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Sintomi cistite

17 Febbraio 2019
Sintomi cistite

Conoscere e saper riconoscere i sintomi correlati alla cistite aiuta a curarla al meglio.

Ben nove milioni di persone in Italia soffrono di cistite. Fai parte di questi? Se la risposta è “Sì!” ben conoscerai i disagi fisici che questa infezione provoca. Se non vuoi essere solo bersaglio di cistite e subirla, è necessario che tu diventi consapevole del quadro generale, attraverso il passaggio fondamentale dell’informazione. Se la risposta è “No!”, sarà utile essere a conoscenza dei sintomi cistite per prevenirli o curarli se, malauguratamente, dovessi avvertirli.

Cistite: cos’è?

La cistite è una fastidiosa infiammazione che si scatena generalmente a seguito di un’infezione a livello delle basse vie urinarie.

Le vie urinarie, come ben saprai, servono per condurre l’urina verso l’esterno. Ciò avviene attraverso due condotti: a. gli ureteri, che convogliano l’urina dai reni alla vescica e b. l’uretra, porzione dell’ultimo tratto escretore che mette in comunicazione la vescica con l’ambiente esterno e attraverso la quale l’urina viene emessa con l’atto volontario (o involontario in alcune condizioni patologiche) della minzione.

Tra le infezioni del tratto urinario, la cistite è la più diffusa: basti pensare che la percentuale di insorgenza è di circa il 10-20% nel solo sesso femminile.

Chi sono i soggetti più predisposti a cistite?

Nessuno di noi è immune da cistite, ma i soggetti più colpiti sono le donne, di rado il sesso maschile e i bambini. Ti starai chiedendo: Perché? La maggiore predisposizione femminile alle infezioni urinarie è dovuta all’assenza delle secrezioni prostatiche che hanno azione battericida, alla vicinanza tra vagina e retto e, principalmente, alla differente conformazione anatomica dell’uretra rispetto all’uomo, che nella donna risulta essere di gran lunga più corta. Per i batteri sarà quindi facile risalire il breve condotto dell’uretra, raggiungere la vescica e moltiplicarsi.

Da cosa è causata la cistite?

Il tuo apparato urinario può divenire suscettibile di infezione a seguito di una disbiosi della flora batterica vaginale che, di per sé, rappresenta la primaria linea di difesa grazie alla presenza di lattobacilli.

Qualora si verifichi un disquilibrio dell’ecosistema vaginale, i lattobacilli non riescono più ad ostacolare la crescita di altri microorganismi patogeni come normalmente farebbero. In questo modo batteri o altre specie nocive proliferano in maniera esponenziale, colonizzano la vescica e/o l’uretra e sopraggiunge la temuta cistite.

Potrai dedurre che non si tratta di batteri che arrecano vantaggi all’ambiente in cui si trovano, ma di specie batteriche che si insediano in un tessuto diverso rispetto a quello in cui sono presenti.

Nella fattispecie, i batteri responsabili della cistite provengono il più delle volte dal grosso intestino e sono di origine fecale, di cui l’Escherichia Coli ne è l’esempio. Quest’ultimo riesce ad ancorarsi saldamente all’epitelio uretrale e vescicale per mezzo di specifiche componenti strutturali e resiste persino al flusso urinario.

Uretra e vescica, inoltre, possono essere raggiunte dai microorganismi anche per via discendente – qualora provengano dal rene – o per via ematica. All’alterazione dell’ambiente vaginale si accompagnano molteplici fattori che concorrono all’instaurarsi della cistite.

Fattori di rischio accertati possono essere una scorretta igiene intima, rapporti sessuali non protetti, malattie sessualmente trasmissibili, l’utilizzo di tamponi vaginali durante il periodo mestruale, la menopausa (a causa della carenza estrogenica), l’indebolimento delle difese immunitarie, l’essere portatori di cateteri urinari, quadri di calcolosi renale, ipertrofia prostatica nell’uomodiabete (perché la presenza di glucosio nelle urine è un fattore predisponente della crescita batterica), detergenti intimi inadatti o una terapia antibiotica non mirata.

