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Shopping, utenze e conti correnti nel mirino dell’Anagrafe tributaria: in Italia per ogni 100 euro dichiarati se ne spendono 121

Pubblicato il 9 aprile 2013

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> Pubblicato il 9 aprile 2013

Controllate tutte le movimentazioni bancarie, le spese di lusso, ma anche le utenze di casa. In Italia l’evasione resta uno dei principali problemi dei mancati incassi dell’erario: i dati confermano che si spende più di quanto si guadagna.

Entro il prossimo 31 ottobre, banche e altri intermediari finanziari dovranno comunicare, per la prima volta, all’anagrafe tributaria i saldi e i movimenti dei nostri conti correnti.

All’Anagrafe dei conti arriveranno i saldi di inizio e fine anno, il totale delle movimentazioni e gli utilizzi delle carte di credito, oltre agli investimenti e ai disinvestimenti dei conti deposito.

Questi dati andranno a supportare il redditometro 2.0 che potrà pescare dall’anagrafe tributaria anche i dati sullo shopping di lusso e quelli sulle utenze domestiche.

In mancanza, il nuovo strumento di contrasto all’evasione potrà ricorrere alle spese medie Istat.

Le nuove informazioni serviranno all’accertamento da redditometro; saranno create liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione.

Le movimentazioni bancarie in uscita permetteranno di ricostruire le spese effettuate dal contribuente.

Le entrate, invece, potranno confermare o meno la dichiarazione presentata. Per difendersi dalle contestazioni il contribuente deve puntare sulla prevenzione.

Dopo il 2007 i redditi dichiarati al fisco sono sempre diminuiti. Colpa della crisi economica ma anche dell’evasione.

Aumenta da Nord a Sud il rischio di evasione

Con la crisi cresce il divario tra redditi e spese. Nel 2011 ogni 100 euro dichiarati al fisco, gli italiani ne hanno spesi, in media, 121. Questa differenza arriva dalle rendite finanziarie (fuori dalle dichiarazioni dei redditi), dall’erosione dei risparmi accumulati negli anni e dall’indebitamento delle famiglie. Ma anche dall’evasione fiscale.

La differenza tra spese e redditi non è una prova certa di evasione, ma ne è un chiaro indizio. I numeri dicono che dal 2003 al 2011 il divario non è mai stato inferiore a 146 miliardi con punte di 176.

Il rischio “evasione” è più alto al Sud. In Calabria, nel 2011, le spese hanno superato i redditi del 46%, in Sicilia del 40%, in Campania del 34,4%. All’estremo opposto, Umbria (12,4%) e Lombardia (14%). Tra il 2009 e il 2011 non c’è una sola regione in cui il rischio evasione si sia attenuato.

note

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Articoli di Laura Ambrosi e di Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente – II Sole 24 Ore dell8.04.2013 – pag. 2 e 3.


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