Diritto e Fisco | Articoli

Il rifiuto di rapporti sessuali

19 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Febbraio 2019



Se tuo marito rifiuta di avere rapporti sessuali con te durante il matrimonio, puoi chiedere che il giudice dichiari la fine della tua relazione ed anche che addebiti a tuo marito la colpa della separazione.  

Secondo alcune ricerche aumenta sempre di più il numero delle donne che prendono l’iniziativa sessuale. Al di là di questa nota di colore, si può dire che in generale quello che più preoccupa è quando, a questa allettante iniziativa, dall’altra parte viene opposto un categorico e continuo rifiuto. Il problema, a ben vedere, non riguarda solo il genere femminile, ben potendo accadere che la crisi al letto possa riguardare l’uomo anziché la donna. Perché si arriva a rifiutare il partner? Le motivazioni possono essere tra le più svariate anche se quella che maggiormente ricorre è la fine del sentimento di amore e di passione che prima esisteva nei confronti dell’altro. Il costante rifiuto di un partner ad avere rapporti sessuali con la sua dolce metà è stato definito “anoressia sessuale”. Infatti, così come la anoressia alimentare è caratterizzata dal rifiuto costante del cibo, si verifica anoressia sessuale quando c’è un rifiuto di rapporti sessuali. Il problema, però, è che quanto apparentemente può sembrare solo il rifiuto di “un atto” intimo può, in realtà, mascherare un problema più profondo ed essere qualificabile, invece, come il segnale evidente del rifiuto dell’altro partner come “persona” nella sua totalità. Cosa succede se il rifiuto dei rapporti sessuali avviene in presenza di matrimonio? Certamente quando vi è il vincolo di coniugio non si scherza e rifiutare di avere dei normali rapporti sessuali può causare la fine del matrimonio, se la persona rifiutata agisce in giudizio per ottenere la dichiarazione di separazione, oltre che l’addebito della stessa. Se così avvenisse, cosa comporta l’addebito a carico di uno dei coniugi? Cosa accade invece se, a causa della astinenza obbligata dal sesso, il coniuge rifiutato commette tradimento? Certamente, un matrimonio senza sesso può essere devastante ma, in questo caso entrambi i coniugi risultano aver violato i diritti dell’altro, l’uno per aver rifiutato di intrattenere rapporti sessuali e l’altro per aver tradito. Quindi a chi dei due, in questa ipotesi, viene addebitata la separazione. Quindi, è possibile che entrambi possano essere responsabili? Analizziamo insieme nell’articolo il problema.

Il rifiuto dei rapporti sessuali nel matrimonio

Parlando in linea generale, si presuppone che per una persona può essere difficile manifestare un rifiuto, ad esempio, alla richiesta di aiuto di un amico o ad una qualunque proposta. Questo in quanto il rifiuto è socialmente considerato come indice di ‘sgradimento’ o, comunque, di negazione diretti alla persona più che alla richiesta stessa. Ecco spiegato anche perchè, indipendentemente da quello che è oggetto della domanda, il rifiuto diviene causa di una ben brutta e spiacevole sensazione per chi lo ha subìto.

Quando, poi, il rifiuto riguarda i rapporti sessuali nel matrimonio la cosa diventa più seria. Sia perché la persona che viene ferita è qualcuno che prova ancora dei forti sentimenti sia perché ciò avviene in costanza del matrimonio, cioè di un vincolo anche giuridico. Infatti, non bisogna mai dimenticare che, al di là dell’aspetto sentimentale e gioioso, con la celebrazione del matrimonio marito e moglie assumono diritti ed obblighi. Ne consegue che non si può pensare che chi agisce, negandosi nell’intimità al consorte, possa non subire delle conseguenze da ciò.

Rifiuto ad avere rapporti sessuali e separazione

Bisogna ricordare che dal matrimonio derivano a carico di ciascun sposo diversi obblighi come il dovere di fedeltà, di contribuzione alle spese della famiglia, di coabitazione, di collaborazione nonché di garantire la assistenza morale e materiale al rispettivo partner.

Il dovere materiale consiste nel soddisfare le reciproche necessità economiche mentre quello morale consiste nell’impegno reciproco al sostegno, alla comprensione e, soprattutto, al rispetto. Il rifiuto ad avere rapporti sessuali per la legge rappresenta la manifestazione di una volontà che, a chiare lettere, dichiara di non avere intenzione di adempiere ad uno di quelli che sono i diritti-doveri di ciascun coniuge: i rapporti intimi a sfondo sessuale.

