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Bonus Irpef 2019: a chi spettano le 80 euro

17 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Febbraio 2019



Bonus Renzi da 80 euro al mese: chi ne ha diritto, come si calcola, soglie di reddito, quando spetta nel 730, quando si deve restituire.

I lavoratori dipendenti e coloro che percepiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, come i collaboratori e i disoccupati beneficiari di Naspi, hanno diritto a un beneficio, un credito d’imposta, che ammonta a 80 euro mensili: si tratta del cosiddetto bonus Irpef, chiamato anche bonus Renzi (perché è stato da lui introdotto nel 2014 [1]).

Attenzione, però: non tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto a 80 euro mensili, che corrispondono a 960 euro in un anno: il bonus in misura piena, difatti, spetta soltanto a coloro che hanno un reddito sopra 8mila euro annui e sotto 24.600 euro. Il beneficio è ridotto per chi possiede un reddito annuo da 24.600 a 26.600 euro: sopra i 26.600 euro, non spetta nulla.

Inoltre, il bonus va proporzionato ai giorni dell’anno in cui si è percepito reddito di lavoro dipendente o assimilato.

Il bonus Renzi, solitamente, è accreditato in busta paga, o nel cedolino della disoccupazione, mese per mese: questo, però, è un rischio per chi non è sicuro di rientrare nella soglia di reddito per il diritto al credito. Se, dopo aver percepito il bonus tutto l’anno, si scopre alla fine di non rientrare nelle soglie di reddito, ci si ritrova a dover restituire i 960 euro percepiti in un’unica soluzione, in sede di conguaglio o nella dichiarazione dei redditi.

Ma quali redditi sono rilevanti per il bonus Renzi? Come si determina il reddito complessivo? Se gli 80 euro al mese non sono stati percepiti, ma spettavano, si possono recuperare tutti assieme?

Facciamo il punto sul bonus Irpef 2019: a chi spettano le 80 euro, come si calcola il reddito per il diritto al beneficio, come si calcola il bonus spettante, quando va restituito, quando si può percepire in ritardo.

A chi spetta il bonus 80 euro?

Il Bonus Irpef non spetta indistintamente a tutti i lavoratori, ma solo a coloro che possiedono redditi da lavoro dipendente ed assimilati, come cococo, borse di studio, disoccupazione ed integrazioni salariali (Cig, Cigs). Sono inclusi anche i dipendenti che prestano lavoro all’estero, se il reddito di lavoro dipendente è determinato in base alle retribuzioni convenzionali.

Nel dettaglio, possiedono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente:

  • i percettori di indennità di disoccupazione e, in generale, i lavoratori che percepiscono indennità da terzi, in relazione a prestazioni collegate alla loro qualità di lavoratori dipendenti;
  • i soci di cooperative di produzione e lavoro e di altre cooperative, (sempre che il rapporto, diverso da quello associativo, intercorrente con la cooperativa, sia di lavoro dipendente o di collaborazione);
  • i percettori di borse di studio, di premi o di sussidi corrisposti per fini di studio o di addestramento professionale;
  • i lavoratori parasubordinati (collaboratori o co.co.co.);
  • i sacerdoti;
  • i titolari di trattamenti di pensione erogati dalla previdenza complementare;
  • i lavoratori impiegati in attività socialmente utili.

A chi non spetta il bonus 80 euro?

Il bonus Irpef non spetta a lavoratori autonomi, ai pensionati e agli imprenditori, in quanto il reddito prodotto non è assimilato a quello di lavoro dipendente.

Quando spetta il bonus 80 euro?

Se si rientra tra le categorie beneficiarie del bonus Irpef, è bene sapere che il beneficio spetta solo al verificarsi di determinate condizioni legate al reddito imponibile ai fini fiscali.

In particolare, l’importo spetta in misura intera se il reddito complessivo è tra gli 8mila ed i 24.600 euro. Se l’importo è superiore ai 24.600 euro, sino ai 26.600 euro, è ridotto. Sopra i 26.600 euro, il bonus non spetta.

Quale reddito rileva per il bonus 80 euro?

Il reddito rilevante ai fini del Bonus Irpef, in base alle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate [2], è da considerare come reddito complessivo lordo e non come reddito imponibile.

