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Riduzione contributi Inps forfettari

21 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Febbraio 2019



Imprenditori che aderiscono al nuovo regime forfettario: quando spetta e a quanto ammonta lo sconto sui contributi Inps?

Hai da poco aderito al nuovo regime forfettario, il regime fiscale agevolato che consente di beneficiare di una tassazione sostitutiva del 15% (del 5%, per le start-up che presentano specifici requisiti)?

Forse non sai che, oltre allo sconto nella tassazione, puoi aver diritto anche a uno sconto contributivo, cioè ad uno sconto sui contributi da pagare all’Inps. Questo sconto ti spetta, però, se sei iscritto all’Inps come imprenditore, ossia presso le gestioni degli artigiani e dei commercianti, e non se sei un libero professionista iscritto alla gestione separata.

Che cos’è la riduzione contributi Inps forfettari? Si tratta di una riduzione dei contributi complessivamente dovuti all’Inps, pari al 35%. Questa riduzione, però, non sempre si traduce in un vantaggio, perché determina un minor ammontare dei contributi accreditati per la pensione: in parole semplici, per colpa della riduzione dei contributi si ottiene una pensione più bassa, e si può addirittura arrivare più tardi al pensionamento.

Ma procediamo per ordine e vediamo, dopo aver chiarito chi può beneficiare del nuovo regime fiscale forfettario e quali sono i vantaggi previsti, come funziona lo sconto dei contributi per gli imprenditori forfettari: a chi spetta, che cosa fare per ottenerlo, che cosa fare se non ci si vuole più avvalere della riduzione contributiva, che cosa succede alla pensione.

Come funziona il regime forfettario?

Il forfettario è un regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 [1]: questo regime è simile, per molti aspetti, al vecchio regime dei contribuenti minimi; ad oggi, considerando che non è più possibile fruire dei vecchi minimi, avvalersi di questo regime risulta la scelta più conveniente per i liberi professionisti che avviano l’attività e che non prevedono grosse spese o investimenti.

Il regime forfettario, infatti, prevede la tassazione sostitutiva ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività, se si soddisfano particolari requisiti, e la tassazione sostitutiva al 15% negli altri casi, l’esenzione dall’Iva e dai relativi adempimenti (dichiarazione Iva, spesometro, comunicazione delle liquidazioni periodiche…), dagli studi di settore, dall’Irap, dall’Irpef, dalle addizionali e dalla tenuta delle scritture contabili.

Chi può aderire al regime forfettario?

Possono accedere al regime forfettario le persone fisiche, sotto forma di ditta individuale o liberi professionisti; non sono ammesse le società, né i soci di società di persone (come Snc o Sas), di associazioni assimilate o di società a responsabilità limitata trasparenti (Srl trasparenti).

Dal 2019 non sono ammessi coloro che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Non sono ammessi neanche coloro la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a questi datori di lavoro.

Quali sono i requisiti per aderire al forfettario?

I requisiti per accedere al regime forfettario sono i seguenti:

  • i compensi dell’anno precedente non devono risultare superiori alla soglia massima di ricavi annua, che varia a seconda dell’attività esercitata; dal 2019, la soglia massima di ricavi è uguale per tutti, e pari a 65mila euro;
  • le spese per lavoro dipendente, nell’anno precedente, devono risultare inferiori a 5mila euro; questo limite è stato abolito dalla legge di Bilancio 2019;
  • il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio precedente non deve superare 20mila euro; anche questo limite è stato abolito dalla legge di Bilancio 2019;
  • per chi fruisce della riduzione della tassazione, cioè del forfettario super agevolato con tassazione al 5%, i requisiti sono gli stessi un tempo previsti per i contribuenti minimi:
    • il contribuente non deve avere esercitato, nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;
    • l’attività da esercitare non deve costituire, in nessun modo, una mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
    • se viene proseguita un’attività svolta in precedenza da un altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non deve risultare superiore al limite che consente l’accesso al regime.

Quanto può fatturare chi aderisce al forfettario?

La soglia massima annua di ricavi, per chi rientra nel forfettario, sino al 31 dicembre 2018 cambia a seconda dell’attività esercitata.

  • commercio (al dettaglio e all’ingrosso): 50.000 euro annui;
  • commercio di alimenti e bevande e commercio ambulante di alimenti e bevande: 40.000 euro annui;
  • commercio ambulante non alimentare: 30.000 euro annui;
  • costruzioni e attività immobiliari: 25.000 euro annui;
  • intermediari del commercio: 25.000 euro annui;
  • servizi di alloggio e di ristorazione: 50.000 euro annui;
  • attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: 30.000 euro annui
  • altre attività economiche: 30.000 euro annui;
  • industrie alimentari e delle bevande: 45.000 euro annui.

