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Debiti ereditari: chi paga?

18 Febbraio 2019
Debiti ereditari: chi paga?

Come si dividono i debiti tra gli eredi: il caso dei debiti privati e di quelli per cartelle esattoriali non pagate all’Agenzia Entrate Riscossione. La prescrizione dei debiti ereditari.

Tutti i debiti che una persona lascia dopo la propria morte si trasmettono agli eredi. Si tratta di un principio noto che tuttavia, espresso in tal modo, può dar luogo ad equivoci. Difatti, sebbene comunemente si parla di eredi con riferimento ai parenti più prossimi (figli, coniugi, nipoti, fratelli, ecc.), il concetto di erede è diverso e potrebbe non coincidere. È infatti erede soltanto chi accetta l’eredità e comunque solo a partire da tale momento. Questo significa ad esempio che, se dopo pochi mesi dalla morte di una persona dovesse bussare alla porta dei figli un creditore per chiedere il pagamento di una fattura insoluta, e costoro non hanno ancora formalizzato l’accettazione dell’eredità, la pretesa può essere ignorata, né il creditore avrà armi per far valere il proprio diritto. Solo con l’acquisizione formale della qualità di erede – e quindi con l’accettazione dell’eredità – si diventa responsabili delle obbligazioni ancora pendenti. Tale responsabilità peraltro non si estende oltre la rispettiva quota di eredità. Questo principio assume particolare interesse con riferimento ai debiti con il fisco, primo tra tutti quelli relativi a cartelle esattoriali. Ma procediamo con ordine e vediamo, chi paga i debiti ereditari.

Quali sono i debiti ereditari

I debiti ereditari sono tutti quelli non pagati al momento della sua morte. Comprendono chiaramente sia il capitale che gli interessi i quali continuano a maturare anche dopo la morte del debitore. Un esempio di debiti ereditari sono:

  • le bollette per le utenze non disdettate dagli eredi dopo la morte dell’utente;
  • le rate del mutuo dovute alla banca;
  • le spese condominiali, nonostante l’appartamento sia rimasto inabitato;
  • la rata dell’assicurazione auto non saldata (si ricorda però che il contratto ha durata annuale per cui, in assenza di rinnovo, non saranno dovute ulteriori mensilità, ma non si potrà neanche circolare);
  • il bollo auto;
  • i finanziamenti in corso stipulati in vita dal defunto;
  • le imposte dirette (ad es. Irpef) non versate fino alla data del decesso;
  • le imposte indirette collegate alla casa, che continuano a maturare in capo ai futuri eredi;
  • le cartelle esattoriali, anche quelle non ancora notificate alla morte del soggetto;
  • eventuali fideiussioni prestate dal defunto si trasmettono agli eredi anche se non ne erano a conoscenza;
  • canoni di affitto maturati anche dopo la morte se il defunto aveva firmato un contratto di locazione. Agli eredi spetta la possibilità di disdettare per giusta causa il contratto.

Non rientrano nei debiti ereditari le contravvenzioni stradali, le multe e le sanzioni amministrative poiché queste restano in capo al debitore e cessano con la sua morte.  Per queste, quindi, si può chiedere uno sgravio all’amministrazione nel momento in cui dovesse inviare una richiesta di pagamento. Stesso discorso per le eventuali pene a seguito di condanne per reati.

Quali eredi devono pagare i debiti ereditari?

Tutti gli eredi che hanno accettato l’eredità devono pagare i debiti lasciati dal defunto. Il debito si assume solo con l’accettazione dell’eredità e non prima. Ci sono 10 anni per accettare l’eredità, salvo nel caso in cui l’erede sia nel possesso dei beni del defunto (come nel caso del figlio convivente); in quest’ultima ipotesi bisogna fare entro 3 mesi l’inventario dei beni in proprio possesso e nei successivi 40 giorni bisogna dichiarare se accettare o meno l’eredità.

Con l’accettazione, l’erede diventa responsabile, con tutto il proprio patrimonio, dei debiti dell’eredità, anche di quelli che non conosceva. La sua responsabilità si limita però al valore della propria quota. Un esempio chiarirà meglio le idee. Immaginiamo che una persona erediti il 50% di un’eredità con un valore complessivo di 50mila euro. I creditori del defunto potranno quindi agire contro questi entro massimo 25mila euro. Ma il pignoramento non deve avere per forza ad oggetto i beni ottenuti dall’eredità, ben potendo rivolgersi anche contro i beni di cui l’erede era proprietario in precedenza (i cosiddetti “beni personali”), come la casa o il conto corrente.