In particolare, per verificare il rispetto del limite dei 26.600 euro, occorre fare riferimento al reddito complessivo determinato secondo le disposizioni normative [3]. Pertanto, bisogna:

  • aumentare l’importo del reddito complessivo determinato ai fini Irpef dell’eventuale ammontare della quota di reddito esente prevista per i ricercatori e per i lavoratori rientrati in Italia;
  • sottrarre dal reddito complessivo l’ammontare delle eventuali somme erogate come Quir, cioè come parte integrativa della retribuzione (TFR in busta paga);
  • sottrarre l’eventuale bonus bebè spettante;
  • sottrarre il reddito dell’abitazione principale e delle relative pertinenze;
  • aggiungere i redditi provenienti dall’affitto di immobili assoggettati a cedolare secca, nonostante siano soggetti a tassazione separata.

Queste le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate: oltre alle voci esposte, non sono menzionate ulteriori deduzioni dal reddito complessivo.

Come si calcola il bonus 80 euro?

Non sempre il bonus Irpef ammonta a 80 euro mensili: pur essendo vero che l’importo di bonus Irpef spettante normalmente è pari a 960 euro annui, suddivisi in rate da 80 euro al mese, in diversi casi può spettare un importo inferiore.

L’importo, infatti, spetta in misura intera se il reddito complessivo è tra gli 8mila ed i 24.600 euro. Se l’importo è superiore ai 24.600 euro, sino ai 26.600 euro, è ridotto in base alla seguente formula:

  • 960 × (26600 – reddito complessivo): 2000.

Ad esempio, se il lavoratore possiede un reddito pari a 25mila euro, il credito spettante è pari a 768 euro. Se il reddito posseduto è pari a 25.900 euro, il bonus spettante sarà invece di soli 336 euro annui: in pratica, più è alto il reddito, più si abbassa il bonus.

Il bonus spetta se non si lavora tutto l’anno?

L’importo del bonus Irpef deve essere rapportato alle giornate lavorative e alle giornate assimilate a quelle lavorative: se un dipendente, ad esempio, con un reddito di 20mila euro annui, lavora per un totale di 260 giorni, ha diritto a circa 684 euro di bonus (in quanto l’importo annuo spettante, pari a 960 euro sino a 24.600 euro di reddito, si deve dividere per 365 e moltiplicare per le giornate di lavoro e assimilate, come quelle di disoccupazione indennizzata).

Come capire a quanto ammonta il reddito dell’anno?

Determinare in via presuntiva il reddito imponibile dell’anno non è semplice, soprattutto per chi è assunto con contratti flessibili, a termine o stagionali, e non ha la certezza di lavorare continuativamente.

Prevedere con esattezza il reddito complessivo annuo non è semplice neanche per chi ha un rapporto di lavoro continuativo ed è solito prestare spesso lavoro supplementare o straordinario, in quanto la paga mensile può variare notevolmente, o per chi percepisce incentivi o premi che non possono essere preventivati. Non dimentichiamo, poi, che anche l’intervento di assenze non indennizzate, come lo sciopero o l’aspettativa non retribuita, potrebbero rendere inattendibili i calcoli effettuati. Per non parlare dell’ipotesi del licenziamento.

Nella generalità dei casi, per determinare il reddito imponibile annuo, e verificare che superi gli 8mila euro ma non superi i 26.600 euro si deve:

  • prendere come riferimento la retribuzione lorda mensile, o l’imponibile Inps;
  • moltiplicarla per 13 mensilità (o 14, se si ha diritto alla quattordicesima);
  • togliere il 9,19% dal totale (si tratta dell’aliquota Inps a carico del lavoratore nella generalità dei casi, ma può variare a seconda dello specifico rapporto di lavoro);
  • in alternativa si può prendere, come riferimento, l’imponibile fiscale mensile, e moltiplicarlo per 13 o 14 mensilità;
  • se il risultato è inferiore a 8mila euro o superiore a 26.600 euro, il bonus non spetta;
  • se il risultato è tra 24.600 e 26.600 euro, il bonus spetta in misura ridotta (e deve essere calcolato con la formula precedentemente esposta);
  • se il risultato è tra 8mila euro e 24.600 euro, il bonus spetta in misura intera.

Attenzione, però, le variabili che possono entrare in gioco sono numerose, dal lavoro supplementare ai premi, dal lavoro straordinario alle assenze non retribuite, a ulteriori redditi al di fuori dello stipendio, agli scatti di carriera; se non si è certi del reddito futuro, è meglio rinunciare al bonus in busta paga.

Rinunciando al pagamento mensile del bonus di 80 euro, il beneficio non è perso, ma viene restituito in un’unica soluzione nella dichiarazione dei redditi, o direttamente in sede di conguaglio di fine anno.

Si può chiedere il bonus 80 euro nel conguaglio di fine anno?