Un libero professionista aderente al forfettario poteva fatturare, dunque, sino a 30mila euro annui, mentre una ditta individuale del commercio, come un negozio, poteva fatturare sino a 50mila euro.

Dal 2019, le soglie di ricavi sono uguali per tutti e pari a 65mila euro.

Quanto dura il regime forfettario?

Il regime forfettario ha durata illimitata, sinché non si superano i requisiti previsti dalla normativa. Dura 5 anni, invece, il forfettario super agevolato per chi avvia l’attività, ossia il regime che prevede la tassazione del 5%.

Per aderire al forfettario si deve fare una domanda?

L’adesione al regime forfettario, o regime di vantaggio, si deve comunicare all’atto dell’apertura della partita Iva. Per chi è già in attività e vuole aderire non è necessaria alcuna domanda, purché si possiedano i requisiti, in quanto il forfettario è il “regime naturale” per i contribuenti per cui risultano verificate tutte le condizioni d’accesso. Bisogna comunque ricordare che, se si possiedono i requisiti per il forfettario e si è optato per il regime Iva ordinario, l’opzione vincola per 3 anni, salvo rilevanti modifiche ai regimi fiscali.

Chi ha optato sino al 2018 per il regime contabile ordinario e semplificato è comunque svincolato dall’opzione, grazie alle rilevanti modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2019.

Quali sono le agevolazioni per chi aderisce al forfettario?

Le agevolazioni per chi aderisce al forfettario sono:

  • tassazione del 5% o 15% che sostituisce Irap, Irpef e addizionali;
  • non soggezione all’Iva e ai relativi adempimenti (dichiarazione, liquidazioni periodiche, spesometro…);
  • non soggezione agli studi di settore, ora indici di affidabilità sintetici;
  • nessun obbligo di tenere i registri Iva obbligatori (acquisti, vendite, etc.), ma solo di numerare progressivamente le fatture e conservarle (escluse le fatture acquisti);
  • sulle fatture non deve essere addebitata l’Iva, e non si deve subire ritenuta d’acconto;
  • sconto del 35% sulla contribuzione dovuta, entro e oltre il minimale, per chi è iscritto alla gestione Inps commercianti o artigiani.

Soffermiamoci ora sull’agevolazione contributiva, dopo aver aperto una breve parentesi sul pagamento dei contributi per artigiani e commercianti.

Minimale di reddito artigiani e commercianti

Gli artigiani ed i commercianti, a differenza dei liberi professionisti iscritti presso la gestione separata, pagano i contributi in rapporto ad un reddito minimo, o minimale di reddito, che per il 2019 ammonta a 15.878 euro.

In parole semplici, anche se il guadagno dell’artigiano, o del commerciante, è molto basso, o pari a zero, deve versare la contribuzione allo stesso modo di un collega che ha guadagnato 15.878 euro.

Come calcolano i contributi 2019 artigiani e commercianti?

I contributi dovuti degli artigiani e dei commercianti si calcolano applicando un’aliquota, cioè una determinata percentuale, al reddito prodotto, o al reddito minimale. Le aliquote contributive da applicarsi sul reddito per il 2019 sono pari al:

  • 24% per gli artigiani;
  • 24,09% per i commercianti;
  • 21,45% per i coadiutori artigiani di età inferiore a 21 anni;
  • 21,54% per i coadiutori commercianti di età inferiore a 21 anni.

Il reddito minimale sul quale la contribuzione deve essere versata è cambiato, come appena esposto, ed è pari a 15.878 euro; di conseguenza il contributo minimale obbligatorio da liquidare ammonta a:

  • 3.818,16 euro (3.810,72 contributo IVS più 7,44 euro contributo maternità) per gli artigiani;
  • 3.832,45 euro (3.825,01 contributo IVS più 7,44 contributo maternità) per i commercianti;
  • 3.413,27 euro (3.405,83 contributo IVS più 7,44 contributo maternità) per i coadiutori artigiani di età inferiore a 21 anni;
  • 3.427,56 euro (3.420,12 contributo IVS più 7,44 contributo maternità) per i coadiutori commercianti di età inferiore a 21 anni.

Contributi eccedenti il minimale per commercianti e artigiani

Se il reddito eccede il minimale di 15.878 euro annui, si applicano le aliquote contributive esposte nel paragrafo precedente, sino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile pari, per il 2019, all’importo di 47.143 euro.

Per i redditi superiori a 47.143 euro annui, l’aliquota aumenta di un punto percentuale; le aliquote contributive sul reddito oltre il minimale, pertanto, risultano determinate come segue:

  • 25% per gli artigiani;
  • 25,09% per i commercianti;
  • 22,45% per i coadiutori artigiani di età inferiore a 21 anni;
  • 22,54% per i coadiutori commercianti di età inferiore a 21 anni.

