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Buoni pasto: quando sono tassati?

19 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Febbraio 2019



Esenzione dalla tassazione dei buoni pasto: come funziona, chi ne ha diritto, che cosa succede se si spendono più ticket insieme.

I buoni pasto sono interamente esenti dalla tassazione o sino a un certo limite? Sono esenti solo i buoni pasto elettronici, oppure anche quelli cartacei? L’esenzione dalla tassazione vale anche se si cumulano più buoni pasto? I dubbi, in merito alla tassazione dei buoni pasto, sono veramente numerosi, soprattutto relativamente ai casi in cui questi sono cumulati per fare la spesa: è difatti possibile cumulare sino a 8 ticket. Ci si chiede, ad esempio, se in caso di cumulo di oltre 8 buoni pasto valga sempre l’esenzione dalla tassazione: a questa domanda ha risposto di recente l’Agenzia delle entrate [1].

Ma le incertezze non finiscono qui: c’è chi si chiede, ad esempio, se l’esenzione fiscale valga solo se i buoni pasto sono riconosciuti ai dipendenti di un’azienda priva di servizio mensa, oppure se valga soltanto se non esistono servizi di ristorazione nelle vicinanze. Perché i buoni pasto non siano fiscalmente imponibili, poi, devono essere per forza riconosciuti a tutti i dipendenti dell’azienda? Se il valore del buono pasto supera la soglia di esenzione viene interamente tassato? Proviamo a fare chiarezza sui buoni pasto: quando sono tassati, come funzionano, quando possono essere sommati, a chi spettano.

Che cosa sono i buoni pasto?

Il buono pasto è un mezzo di pagamento che consiste in un tagliando, cartaceo o elettronico, con un valore assegnato, riconosciuto da ristoranti, bar, mense e simili esercizi, per acquistare pasti o prodotti alimentari. È possibile utilizzare sino a 8 buoni pasto cumulativamente.

Nei buoni pasto devono essere indicati:

  • il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro;
  • la ragione sociale e il codice fiscale della società che emette i buoni;
  • il valore facciale del ticket, in valuta corrente;
  • il termine massimo entro cui utilizzare il buono;
  • deve poi essere presente uno spazio riservato all’apposizione della data di utilizzo, della firma del titolare e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato;
  • infine, al ticket va apposta la dicitura seguente «il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare».

Se il buono pasto è elettronico, i dati sono associati elettronicamente al carnet, mentre la data di utilizzo e i dati identificativi dell’esercizio presso il quale il buono è speso sono associati elettronicamente in fase di utilizzo; l’obbligo di firma del titolare del buono pasto è assolto associando il numero o il codice identificato riconducibile al titolare.

I buoni pasto, conosciuti anche come ticket restaurant, dal nome di alcuni dei voucher più diffusi, costituiscono un reddito esente da tassazione e da contribuzione Inps, sino al valore, per singolo buono, di 5,29 euro; se il ticket, però, è elettronico, grazie alla legge di stabilità 2015 [2], risulta esentasse sino all’ammontare di 7 euro.

Buono pasto e indennità sostitutiva di mensa

L’indennità sostitutiva di mensa è un importo in denaro corrisposto ai dipendenti, nel caso in cui manchi la mensa o un servizio di somministrazione diretta in azienda, e non siano presenti servizi di ristorazione nelle vicinanze. Quest’indennità è esente da tassazione e contribuzione sino a 5,29 euro al giorno: a differenza del buono pasto, quindi, l’indennità sostitutiva di mensa consiste in un’erogazione diretta di denaro.

Attenzione a non confondere l’indennità sostitutiva di mensa con l’indennità di mensa, che è interamente imponibile, sia dal punto di vista contributivo che fiscale.

In ogni caso, non è sempre obbligatorio, per l’azienda, corrispondere i buoni pasto, l’indennità sostitutiva di mensa o l’indennità di mensa, perché questi benefici non hanno natura retributiva ma assistenziale e sono erogati obbligatoriamente solo se previsti dal contratto collettivo.

Tassazione buoni pasto

Il Tuir (Testo unico imposte sui redditi) [3] prevede che nessuna tassazione né contribuzione previdenziale è dovuta relativamente ai buoni pasto cartacei corrisposti ai lavoratori, fino a 5,29 euro al giorno, o in alternativa, fino a 7 euro per i ticket in formato elettronico.

Buoni pasto e indennità sostitutiva di mensa: quando sono esentasse?

Secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate [4], l’esenzione dalla tassazione dei buoni pasto e dell’indennità sostitutiva di mensa, sino alla soglia di 5,29 euro giornaliera (7 euro per i ticket elettronici), vale soltanto quando i benefici sono offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di lavoratori.

A tal fine, non è rilevante che poi siano utilizzati, in concreto, solo dai dipendenti aventi diritto in base all’orario effettuato.

Se i buoni sono poi offerti anche ai lavoratori part time che non ne avrebbero diritto, secondo quanto precisato dalle entrate [4], sono comunque esenti da imposizione.

Che cosa succede se il buono pasto è utilizzato in modo improprio?

La normativa non specifica né chi deve vigilare sull’utilizzo dei buoni, né quali sono le sanzioni per l’uso improprio.

Non è quindi chiaro se il mancato rispetto degli obblighi da parte del dipendente, compreso il limite massimo di utilizzo cumulativo di 8 ticket, possa avere delle conseguenze.

I buoni pasto cumulati impropriamente sono tassati?

Considerando che la normativa prescrive che non possano essere cumulati oltre 8 buoni pasto, parte della dottrina riteneva che, cumulandone un numero superiore, l’esenzione dalla tassazione andasse a cadere.

L’Agenzia delle entrate, tuttavia, ha chiarito che non è così [1], specificando che il divieto di cumulo oltre il limite di 8 buoni pasto non incide, ai fini Irpef, sui limiti di esenzione dal reddito di lavoro dipendente, rispettivamente di 5,29 euro e 7 euro giornalieri per i buoni pasto elettronici, previsti dal Tuir.

L’esenzione dalla tassazione e dalla contribuzione opera dunque a prescindere dal numero di buoni utilizzati. Il datore di lavoro è tenuto di conseguenza alla verifica dei limiti di esenzione rispetto al valore nominale dei buoni erogati.

note

[1] Principio di diritto n.6/2019.

[2] L.190/2014.

[3] Art.51 comma 2 lett. c) TUIR.

[4] Circ. 188E/1998; Circ.326E/1997. Circ.118E/2006.


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