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Quando non pagare la cartella esattoriale per giusta causa

18 Febbraio 2019


Quando non pagare la cartella esattoriale per giusta causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Febbraio 2019



Quando il contribuente non ha colpa per non aver pagato: dalla malattia ai ritardi della pubblica amministrazione.

Al di là dei motivi, spesso strumentali, che ciascuno dà a se stesso per non pagare un debito, ve ne sono alcuni oggettivi che consentono di dire “non posso pagare e non ne ho alcuna colpa”. Alcuni di questi sono stati individuati dalla giurisprudenza per “legittimare” le situazioni di morosità nel versamento delle imposte. Si tratta, quasi sempre, delle situazioni di gravi malattie che hanno impedito al contribuente di lavorare o dei ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione o dei clienti. Sono numerose, seppur a volte contrastanti, le sentenze della Cassazione che hanno giustificato i ritardi. Ma prima è necessario fare alcuni importanti chiarimenti. Spesso si ritiene che le valide ragioni possano consentire di non pagare la cartella esattoriale. In verità, quando questa arriva è ormai troppo tardi: difatti è necessario impugnare prima l’atto di accertamento con cui è stata constatata l’evasione fiscale. Esiste allora una situazione di «morosità incolpevole» per i debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione? Quando non pagare la cartella esattoriale per giusta causa? Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul tema.

Inizieremo col trattare i casi in cui è possibile evitare le sanzioni fiscali per i ritardi. Parleremo poi delle ipotesi in cui il contribuente non è in grado di far fronte ai pagamenti delle cartelle perché privo di redditi ossia nullatenente. Finiremo per individuare quali situazioni consigliamo di procedere in via giudiziale – ossia con il tradizionale ricorso – per ottenere la cancellazione del debito. Ma procediamo con ordine.

Niente sanzioni fiscali per forza maggiore

Se hai letto il nostro articolo Come non pagare le sanzioni fiscali, saprai già che la legge [1] consente di non pagare le sanzioni fiscali per il ritardato versamento delle imposte se la violazione viene commessa per forza maggiore. Tale concetto indica ogni evento imprevedibile e oggettivamente insormontabile, che non dipende dalla volontà del contribuente. Ma la norma non dice quali sono i fatti che rientrano nella forza maggiore. Qui di seguito elencheremo i casi più importanti come ritardi nei pagamenti dei crediti da parte dell’amministrazione pubblica, la mancanza momentanea di liquidità dovuta alla crisi economica, lo stato di malattia che impedisce il normale svolgimento dell’attività professionale o imprenditoriale.

Fai però attenzione a una questione. Le seguenti sentenze sono tutte riferite ad avvisi di accertamento e non alle successive cartelle di pagamento. Se l’evasione è stata dovuta a uno dei seguenti fatti rientranti nella “forza maggiore”, essa va contestata subito al fisco, con una opposizione all’accertamento. Se invece si lasciano decorrere i termini non è più possibile poi lamentare tali circostanze con l’opposizione alla cartella di pagamento. Ciò a meno che la cartella sia il primo atto ricevuto dal contribuente: in tale ipotesi, infatti, il ricorso per morosità incolpevole è sempre ammesso.

Crisi economica

La crisi economica è stata più volte utilizzata dai contribuenti per sfuggire all’incriminazione penale nel reato di evasione. Ciò è avvenuto spesso per l’omesso versamento dell’Iva e delle ritenute previdenziali dei dipendenti. Una recente sentenza del tribunale di Milano [2] ha, per tale motivo, assolto un imprenditore il quale aveva fatto di tutto per salvare l’azienda di famiglia, anche attingendo dal proprio patrimonio personale. Inutile ogni tentativo di superare la crisi e le insolvenze dei clienti: la mancata riscossione delle fatture aveva aperto una profonda voragine nel bilancio. Secondo i giudici manca quindi il dolo, ossia la malafede, presupposto essenziale per condannare un contribuente per evasione. 

Sono invero tante in Cassazione le sentenze della terza sezione penale in tema di crisi liquidità. Che tuttavia non si concludono quasi mai a favore dell’imputato, il quale deve dimostrare che non gli è stato altrimenti possibile trovare le risorse necessarie a soddisfare le pretese dell’erario. Nel caso di specie però ha avuto un peso a favore del contribuente la condotta della banca, che prima aveva promesso l’erogazione del finanziamento dopo trattative serrate, ma poi si era tirata indietro. Insomma: l’imputato è salvo perché prova con documenti una serie di iniziative concrete per assolvere l’obbligazione tributaria, tentativi frustrati non per colpa sua.

Un precedente a favore del contribuente è una sentenza della Suprema Corte del 2018 [3] che ha assolto un imprenditore per l’omesso versamento delle ritenute per aver questi preferito pagare prima gli stipendi ai dipendenti ai fini del loro sostentamento e di quello delle loro famiglie. La terza sezione penale della Corte ha fatto un vero e proprio dietrofront rispetto a posizioni passate e guardando il “rebus” giuridico da un’altra angolazione. In sentenza si legge che quel che rileva è la volontà, ossia la malafede.  

Ed ancora la Cassazione ha detto che si può assolvere un manager, in questo caso il liquidatore, dall’evasione Iva solo se dimostra di aver presentato istanze di finanziamento e ingiunzioni ai debitori per fronteggiare la crisi di liquidità [4].

La CTR Roma [5] ha sostenuto che tra le cause di forza maggiore rientra anche la mancanza temporanea di liquidità dovuta alle obiettive difficoltà economiche.