Cistite: quali sono i sintomi?

La cistite è accompagnata da una serie di sintomi che possono manifestarsi contemporaneamente o in parte. Essi variano a seconda dell’età del paziente, dell’agente responsabile e di altre patologie concomitanti.

In corso di cistite potresti accusare sintomi specifici, tra cui:

  • ingente e frequente stimolo di urinare (pollachiuria) perché è come se avessi la sensazione di vescica piena e non del tutto svuotata;
  • difficoltà nell’emettere urina (disuria) che tende a fuoriuscire goccia a goccia;
  • dolore sovrapubico, bruciore persistente e sensazione pungente durante e dopo la minzione;
  • urine maleodoranti, torbide o con tracce di sangue (ematuria).

Alle primissime avvisaglie di uno o più di questi sintomi, richiedi un consulto medico! Potresti soffrire anche di sintomi non specifici, comuni ad altre affezioni patologiche ma comunque correlabili a quadri di cistite, come:

  • astenia e spossatezza;
  • mal di schiena in zona lombare;
  • brividi di freddo o febbre, quando l’infezione in atto non è più acuta, ma grave.

Se ad essere stato colpito da cistite è il tuo bimbo, potrà palesare il fastidio dell’infezione urinaria anche con minzione involontaria notturna, sebbene abbia imparato ad andare in bagno in autonomia. Tale condizione, nota come enuresi, non è una manifestazione esclusiva di cistite, ma va riferita al medico per contestualizzarla con l’intero quadro clinico.

Talvolta, la cistite può non presentare sintomi e decorrere con batteriuria asintomatica, perché è confermata solo dalla presenza di carica batterica nelle urine.

Come diagnosticare la cistite?

La cistite viene diagnosticata sulla base dell’osservazione medica dei sintomi specifici sopraelencati e sulla base di ulteriori analisi, quali l’esame delle urine e l’urinocoltura, al fine di identificare e discriminare l’agente infettante.

Dovrai sottoporti all’esame microbiologico di urinocoltura se: la cistite tende a recidivare; se i sintomi e i segni clinici persistono; se il trattamento terapeutico condotto sia risultato fallimentare.

Per rendere attendibile questo esame diagnostico dovrai, sempre secondo l’indispensabile indicazione dello specialista, sospendere possibili terapie antibiotiche o antifungine entro le 48 ore antecedenti l’esame.

La mattina del giorno in cui consegnerai il campione, dopo aver espulso il primo getto, procedi col raccogliere le urine nell’apposito contenitore sterile e consegnalo al più presto al laboratorio di analisi. Qualora la concentrazione batterica urinaria risulti essere superiore a 100.000/ml si fa diagnosi di cistite e si procede con l’antibiogramma per testare la sensibilità del ceppo batterico agli antibiotici.

Cosa fare se hai la cistite?

Se il tuo medico ha diagnosticato la cistite, niente paura! Ti darà i giusti consigli per curarla per bene e per tempo. Difatti, i sintomi con cui si accompagna, nonostante siano mal tollerati, tenderanno a regredire entro le 24-48 ore dall’inizio del trattamento fino a loro completa scomparsa.

Questo non significa di certo che tu debba trascurarli, anzi: è d’obbligo individuare e curare la cistite precocemente prima che l’infezione possa recidivare, cronicizzare o, peggio ancora, estendersi ai reni scatenando la pielonefrite.

Come curare la cistite?

