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Successione: inventario dei beni del defunto, contenuto e finalità

23 Marzo 2019
Successione: inventario dei beni del defunto, contenuto e finalità

Il notaio deve redigere l’inventario dei beni mobili (art. 775 cpc) di una persona defunta da allegare alla dichiarazione di successione. Il defunto era proprietario dell’abitazione in cui risiedeva, di un’altra abitazione locata dove i mobili sono dell’inquilino e di un edificio parzialmente crollato. Bisogna includere nell’inventario anche i mobili dell’inquilino ed i rottami situati nella casa cadente?

In base all’art. 775 c.p.c., il processo verbale di inventario deve contenere esclusivamente i beni del defunto e riportare:

1) la descrizione degli immobili, mediante l’indicazione della loro natura, della loro situazione, dei loro confini, e dei numeri del catasto e delle mappe censuarie;

2) la descrizione e la stima dei mobili, con la specificazione del peso e del marchio per gli oggetti d’oro e d’argento;

3) l’indicazione della quantità e specie delle monete per il danaro contante;

4) l’indicazione delle altre attività e passività;

5) la descrizione delle carte, scritture e note relative allo stato attivo e passivo, le quali debbono essere firmate in principio e in fine dall’ufficiale procedente.

La finalità dell’inventario è quella di accertare la composizione dell’asse ereditario; difatti, secondo la giurisprudenza, l’inventario acquisisce valore di vera e propria prova sulla consistenza effettiva del patrimonio relitto. Ciò discende dalla natura pubblica dell’ufficio ricoperto dal notaio e dalla pubblica fede attribuita dalla legge agli atti dal medesimo rogati nell’esercizio della sua funzione.

Il notaio deve quindi attestare l’esistenza dei beni presenti presso l’immobile del de cuius, specificando, laddove possibile, se gli stessi rientravano o meno nella titolarità del defunto. Sotto questo profilo, emergono i dubbi espressi dal lettore circa l’ipotesi in cui i beni mobili presenti nell’immobile del defunto appartengano a terzi soggetti e, come tali, non rientrino nell’asse ereditario.

Certamente, non si può chiedere al notaio di effettuare, in sede di inventario, indagini approfondite circa la titolarità dei beni presenti nell’immobile del defunto. La legge, però, attribuisce al notaio il compito di: a) dare atto nel verbale di inventario se alcuno degli interessati contesta l’opportunità d’inventariare qualche oggetto (art. 775 c.p.c.); b) interrogare coloro che avevano la custodia dei mobili o abitavano la casa in cui questi erano posti, se siano a conoscenza che esistano altri oggetti da comprendere nell’inventario (art. 192 disp. att. c.p.c.). Dalla lettura delle disposizioni citate emerge dunque che il notaio, con l’ausilio degli eredi e dei soggetti che abitavano l’immobile del defunto, può essere in grado di risalire alla titolarità dei beni rinvenuti, e in ogni caso, è tenuto a dare atto, nel verbale di inventario, di eventuali contestazioni, dubbi e perplessità circa i beni suddetti e la possibilità di inserirli nel patrimonio ereditario.

Nel caso descritto dal lettore, il notaio è certamente tenuto ad inventariare tutti i beni presenti nell’edificio cadente. Con riguardo ai beni dell’inquilino, se il notaio è in grado di attestare che sono di proprietà di terzi (perché da questi dichiarato in sede di interrogazione ai sensi dell’art. 192 c.p.c.), dovrà darne atto nel verbale, onde consentirne l’esclusione dall’asse ereditario, salvo contestazioni degli interessati.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone



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