La malattia

Una sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano [6] ha ritenuto che la malattia può costituire una causa di forza maggiore solo se talmente grave da impedire il regolare svolgimento di un’attività lavorativa e da determinare, per tale ragione, difficoltà economiche e di liquidità. L’interessato non è pertanto sanzionabile se riesce a provare che non ha presentato la dichiarazione dei redditi e non ha pagato nei termini. 

Il caso è quello del negoziante che ha lasciato l’attività commerciale chiusa per alcune settimane a causa di ricovero in ospedale non potendo così ricevere i clienti, o il caso dell’agente che non ha la possibilità di ottenere commesse. 

Anche la Commissione tributaria provinciale di Lodi [7] ha stabilito che le sanzioni irrogate al contribuente vanno annullate «per difetto di colpa» se ci sono serie e pregiudizievoli condizioni di salute di un familiare, che creano «un comprensibile disinteresse verso obblighi fiscali e tributari». Si pensi all’imprenditore che non va più in azienda per aiutare la moglie a curarsi da un grave male.

Ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione

Sono ormai noti i ritardi con cui la nostra pubblica amministrazione paga i propri fornitori. A farne le spese sono gli imprenditori che si trovano così in perenne crisi finanziaria, non trovando corrispondenza tra le uscite (i costi di gestione) e le entrate. A volte neanche il ricorso al finanziamento bancario riesce a superare i ritardi nei pagamenti e così diventa impossibile pagare le imposte. La Commissione tributaria regionale di Roma [8] ha così giustificato il ritardo nel versamento delle imposte, annullando la sanzione, per il mancato pagamento dei crediti dell’impresa da parte di un’amministrazione pubblica.

Mancato pagamento cartella esattoriale per il nullatenente

La mancanza di reddito non è considerata una scusa per non pagare. Non è cioè una forza maggiore. Il punto però è che chi non ha nulla intestato non rischia nulla: ogni pignoramento è inutile. 

In verità, nei confronti del fisco non c’è bisogno di essere completamente nullatenenti per non subire pignoramenti. Difatti, come noto, quando si è titolari di un unico immobile – non di lusso, adibito a civile abitazione e luogo di residenza – non si rischia il pignoramento immobiliare. Così come non può essere trattenuta la pensione al di sotto del minimo vitale, misura pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Ed ancora il blocco del conto corrente non può toccare i risparmi già depositati (se provengono da reddito di lavoro dipendente) purché non eccedano il triplo dell’assegno sociale mentre per gli stipendi successivamente accreditati valgono i limiti generali: fino a un decimo per stipendi fino a 2.500 euro, un settimo per stipendi fino a 5.000 euro, un quinto per tutti gli altri. 

note

[1] Art. 6 del decreto legislativo 472/1997.

[2] Trib. Milano, sent. n. 9642/2018.

[3] Cass. sent. n. 6737/2018.

[4] Cass. sent. n. 54699/2018.

[5] CTR Roma, sent. n. 540/2011.

[6] CTP Milano, sent. n.  313/2008.

[7] CTP Lodi, sent. n. 145/2014.

[8] CTR Lazio Roma, sent. n. 158/2012.

Autore immagine: cartello tasse Di Sam72


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4 Commenti

  1. Salve. Ho ricevuto una cartella di pagamento per una multa che non mi è mai stata notificata. Come posso fare? Devo pagarla o posso farla annullare?

    1. Buongiorno Luisa. Hai diritto a farla annullare, ma il metodo più sicuro è presentare un ricorso al giudice di pace. In teoria, potresti anche inviare una istanza di sgravio al Comune e all’esattore, con contestuale richiesta di cancellazione della cartella di pagamento; il tutto con un semplice ricorso in autotutela, da redigere senza particolari formule, su carta semplice. Tuttavia, l’ente non è tenuto a risponderti e il suo silenzio non può considerarsi accettazione. Peraltro l’istanza in autotutela non sospende i termini per fare ricorso al giudice. Ti troveresti insomma con una cartella divenuta definitiva, da pagare benché illegittima. Dunque, seppur vale sempre la pena inviare l’istanza in autotutela (con la speranza che la risposta arrivi in tempi brevissimi), è bene affrettarsi a preparare anche le armi del ricorso. Leggi il nostro articolo per sapere come fare ricorso al giudice di pace per cartella esattoriale multa non notificata https://www.laleggepertutti.it/273319_ricorso-giudice-di-pace-cartella-esattoriale-multa-non-notificata

  2. Buongiorno. Non mi è stata notificata la cartella esattoriale. Come posso dimostrare di non aver ricevuto la cartella esattoriale? Avete un modello facsimile per fare ricorso? Vi ringrazio in anticipo la legge per tutti

    1. Buongiorno Benedetto. Se è vero che tra i motivi di ricorso più tipici contro le cartelle di pagamento vi sono i vizi di notifica è anche vero che non è così facile vincere il giudizio. Tutte le contestazioni in merito al luogo di recapito della cartella o alla persona cui la stessa viene consegnata possono essere infatti superate in un solo colpo impugnando l’atto, comportamento che dimostra indirettamente di aver comunque ricevuto la notifica. Leggi i nostri articoli:
      -Fac simile ricorso per mancata notifica cartella esattoriale. Opposizione contro i ruoli e le cartelle di pagamento per difetto di notifica e conoscenza attraverso l’estratto consegnato dall’Agenzia Entrate Riscossione. https://www.laleggepertutti.it/273256_fac-simile-ricorso-per-mancata-notifica-cartella-esattoriale
      -Come dimostrare di non aver ricevuto la cartella esattoriale. Ricorso contro notifica cartella esattoriale: niente annullamento se il contribuente impugna l’atto fiscale. https://www.laleggepertutti.it/273224_come-dimostrare-di-non-aver-ricevuto-la-cartella-esattoriale

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