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Motivi per chiedere separazione

18 Febbraio 2019


Motivi per chiedere separazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Febbraio 2019



Cause di separazione per colpa: con l’addebito si perde l’assegno di mantenimento.

Perché ci si separa?  La cosiddetta crisi del settimo anno, nell’era telematica e delle relazioni virtuali, ha anticipato al quarto. Le coppie si dicono addio prima e in maggior numero. Dati alla mano, solo in Italia – Paese da sempre ortodosso nella concezione della famiglia – la percentuale è impressionante: quasi un terzo delle coppie si separa. In questo calcolo statistico però vengono comprese anche le finte separazioni, quelle studiate solo per abbassare l’Isee ed avere prestazioni socio-assistenziali o per riparare i beni di famiglia dai pignoramenti dei creditori. 

Non c’è – né potrà mai esserci – un report statistico che indichi con precisione le ragioni delle separazioni e divorzi. E questo soprattutto per due motivi. Da un lato, quasi sempre i coniugi non sono d’accordo sulla reale causa della rottura del matrimonio, l’uno dando spesso la colpa all’altro. Dall’altro lato, quando ci si separa consensualmente, marito e moglie non sono tenuti a specificare al giudice l’origine della crisi, potendosi limitare a sostenere solo che la convivenza è divenuta intollerabile.

Ecco perché, nel momento in cui ci si chiede quali sono i motivi per chiedere la separazione, in realtà ci si riferisce ai procedimenti di separazione giudiziale, quelli cioè intentanti quando non c’è accordo tra i coniugi. Vedremo però a breve che anche questa domanda lascia il tempo che trova.

Cause di separazione senza colpa

Secondo alcuni studi, le ragioni che portano le coppie a separarsi sono da ricercare nell’irrinunciabile individualità delle persone, non più tolleranti come un tempo a stili di vita diversi dai propri. Così, sempre più spesso, marito e moglie si lasciano andare in una progressiva indifferenza, ciascuno impegnato a vivere la propria giornata. Questo porta a un graduale allontanamento anche nella vita intima e, quindi, nei rapporti sessuali. La nascita di un figlio, a volte, anziché avvicinare, allontana e la gestione del minore diventa motivo di continui litigi. A separarsi più facilmente sono le coppie che si sposano giovani e quelle dove uno dei due ha un’attività lavorativa che lo obbliga a lunghi e continui viaggi. 

Ci sono poi le questioni di soldi che, se non sono riuscite a separare le coppie dei nostri genitori – spesso costrette a dividersi i legumi sul piatto – oggi mietono tante vittime quanto l’intramontabile tradimento. Tradimento che si è ormai arricchito di nuovi strumenti: chat, social network e siti di incontri sono una mina per i matrimoni.

Il fatto di non essere più innamorati non è considerata una colpa. Ciascuno dei due coniugi può dire all’altro di non amarlo più senza che da ciò possano per lui derivare conseguenze di tipo risarcitorio. Il matrimonio liberamente inizia e liberamente può finire.

Bisogna avere dei motivi per separarsi?

Unica condizione per separarsi è che la convivenza sia diventata intollerabile. Tuttavia l’intollerabilità viene intesa in senso “soggettivo”. È intollerabile non ciò che “oggettivamente”, e per una persona media, può definirsi tale (ad esempio un marito violento), ma ciò che viene avvertito dal singolo coniuge secondo la propria sensibilità. Tanto è vero che non bisogna fornire al giudice le prove di tale circostanza. Ad esempio, la moglie che ritiene intollerabile il fatto che il marito torni tardi la sera dal lavoro è autorizzata a chiedere la separazione, senza che debba motivare al tribunale le ragioni di tale suo sentimento o addirittura dimostrarle. Le basterà semplicemente dire che, a suo avviso, la convivenza è diventata intollerabile; non deve quindi scendere nei dettagli dei fatti specifici, né il giudice le farà domande in merito. Il solo fatto che una persona si rivolga al tribunale per chiedere la separazione è, per la nostra legge, un elemento più che sintomatico della crisi del matrimonio, sufficiente ad emettere una sentenza di separazione prima e di divorzio dopo.

Si capisce allora che il presupposto della separazione (appunto l’intollerabilità della convivenza) è di pura forma, potendo ciascuno far cessare il matrimonio a semplice richiesta e senza dover provare le ragioni della rottura dell’unione.