Il lavoratore può scoprire di aver diritto al bonus solo al momento del conguaglio di fine anno.

Ipotizziamo che un dipendente, durante l’anno 2019, lavori con 2 contratti a termine pari a 182 e 183 giorni, ciascuno dei quali dia luogo alla corresponsione di un imponibile Irpef pari a 7mila euro.

Nessuno dei due datori di lavoro riconosce gli 80 euro mensili di bonus Irpef, in quanto il reddito presunto per ogni singolo rapporto risulta inferiore alla soglia minima di 8mila euro. Il dipendente chiede, però, al secondo datore di lavoro di effettuare il conguaglio di fine anno considerando il contratto precedente.

Ipotizzando che il dipendente possieda solo i due redditi esposti, possiamo affermare che nel conguaglio di dicembre avrà una bella sorpresa, per quanto riguarda il bonus Irpef: scoprirà, infatti, di aver diritto a 960 euro in misura intera, in quanto il suo reddito è tra gli 8mila ed i 24.600 euro e le giornate di lavoro a cui rapportare il credito sono 365.

Se il conguaglio di fine anno risulta a credito per il dipendente, gli importi sono restituiti dal datore di lavoro nel cedolino di dicembre e sono poi da lui compensati nel modello di pagamento F24. In caso d’incapienza, l’importo non restituito dal datore di lavoro deve essere indicato nel modello Cu, cioè nella certificazione unica.

E se il datore di lavoro non fa il conguaglio? In questo caso, come osservato, il bonus sarà riconosciuto nella dichiarazione dei redditi, con modello 730 o Redditi.

Si può chiedere il bonus 80 euro nella dichiarazione dei redditi?

La situazione appena descritta si verifica anche quando un lavoratore scopre di aver diritto al bonus nella dichiarazione dei redditi. Prendiamo il caso di un dipendente che, durante l’anno 2019, lavori con 2 contratti a termine pari a 182 e 183 giorni, ciascuno dei quali dia luogo alla corresponsione di un imponibile Irpef pari a 7mila euro.

Anche in questo caso, nessuno dei due datori di lavoro riconosce gli 80 euro mensili, in quanto il reddito presunto per ogni singolo rapporto risulta inferiore alla soglia minima di 8mila euro. Il dipendente non chiede, peraltro, al secondo datore di lavoro di effettuare il conguaglio finale considerando il contratto precedente.

Ipotizzando che il lavoratore possieda solo i due redditi esposti, possiamo affermare che anche lui, in sede di presentazione del 730, avrà una bella sorpresa, per quanto riguarda il bonus Irpef: scoprirà, infatti, di aver diritto a 960 euro in misura intera, in quanto il suo reddito si colloca nella fascia tra gli 8mila ed i 24.600 euro, e le giornate di lavoro a cui rapportare il credito sono 365.

Che cosa succede se il bonus 80 euro è a debito?

Può accadere anche il contrario, cioè che il contribuente abbia incamerato durante l’anno un bonus a cui non ha diritto. Questo potrebbe ad esempio accadere se l’interessato percepisce ulteriori redditi rispetto a quelli da lavoro dipendente, come un canone di affitto (anche se soggetto a cedolare secca): qualunque ne sia la causa, se la soglia di reddito sale oltre 26.600 euro ed il datore di lavoro, o sostituto d’imposta, non ha effettuato alcun conguaglio, l’interessato è costretto a restituire gli importi col 730 (o successivamente, con la presentazione del modello Redditi, che ha sostituito il modello Unico).

Se il datore di lavoro effettua il conguaglio di fine anno, e questo risulta a debito, l’importo viene trattenuto dal datore di lavoro nel cedolino di dicembre e versato tramite il modello di pagamento F24.

Rimborso e addebito del bonus Irpef nella dichiarazione dei redditi

Se il 730 risulta a credito per il dipendente, grazie al bonus Irpef spettante e non erogato, gli importi sono restituiti dal datore di lavoro nel cedolino di luglio o agosto e sono poi compensati nel modello F24. Se il dipendente non ha un sostituto d’imposta, l’importo è erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Se l’importo del bonus Irpef, invece, è a debito, viene trattenuto in più rate (secondo la scelta effettuata dal dipendente nel 730) dal datore di lavoro. Se il dipendente non ha sostituto d’imposta, l’importo deve essere pagato tramite modello F24.

note

[1] DL 66/2014.

[2] Circ. n. 9/E/2014.

[3] Art.1, Co. 13 e 27, L. 190/2014.

Immagine: 80 euro, di  Borsuk Renat


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