Diverso è il discorso per gli eredi che accettano l’eredità con beneficio di inventario: questi sono tenuti a pagare i debiti, entro la propria quota, ma solo rischiano di beni ottenuti con la successione; i creditori quindi non potranno pignorare i suoi beni personali ma solo quelli ereditati.

Restano del tutto esclusi dai debiti ereditari gli eredi che rinunciano all’eredità. Per questi quindi non c’è alcun obbligo. Chi rinuncia all’eredità può comunque ottenere la pensione di reversibilità. Il pagamento delle spese funerarie non implica accettazione dell’eredità.

Debiti cartelle esattoriali notificate ai parenti

Quanto appena detto ha delle importanti ricadute sulle cartelle esattoriali eventualmente notificate agli eredi. Premesso che queste vanno notificate all’ultimo domicilio del defunto, e intestate impersonalmente agli “eredi del sig…”, i debiti vanno pagati solo se gli eredi hanno già accettato l’eredità. Prima di questo momento, se l’Esattore dovesse notificare una richiesta di pagamento a un familiare che ancora non ha dichiarato l’accettazione dell’eredità, la cartella esattoriale può essere impugnata e annullata. Leggi sul punto Cartella esattoriale notificata a persona deceduta.

A riguardo la Cassazione ha detto [1] che grava sull’amministrazione finanziaria creditrice dimostrare l’avvenuta accettazione dell’eredità di parta del parente, per poter da lui pretendere il pagamento delle imposte non versate dal de cuius. A tal fine non basta la produzione della sola denuncia di successione ma è necessario il deposito degli atti dello stato civile da cui è possibile desumere anche il rapporto di parentela con il debitore defunto o di qualsiasi altro documento da cui possa desumersi, con pari certezza, la sussistenza di tale qualità. È invece onere degli eredi produrre l’eventuale atto di rinuncia all’eredità.

Secondo una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, l’erede potrebbe addirittura rinunciare all’eredità, far annullare le cartelle esattoriali eventualmente ricevute e, se ancora nei termini (10 anni), revocare la rinuncia all’eredità e divenire erede. Leggi Come annullare le cartelle esattoriali ereditate.

Se l’Agenzia Entrate Riscossione intende pignorare la casa del defunto passata in successione agli eredi deve dimostrare che questi abbiano accettato l’eredità in cui rientra detto immobile. Non è quindi sufficiente, infatti, la voltura catastale o la denuncia di successione ma ci vuole l’atto pubblico con l’accettazione dell’eredità. Lo ha chiarito più volte la Cassazione [2]. Anche la semplice accettazione tacita dell’eredità, quando è stata effettuata con un atto che non può essere trascritto nei pubblici registri immobiliari, come la richiesta di voluta catastale, non è sufficiente per dare il via al pignoramento su un immobile. Dunque l’accettazione dell’eredità deve risultare da un atto pubblico, quale può essere una sentenza, un atto redatto dal notaio o una scrittura privata autenticata.

Assegni bancari, carte di credito

Gli assegni emessi dal cliente prima della morte vengono pagati dalla banca e addebitati sul conto. Le carte di credito vengono bloccate e ritirate.

Assegno di mantenimento

Se il defunto versava l’assegno di mantenimento all’ex coniuge, l’obbligo di estingue con la sua morte. I suoi eredi quindi non sono tenuti a proseguire nella contribuzione.

Tuttavia, sia in caso di separazione che di divorzio, il coniuge beneficiario ha la possibilità di godere, sul piano successorio, di altre forme di tutela previste dalla legge.

In particolare, in caso di coppia separata, l’ex coniuge mantiene gli stessi diritti ereditari che avrebbe ottenuto se non si fosse separato, salvo abbia subito il cosiddetto “addebito” (ossia nel caso in cui sia stato dichiarato responsabile della fine del matrimonio). Solo il divorzio cancella la possibilità di partecipare alla successione.

Il coniuge divorziato ha la possibilità di rivendicare gli alimenti solo se in stato di bisogno (ossia se è incapace di far fronte ai bisogni primari della quotidianità).

