L’Isee corrente si può applicare anche agli immobili oltre che alla riduzione/perdita di lavoro?

Il cosiddetto decreto Isee, cioè il DPCM 159/2013, prevede in alcuni casi la possibilità di richiedere l’Isee corrente: si tratta di una Dsu, dichiarazione sostitutiva unica (dalla quale si ricavano gli indicatori della situazione economica, patrimoniale e reddituale del nucleo familiare), basata sui redditi degli ultimi 12 mesi, in casistiche particolari degli ultimi 2 mesi.

Nel dettaglio, l’Isee corrente può essere richiesto nei seguenti casi:

– il nucleo familiare possiede una dichiarazione Isee (Dsu) in corso di validità (cioè non scaduta);

– risulta variata la situazione lavorativa di almeno uno dei componenti della famiglia, nei 18 mesi precedenti al 1° gennaio dell’anno di presentazione della dichiarazione Isee originaria (ad esempio per le dichiarazioni Isee presentate nel 2019 la variazione della situazione lavorativa deve essere intervenuta dopo il 30 giugno 2017);

– risulta una variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare superiore al 25% rispetto alla situazione reddituale dell’Isee originario.

Quali sono le variazioni della situazione lavorativa che danno la possibilità di presentare l’Isee corrente?

Il decreto Isee considera esclusivamente queste variazioni:

– risoluzione del rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (licenziamento o dimissioni del lavoratore);

– sospensione dell’attività lavorativa dipendente a tempo indeterminato (ad esempio congedo non retribuito per l’assistenza di un familiare);

– riduzione dell’attività lavorativa dipendente a tempo indeterminato;

– risoluzione del rapporto di lavoro dipendente a tempo determinato o flessibile (licenziamento o dimissioni del lavoratore); il lavoratore deve risultare non occupato alla data di presentazione della dichiarazione Isee, e deve dimostrare di essere stato occupato con contratto a termine o flessibile per almeno 120 giorni, nei 12 mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro;

– cessazione dell’attività di lavoro autonomo svolta in via continuativa per almeno 12 mesi; il lavoratore deve risultare non occupato alla data di presentazione della dichiarazione Isee.

Nell’Isee corrente, per ogni componente del nucleo la cui situazione lavorativa è variata, devono essere dichiarati i redditi percepiti negli ultimi 12 mesi rispetto alla richiesta della prestazione:

– redditi da lavoro dipendente, pensione ed assimilati;

– redditi derivanti da attività d’impresa o di lavoro autonomo, svolte sia in forma individuale che partecipativa, individuati secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi/compensi percepiti e le spese sostenute;

– prestazioni di assistenza, di previdenza e indennitarie, incluse le carte acquisti, a qualunque titolo percepite da amministrazioni pubbliche, se non già incluse nei redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati.

È possibile indicare quanto percepito negli ultimi 2 mesi, anziché negli ultimi 12 mesi, solo in caso di variazione dell’attività dipendente a tempo indeterminato. I redditi degli ultimi 2 mesi, ad ogni modo, nella dichiarazione Isee sono moltiplicati per 6, in modo da ottenere un importo su base annua, per non creare disparità di trattamento.

Nel caso specifico, dunque, l’Isee corrente può essere presentato (ipotizzando che questi abbia svolto l’attività di lavoro autonomo per almeno 12 mesi continuativi), una volta che l’attività di lavoro autonomo risulti cessata. Il lettore dovrà però dichiarare tutti i redditi percepiti negli ultimi 12 mesi, e non solo quelli degli ultimi 2 mesi.

Sfortunatamente, l’unica casistica che consente di basare l’Isee sugli ultimi due mesi di reddito è costituita dalle variazioni riguardanti i rapporti di lavoro subordinati a tempo indeterminato.

Il saldo e stralcio, ad ogni modo, dovrebbe poter prendere come riferimento i dati dell’Isee corrente, sia se basato sugli ultimi 12 mesi di reddito, sia se basato sugli ultimi 2 mesi di reddito.

La legge di bilancio 2019 (Art.1, co. 184 e ss., L.145/2018), sul punto, specifica soltanto che, per accedere alla misura, l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) del nucleo familiare non deve superare i 20mila euro (fatta eccezione per chi è coinvolto in una procedura di liquidazione, Art.14-ter legge 3/2012).

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci



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