Tanto è vero che può andare in tribunale anche uno solo dei coniugi, senza cioè il consenso dell’altro, il quale sarà conseguentemente costretto a subire la decisione altrui. In altri termini basta che sia solo la moglie o il marito a chiedere la separazione per determinare la fine del matrimonio, a prescindere quindi dall’opposizione dell’ex. Se, in una coppia, la donna chiede la separazione e l’uomo invece si oppone, il giudice – al di là delle motivazioni che hanno spinto la prima ad agire in giudizio – è tenuto a concederla. 

Motivi per chiedere la separazione

I motivi per chiedere la separazione rilevano solo ai fini del cosiddetto addebito. Di cosa si tratta? Quando parliamo di addebito ci riferiamo alla separazione per colpa oggettiva. Ci spieghiamo meglio.

Il Codice civile elenca i doveri del matrimonio. La violazione di uno di tali comportamenti consente al coniuge, che non intende perdonare, di chiedere la separazione con imputazione della responsabilità all’altro. Questo tipo di accertamento implica la perdita del diritto al mantenimento e dei diritti successori. 

Per fare un esempio pratico, immaginiamo una moglie che abbandoni il marito a casa e vada via senza alcuna intenzione di far più ritorno. In tal caso il marito può agire in tribunale e chiedere la separazione con addebito. Le conseguenze per la moglie saranno due (e due soltanto):

  • l’impossibilità di chiedere l’assegno di mantenimento anche se ha un reddito basso o è disoccupata;
  • l’impossibilità di pretendere l’eredità del marito qualora questi dovesse morire prima del divorzio (difatti con la separazione i coniugi, di regola, mantengono i diritti successori l’uno nei confronti dell’altro, diritti che si perdono definitivamente con il divorzio).

Se l’addebito dovesse essere pronunciato a carico del coniuge con un reddito più elevato, questi sarebbe comunque tenuto a versare il mantenimento: e non già per l’addebito ma proprio per la sua ricchezza. Il mantenimento infatti non è una sanzione ma una misura per riequilibrare le condizioni economiche dei due ex coniugi.

Quindi, nel momento in cui ci si chiede quali sono i motivi per la separazione è chiaro che ci si riferisce a quei comportamenti che, in violazione del Codice civile, possono implicare l’addebito. Questi sono:

  • la violazione dell’obbligo di fedeltà: il tradimento (o, per dirla in termini tecnici, l’adulterio) è causa di separazione con addebito solo se è stato la causa della separazione e non invece l’effetto di una crisi già in atto. Ad esempio, la moglie maltrattata e picchiata, che ha ormai interrotto ogni contatto col marito, non può essere ritenuta colpevole se inizia una relazione con un altro uomo. Qui infatti la vera causa della crisi coniugale sono state le violenze inferte alla donna. Chi viene accusato di infedeltà, quindi, se vuol difendersi (e accampare pretese di mantenimento) deve dimostrare che l’intollerabilità della convivenza ha avuto inizio in epoca anteriore al tradimento;
  • l’abbandono della casa coniugale: si verifica quando uno dei due coniugi va via di casa senza una valida ragione senza più voler tornare. Non vi rientra quindi l’allontanamento per pochi giorni come pausa di riflessione. Non vi rientra neanche l’abbandono causato dalle violenze subite, per tutelare la propria incolumità. I coniugi assumono, con il matrimonio, il dovere di coabitare; la residenza viene determinata di comune accordo. Se i coniugi sono in disaccordo sulla fissazione della residenza possono congiuntamente richiedere al giudice, senza che sia necessario rispettare particolari formalità, di adottare la soluzione che quest’ultimo ritiene più adeguata alle esigenze dell’unità e della vita della famiglia;
  • la lesione della libertà, dignità e personalità dell’altro coniuge: ciascun coniuge deve essere libero di manifestare il proprio pensiero all’interno e all’esterno dell’ambito familiare. La personalità di ognuno non può essere limitata ed eventuali comportamenti che la comprimono giustificano la separazione personale (causando l’intollerabilità della convivenza). I coniugi sono liberi di scegliere le proprie frequentazioni: nessuna limitazione può essere imposta se la relazione personale non viola il dovere di fedeltà. Pertanto il comportamento del marito che impedisce alla moglie di mantenere contatti con la propria famiglia di origine costituisce causa di addebito. Un’altra libertà correlata a quella di manifestazione di pensiero è la libertà di religione. In generale i coniugi possono professare la propria religione e l’uno non può imporre il proprio credo all’altro. 
  • la violazione dell’obbligo di collaborazione. Ciascun coniuge è libero di scegliere quale lavoro intraprendere. La decisione di non lavorare però deve essere condivisa da entrambi posto che ciascun coniuge ha l’obbligo di contribuire alle esigenze materiali della famiglia; il che significa che chi non ha un’occupazione o non vuol intraprendere un’attività (libera o subordinata) dovrà comunque badare al ménage domestico, alla casa e ai figli. Il coniuge che fa mancare alla famiglia il proprio contributo è colpevole e può essere passibile di addebito;
  • la violazione del dovere di assistenza morale e materiale: ogni coniuge deve prendersi cura dell’altro, in salute o in malattia. Il coniuge che fa mancare l’assistenza all’altro quando questi è disabile o non è in grado di badare a sé stesso può subire l’addebito. Violano l’obbligo di assistenza morale e materiale, ad esempio, i comportamenti con cui un coniuge: aggredisce l’altro fisicamente o anche solo con ingiurie o offese, svalutandolo come coniuge e genitore; tratta l’altro in modo autoritario e violento; si rifiuta di avere rapporti sessuali; nega l’assistenza al coniuge in caso di malattia;
  • la violazione della privacy: ciascun coniuge deve rispettare la sfera privata e personale dell’altro. Generalmente non sono ammesse ingerenze nella privacy del proprio congiunto (ad esempio la lettura di email, lettere, messaggi, l’apertura del cellulare); tuttavia il desiderio di riserbo deve essere contemperato con il dovere di assistenza che impone ai coniugi di non pregiudicare la comunione di vita familiare privilegiando i propri interessi personali.