Massimale contributivo per artigiani e commercianti

Artigiani e commercianti hanno anche un massimale contributivo, cioè un reddito annuo di riferimento oltre il quale non vanno applicati contributi. Per il 2019, il massimale è pari a 78.572 euro. Per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza 1° gennaio 1996 o successiva, il massimale annuo è pari, per il 2019, a 102.543 euro: tale massimale non è frazionabile in ragione mensile.

Regime contributivo agevolato forfettari

Chi aderisce al nuovo regime fiscale forfettario ed esercita attività d’impresa (titolare di una o più ditte individuali), come osservato può fruire di un’importante agevolazione relativa ai contributi da versare alle gestioni Inps artigiani e commercianti. In particolare, la base imponibile della contribuzione dovuta alle gestioni artigiani e commercianti, costituita dal reddito forfettario individuato ai fini fiscali, è ridotta del 35%.

In sostanza, la contribuzione dovuta entro e oltre il minimale è ridotta, per i forfettari che desiderano avvalersi del beneficio, del 35%.

Come si chiede la riduzione contributiva per i forfettari?

Per fruire dell’agevolazione contributiva bisogna inviare un’apposita dichiarazione all’Inps secondo le seguenti modalità:

  • per chi esercita attività d’impresa dal 2018, per la quale si intende fruire del regime agevolato nel 2019, è necessario compilare il modello telematico appositamente predisposto all’interno del “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti”, disponibile nel sito web dell’Inps, entro il 28 febbraio 2019; l’agevolazione viene concessa a decorrere dal 1° gennaio dell’anno in corso; se non viene rispettato il termine, l’agevolazione si perde, ma si può presentare la domanda l’anno successivo;
  • per chi inizia una nuova attività d’impresa dal 2019 è necessario presentare la stessa dichiarazione con tempestività rispetto alla data di iscrizione alla gestione previdenziale.

Chi ha già richiesto l’agevolazione contributiva, se permangono i requisiti, non deve presentare una nuova domanda. Se non si intende più avvalersi del beneficio, bisogna presentare un’espressa dichiarazione di rinuncia [3].

Quando si perde la riduzione contributiva forfettari?

Il regime agevolato si perde:

  • al venir meno dei requisiti che consentono l’applicazione del beneficio;
  • se il contribuente sceglie di abbandonare il regime agevolato;
  • se l’Agenzia delle Entrate comunica all’Inps che il contribuente non ha mai aderito al regime fiscale agevolato, oppure non ha mai avuto i requisiti per aderire.

Nei primi due casi il regime ordinario viene ripristinato dal 1° gennaio dell’anno successivo alla presentazione della dichiarazione di perdita dei requisiti o della domanda di uscita.

Nel terzo caso il regime ordinario viene imposto retroattivamente, con la stessa decorrenza che era stata fissata per il regime agevolato.

Quanto si perde con la riduzione contributiva forfettari?

Nel caso in cui l’importo complessivamente versato risulti inferiore all’importo ordinario della contribuzione dovuta sul minimale di reddito, viene accreditato un numero di mesi proporzionale a quanto versato. In pratica, ai fini della pensione non è accreditato un anno intero: la riduzione contributiva può dunque far tardare il pensionamento.

Ai fini dell’accredito di 12 mesi di contribuzione, dunque, dovrà essere versata una somma pari all’importo del contributo dovuto sul minimale. Se viene effettuato un versamento corrispondente al contributo calcolato sul minimale ordinario ma inferiore rispetto al dovuto, si procede al recupero della differenza, nel rispetto del limite del 65%.

In ogni caso, un minor versamento di contributi determina un importo minore della pensione. Vuoi capire perché? Puoi prendere spunto dalla nostra guida: Quota 100, quanto si perde.

Quando si versano i contributi Inps?

I contributi Inps di chi esercita attività d’impresa, sia per chi ha diritto allo sconto in quanto aderente al regime forfettario, sia per chi non ha diritto all’agevolazione, vanno versati entro le date seguenti, per l’anno 2019, mediante i modelli di pagamento unificato F24:

  • per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito:
    • 16 maggio 2019;
    • 20 agosto 2019;
    • 18 novembre 2019;
    • 17 febbraio 2020;
  • per i contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2018, primo acconto 2019 e secondo acconto 2019, entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.

note

[1] L.190/2015.

[2] Art. 59, Co. 15, L. 449/97; Inps Circ. n.33/1999.

[3] Inps Circ. n.25/2019.


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