Per accelerare i tempi di guarigione potresti affidarti a formulati fitoterapici, i cui estratti vegetali vantano proprietà disinfettanti. Potrai optare per quello più adatto alle tue esigenze, scegliendo tra una vasta gamma di rimedi disponibili, tra cui:

  • uva ursina: è il rimedio fitoterapico per eccellenza nella cura delle affezioni del tratto urinario, grazie alla sinergia dei principi attivi presenti nel suo fitocomplesso. Potrai assumerla sotto forma di integratori in capsule, tintura madre, tisane, decotti o macerati freddi. Oltre alle attività antibatteriche, questo composto naturale possiede anche attività drenanti e diuretiche ed è quindi fortemente sconsigliato se sei affetto da patologie renali o ipersensibile al principio attivo. L’uva ursina è anche controindicata nei bambini con età inferiore ai 12 anni, durante l’allattamento e in gravidanza perché stimola la contrattilità uterina;
  • succo di mirtillo: i numerosi attivi in esso presenti esercitano un’azione antimicrobica sull’uretra, molto utile per prevenire le recidive. Essi ostacolano l’aderenza dei batteri responsabili della cistite perché rendono la superficie mucosa antiadesiva;
  • corbezzolo: vero e proprio nettare per le tue vie urinarie da assumere sotto forma di tisana o tintura madre idroalcolica.

Cosa hanno in comune questi prodotti naturali? L’arbutina! Ad essa si ascrivono azioni disinfettanti e antisettiche, antinfiammatorie e antibatteriche, svolte soprattutto a livello dell’apparato urinario.

L’arbutina è un glicoside idrochinonico da considerarsi come un pro farmaco: per esplicare la sua azione curativa, è necessario che si generi l’idrochinone, il principio attivo responsabile dell’inibizione della replicazione batterica.

L’idrochinone attivo si ottiene in seguito a tutta una serie di trasformazioni entero-epatiche e, una volta raggiunto i reni, esercita la sua azione antibatterica a livello locale ed in presenza di urine basiche (cioè con pH alcalino e ricche di ammoniaca).

Un altro rimedio naturale considerato altrettanto efficace è l’integratore di D-mannosio, uno zucchero naturale semplice che viene escreto perlopiù attraverso le urine. Per quanto non sia ancora comprovato ufficialmente dalla medicina sperimentale, è certo che a questo zucchero sia imputata la capacità di legarsi saldamente ai pili batterici di batteri come l’Escherichia Coli impedendo, così, il loro conseguente ancoraggio alla mucosa vescicale.

Tutti questi rimedi sono indicati nel trattamento di cistite non grave o come complemento della terapia antibiotica. Qualora i sintomi non dovessero migliorare, significa che la cistite in atto è ben più complessa e sarà opportuno associare un antibiotico con azione a livello urinario.

Esempi sono: la ciprofloxacina, l’ofloxacina e l’acido nalidixico, la fosfomicina trometamolo, il trimetoprim, l’amoxicillina e cefalosporine di seconda o terza generazione.

Sarà il medico a stabilire tipologia, dosaggio e posologia in funzione dell’entità del quadro clinico e della sensibilità locale. Il tuo unico “dovere” è non interrompere il ciclo di terapia prima del termine stabilito: farlo equivale ad aumentare il rischio di cronicizzazione e di fenomeni di resistenza agli antibiotici.

I sintomi dolorosi della cistite non ti danno tregua? Potrai mascherarli assumendo farmaci come l’ibuprofene, l’acido acetilsalicilico o il paracetamolo (inidicato in caso di cistite associata a febbre).

Come prevenire la cistite?

Idrata il tuo organismo bevendo almeno i canonici 1.5/2 litri di acqua minerale al giorno e lontano dai pasti. L’acqua favorisce la diuresi e diluisce molto la carica batterica nelle urine. Se la cistite è già in corso, aggiungi qualche goccia di limone in un bicchierone d’acqua per sfruttare le sue proprietà antibatteriche e antisettiche.

Non trascurare l’igiene intima e, specie se sei donna, è fondamentale che ti pulisca sempre dal davanti verso il dietro per evitare che i batteri della zona anale vengano trasportati in vescica. Ricorda che un’igiene accurata della tua zona intima è consigliata prima e dopo i rapporti sessuali ed è buona norma urinare a loro compimento cosicché venga facilitato l’allontanamento di eventuali germi trasmessi.

Le corrette abitudini igienico-comportamentali faranno la differenza sia che tu voglia prevenire che debellare la cistite. Accorta, però, a non accedere! Frequenti lavande vaginali indeboliscono le difese.