note

Autore immagine: uomo donna separazione di jiris


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10 Commenti

  1. Mio marito non vuole darmi la separazione…Non sopporto più la convivenza. Litigi a tutte le ore e per qualsiasi motivo. Non reggo tutta questa ostilità e quando vado a lavoro sono sempre ansiosa e nervosa. Ho bisogno di porre fine a questo matrimonio. Come posso fare?

    1. Buongiorno Gilda! Si può ottenere la separazione nonostante l’opposizione del coniuge. Se anche il marito o la moglie non vuole andare in tribunale l’altro lo può fare ugualmente da solo. L’eventuale opposizione del coniuge al procedimento di separazione e divorzio non costituisce un ostacolo all’intervento del giudice. Per ulteriori informazioni leggi il nostro articolo Come convincere il coniuge a dare la separazione https://www.laleggepertutti.it/273259_come-convincere-il-coniuge-a-dare-la-separazione

    1. Max la separazione dinanzi all’ufficiale di stato civile ha un costo pari a € 16 euro per i diritti da versare all’ufficio di stato civile. Maggiore è il costo di una separazione con la negoziazione assistita. Qui le parti devono pagare l’onorario al loro avvocato, che può variare da € 1.500 a € 3.000, a seconda della città e delle tariffe praticate dal legale. In compenso non è dovuto il pagamento di bolli o tasse. In tribunale i costi per la separazione variano a seconda che le parti scelgano la consensuale ovvero quella giudiziale. È comunque sempre dovuto il contributo unificato che nel primo caso è pari a € 43 euro mentre nel secondo è pari a € 98 euro. Colui che avvia la separazione anticipa il pagamento del contributo unificato oppure, nella procedura consensuale, può essere diviso tra i coniugi. Al contributo unificato si deve aggiungere l’onorario degli avvocati. Nella separazione consensuale l’avvocato può anche essere uno per entrambi i coniugi, con risparmio di costi. La parcella può essere sostenuta al 50% da marito e moglie, salvo diversi accordi. I costi possono variare da città a città e possono partire da € 1.000 fino ad arrivare a € 2.500/3.000 in relazione anche alla complessità della redazione dell’atto e del numero di sedute allo studio dell’avvocato per raggiungere l’accordo. Nella separazione giudiziale l’onorario da pagare all’avvocato è più alto e può anche superare i € 5.000 a seconda della difficoltà e della durata della causa. Le parti che non dispongono di condizioni economiche adeguate, possono essere assistiti con il gratuito patrocinio, e non dovranno neanche pagare il contributo unificato. Inoltre, in questo tipo di separazione, colui che perde la causa è tenuto al pagamento delle spese processuali all’altra parte, che in genere vanno da € 1.500 ad € 4.000, dipendendo dal valore della causa, dalla complessità delle questioni trattate e delle attività svolte nel corso del giudizio.

  2. Mia moglie non vuole fare più sesso con me… Ogni sera c’è una scusa nuova. Ho provato a chiederle spiegazioni ma non si esprime sull’argomento. Posso addebitarle la separazione?