L’ex coniuge separato – purché non abbia divorziato – ha sempre diritto a ottenere la pensione di reversibilità a meno che non si sia risposato.

Contratto di affitto 

In caso di morte del conduttore, subentrano nel contratto di locazione – con tutti i debiti per mensilità nel frattempo maturate – il coniuge, il convivente more uxorio, gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi. Inoltre, il coniuge separato di fatto, se tra i due si sia così convenuto, ed il già convivente quando vi sia prole naturale.

In caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo.

L’erede non convivente non può avanzare alcun diritto o pretesa in merito alla locazione e il locatore può rescindere il contratto. Si esclude, inoltre, la possibilità di instaurare un procedimento sommario per convalida di licenza o sfratto contro il soggetto erede non convivente.

C’è un modo per sapere a quanto ammontano i debiti ereditari?

Non esiste purtroppo un modo per conoscere, in anticipo, tutti i debiti lasciati dal defunto e che potrebbero ricadere sugli eredi. Questi devono quindi procedere “a tentoni”. C’è tuttavia qualche sistema per ridurre il rischio. Ad esempio:

  • si può fare un’istanza all’Agenzia Entrate Riscossione per sapere se ci sono carichi di ruolo già affidati per debiti del defunto non pagati; in tal modo si evita che possano arrivare cartelle esattoriali inaspettate;
  • la stessa istanza può essere presentata presso tutte le pubbliche amministrazioni come Inps, Agenzia Entrate, Comune, Regione, ecc. In questo modo si viene a sapere se ci sono tributi o sanzioni dovuti dal defunto e non ancora pagati;
  • se si è al corrente della banca ove il defunto aveva un mutuo in corso si può chiedere di ottenere informazioni in merito all’indebitamento del correntista. La banca dovrà riferire anche in merito ad eventuali garanzie sottoscritte dal defunto;
  • si può chiedere in Crif se ci sono segnalazioni in merito a finanziamenti in corso;
  • si può domandare all’amministratore di condominio il rilascio di un’attestazione in merito alle spese insolute.

Prescrizione debiti ereditari

I debiti ereditari si prescrivono non diversamente da quelli ordinari. In buona sostanza non c’è un unico termine di prescrizione ma questo varia a seconda della natura del debito stesso. Ad esempio per tutte le obbligazioni contrattuali la prescrizione è di 10 anni; bollette e abbonamenti si prescrivono in 5 anni. Sempre di 5 anni è la prescrizione per i risarcimenti del danno. In 3 anni si prescrive il bollo auto. Tutte le imposte dovute allo Stato si prescrivono in 10 anni mentre quelle dovute a Comuni e Regioni in 5, così anche i contributi previdenziali e assistenziali dovuti a Inps e Inail. Infine è di 3 anni il bollo auto. I premi all’assicurazione si prescrivono in 5 anni.

Come si dividono i debiti ereditari

I coeredi devono provvedere tutti al pagamento dei debiti e pesi ereditari, in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che vi sia un testamento che disponga diversamente. Nell’eventuale giudizio instaurato per il pagamento dei debiti, non si determina un litisconsorzio necessario tra gli eredi del defunto, né in primo grado né negli altri gradi di giudizio.

Peraltro, il coerede convenuto in  giudizio per il pagamento di un debito ereditario ha l’onere di indicare al creditore la sua condizione di coobbligato passivo, entro i limiti della propria quota, visto che in mancanza di tale proposizione il creditore può chiedere legittimamente il pagamento per l’intero.

A differenza dei debiti, i crediti del defunto non si dividono autonomamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria (essendo la regola della ripartizione automatica applicabile solo ai debiti).

note

[1] Cass. sent.n. 3611/16.

[2] Cass. sent. n. 11638/2014.

Autore immagine: coppia di anziani, Di ViewFinder nilsophon


1 Commento

  1. Potreste chiarire questo concetto per cortesia ?
    Grazie .
    Diverso è il discorso per gli eredi che accettano l’eredità con beneficio di inventario: questi sono tenuti a pagare i debiti, entro la propria quota, ma solo rischiano di beni ottenuti con la successione; i creditori quindi non potranno pignorare i suoi beni personali ma solo quelli ereditati.

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