Lava le mani con acqua tiepida e sapone neutro: le mani sporche sono ricettacolo e veicolo di organismi nocivi. Lavale meticolosamente non solo dopo essere andato in bagno ma anche prima. Non inserire l’assorbente interno, le coppette mestruali o il diaframma se non le hai igienizzate. Se sei un soggetto con predisposizione alla cistite, è consigliato l’uso di assorbenti esterni.

Usa un detergente intimo di qualità, delicato e non schiumogeno, avente un pH acido ed una blanda azione batteriostatica.

Ai primi avvertimenti di stimolo, fai la pipì e prenditi del tempo per svuotare completamente la vescica. Trattenerla in vescica più del dovuto fa male perché i prodotti di scarto contenuti nell’urina, se stanno a lungo contatto con la mucosa vescicale, si concentrano facilitando le crisi di cistite. Una minzione regolare garantisce un continuo lavaggio della parete vescicale ed impedisce ristagno e ed attecchimento dei batteri patogeni.

Presta attenzione a cosa mangi! Evita il consumo di alimenti che possano irritare ancor di più le vie urinarie: no a cibi speziati, caffè e tè, carne e pesce affumicati, peperoncino, cioccolata e bevande alcoliche. Sì ad alimenti che acidificano le urine come prugne e mirtilli. Integra l’alimentazione con yogurt (specie se sei in cura antibiotica), legumi, cereali integrali, tuorlo d’uovo, frutta e verdura fresca di stagione.

Evita di indossare indumenti intimi stretti, sintetici e colorati. Prediligi quelli in bianco e in fibre naturali al 100%, come il cotone che favorisce la normale traspirazione.


3 Commenti

  1. Sono Infermiera Professionale ed ho sofferto di cistite recidivante per 4 anni di fila. Ho preso mirtilli ed antibiotici sempre mirati in base all’antibiogramma anche come profilassi per 6 mesi tutti i giorni. Purtroppo non ho mai risolto nulla. Anzi, peggioravo di anno in anno non solo a livello vescicale, ma anche intestinale e vaginale instaurando un potente circolo vizioso che sono riuscita a spezzare solo quando paradossalmente ho smesso di assumere antibiotici. I mirtilli, la vitamina c e tutti i prodotti acidificanti han fatto sì che il quadro peggiorasse sempre di più (era come mettere del succo di limone su una ferita aperta: l’infiammazione aumentava ulteriormente anche se non avevo più batteri). Contemporaneamente ho cominciato ad assumere d-mannosio (uno zucchero naturale che si attacca ai batteri impedendogli di attaccarsi alla vescica), fermenti lattici vaginali (per ripristinare la flora batterica locale, prima difesa che una donna ha contro il passaggio dei batteri dall’ano all’uretra) ed orali (per ripristinare la flora intestinale rovinata anch’essa dalle terapie antibiotiche), ho eliminato ogni detergente intimo (che alterava il ph vaginale e non faceva altro che asportare le secrezioni vaginali contenenti la poca flora batterica residua ed importanti sostanze difensive) e ho buttato sia i salvaslip che gli assorbenti sintetici che non permettevano alla pelle di traspirare creando l’umidità ideale per la proliferazione batterica e micotica (quindi peggiorando le perdite per le quali mettevo il salvaslip!).
    Da allora (10 anni) non ho avuto più nulla!
    Ho così aperto un’associazione onlus per non disperdere tutte le informazioni acquisite in questi anni di malattia e per aiutare ad uscirne quante più donne possibile. Abbiamo un forum autonomo in cui 7000 donne affette da cistite si uniscono e si supportano per un aiuto concreto reciproco.

    1. Lei è un’ INFERMIERA l’aggettivo Professionale, è stato ABOLITO da anni Lice . Un Suo Collega INFERMIERE !!

  2. Dopo 25 anni di attività in cui questa definizione ci ha accompagnato quotidianamente per differenziarci dai vecchi infermieri generici (presenti ancora oggi in qualche RSA), l’abitudine è dura a morire. Ma hai perfettamente ragione.

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