    1. Ugo tra i vari doveri conseguenti al matrimonio vi è quello delle “coccole”. Se anche il codice civile non lo dice espressamente, i rapporti sessuali rientrano nei doveri di assistenza morale che i coniugi sono tenuti a garantirsi l’un l’altro. Tanto è vero che la mancata consumazione del matrimonio è causa di annullamento delle nozze. Da ciò, indirettamente, si evince la natura “essenziale” dei rapporti fisici. Quando il rifiuto ai rapporti sessuali proviene da uno solo dei due coniugi bisogna verificare le ragioni che sono alla base di tale decisione: solo se giustificate da un comportamento illecito dell’altro non implicano responsabilità. La moglie può rifiutarsi di avere rapporti col marito se questo la picchia, le fa mancare l’assistenza morale e materiale, è assente, la umilia o crea un clima di tensione. Tanto è stato confermato da una recente ordinanza della Cassazione. Per i Giudici erano giustificati i “no” della moglie alla possibilità di rapporti intimi col marito. Insomma, il semplice fatto di non voler fare sesso col marito non è sufficiente per addebitare alla moglie la separazione della coppia. Decisiva la constatazione che i “no” della donna erano dovuti a una malattia e all’atmosfera opprimente creata in casa dal coniuge. Nel giudizio in oggetto è stato dimostrato che la moglie aveva sì «abbandonato la casa coniugale» ma a causa del «clima di tensione esistente da anni nei rapporti con il marito». E in questa ottica si è collocato anche «il rifiuto della donna» alle richieste del coniuge di «avere rapporti intimi». L’opprimente atmosfera instaurata a casa dal marito non poteva agevolare una normale vita di coppia.

  3. Io e il mio ex abbiamo un cane… Come si stabilisce a chi va dopo la separazione? Il giudice può decidere con chi può stare l’animale domestico?

    1. Di fronte ad una coppia che si vuole separare, litiga su tutto e non riesce neanche a mettersi d’accordo sulla sistemazione degli animali di casa, tocca al giudice fare chiarezza, applicando, in sostanza, le norme previste per l’affido dei figli. Fino ad oggi, gran parte delle sentenze non si sono pronunciate sull’argomento “animali domestici” nonostante invece la richiesta dalle parti. I giudici hanno preferito distinguere le questioni ritenute “serie” – quelle cioè sui figli e sul mantenimento – da quelle invece più “sentimentali” che non trovano nella legge una tutela. In buona sostanza, molti tribunali hanno sostanzialmente invitato i coniugi a trovare una soluzione condivisa al di fuori delle aule giudiziali. In questo modo si è cercato di non mettere sullo stesso piano i litigi sull’affidamento dei figli a quelli sull’affidamento degli animali. Solo qualche volta, ma esclusivamente in sede di separazione consensuale, il giudice – seppur con molta riluttanza – ha convalidato gli accordi tra marito e moglie volti a stabilire le regole di assegnazione anche dell’animale domestico. In generale la giurisprudenza ha detto che sarebbe auspicabile che le questioni relative all’affidamento del cane (del gatto e di qualsiasi altro animale di affezione) siano tenute al di fuori dell’accordo di separazione tra i coniugi e formino invece oggetto di un’ulteriore e apposita scrittura (che assumerebbe quindi le caratteristiche di un normalissimo contratto). Questo però non toglie che, se anche i coniugi dovessero inserire, nell’accordo di separazione, una previsione in merito all’affidamento del cane o del gatto e all’eventuale diritto di visita, ciò non contrasterebbe con nessuna norma; un patto del genere non può essere pertanto considerato proibito. Del resto nulla toglie che, con la separazione e il divorzio, gli ex coniugi disciplinino anche le questioni non strettamente economiche. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/276406_a-chi-va-lanimale-domestico-dopo-la-separazione

  4. Buona domenica. Io e mio marito, dopo vari litigi, finalmente siamo arrivati ad un accordo: la separazione consensuale. Potete darci maggiori informazioni su come procedere? E’ necessario che entrambi nominiamo due avvocati oppure possiamo rivolgerci ad uno solo? Grazie mille

    1. Se marito e moglie vogliono separarsi e hanno trovato un accordo sui termini del distacco – mantenimento, divisione dei beni, collocamento dei figli e relativo affidamento, visite, ecc. – possono procedere con la separazione consensuale. Non è necessario un avvocato per ciascuno dei due, ben potendo la procedura essere gestita anche da un unico legale nominato di comune accordo. Leggete il nostro articolo Fac-simile ricorso separazione consensuale https://www.laleggepertutti.it/277236_fac-simile-ricorso-separazione-consensuale Abbiamo riportato il fac-simile di ricorso per la separazione consensuale.

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