Il problema è più grave di quanto appaia perché, come anticipato, nella quasi totalità dei casi quando si inizia a rifiutare di avere rapporti sessuali col proprio coniuge si arriva pian piano a rifiutare la persona nella sua totalità e, così, a ferirla psicologicamente e soprattutto negli affetti.

Dal rifiuto a fare sesso col proprio coniuge scaturiscono inevitabili conseguenze giuridiche proprio perché l’intimità sessuale rappresenta, in verità, uno degli scopi del matrimonio ed il reiterato rifiuto di rapporti sessuali del marito od anche il rifiuto di rapporti sessuali della moglie possono essere qualificati dal giudice come cause della intollerabilità della convivenza e, quindi portare alla separazione in tribunale.

Questo perché l’atteggiamento di rifiutare rapporti intimi col coniuge si pone in chiaro contrasto con il summenzionato dovere di assistenza morale che ciascuno sposo, invece, deve rispettare e rappresenta una davvero cocente offesa alla personalità ed alla dignità del coniuge. Basti pensare all’inevitabile senso di frustrazione, di umiliazione e di disagio che il rifiuto reiterato di un contatto fisico, da parte di chi si ama e si è sposato, può causare al coniuge che subìsce il diniego.

Infatti, i rapporti intimi nel matrimonio rappresentano uno tra i modi più importanti per manifestare il desiderio affettivo e sessuale verso l’altro. Per tale ragione il persistente rifiuto ai rapporti sessuali viene reputato comportamento in violazione al quel generale dovere di sostegno nel quale si realizza il concetto stesso di comunione dei coniugi. Non di rado le conseguenze psicologiche che derivano alla vittima da situazioni di tal genere si trascinano per anni, potendo finanche diventare irreversibili.

Il rifiuto di rapporti sessuali può portare innanzitutto alla separazione, rientrando nel diritto del coniuge rifiutato di chiedere al giudice di accertare la intollerabilità della convivenza e, quindi, di ottenere la separazione legale. E se la causa della intollerabilità della convivenza, che è il fatto da cui scaturisce il diritto a separarsi, è rappresentata proprio da quei costanti rifiuti ai rapporti intimi, il coniuge rifiutato può chiedere al giudice anche di addebitare la responsabilità della separazione a carico del trasgressore. Per maggiori approfondimenti sui rapporti intimi della coppia leggi il nostro articolo: Fare sesso con la moglie o il marito è obbligatorio?

Rifiuto rapporti sessuali addebito separazione

L’atteggiamento di chi umilia il coniuge, non volendo intrattenere con lo stesso alcun rapporto sessuale, non ha alcuna giustificazione e legittima di per sé anche l’addebito della separazione perché rende impossibile per l’altro coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive (di cui fanno parte le necessità sessuali).

Normalmente il presupposto dell’addebito è la intollerabilità della convivenza causata dalla violazione dei doveri di coniugio da parte di uno dei coniugi. Quindi, un marito violento, una moglie fedifraga (che ha tradito), un marito alcolizzato, un’altra moglie che abbandona il tetto coniugale (che viola il dovere di coabitazione) e lo stesso coniuge che rifiuta sistematicamente di avere rapporti sessuali con l’altro, sono tutti esempi di condotte che violano i doveri derivanti dal matrimonio.

La valutazione dell’addebito, alla moglie o al marito, viene fatta dal giudice sia sulla base delle prove portate in giudizio (prove testimoniali, documenti ecc.) sia sulla base del complessivo comportamento dei partner nell’arco della vita coniugale.

Una volta provato che la responsabilità della fine del matrimonio è di un coniuge, per aver violato uno dei doveri da esso derivanti, vediamo cosa comporta l’addebito:

  • il coniuge che subisce l’addebito perde il diritto al mantenimento, anche nel caso in cui risulti avere un reddito inferiore rispetto all’altro;
  • perde immediatamente anche il diritto di succedere al coniuge con cui si è separato, in caso di morte di quest’ultimo, mentre la regola generale è che, anche a seguito della separazione, ciascun coniuge mantiene il diritto di successione alla morte dell’altro sino a che non interviene un provvedimento di divorzio;
  • se, invece, il coniuge responsabile è anche quello economicamente più forte (e che quindi non ha diritto all’assegno di mantenimento), l’addebito della separazione può anche determinare la sua condanna al risarcimento dei danni patrimoniali, come ad esempio le spese mediche, e non patrimoniali, come nel caso di presenza di umiliazioni pubbliche, in favore dell’altro coniuge (separato ma senza addebito) e proprio per aver violato i doveri del matrimonio.

Tuttavia, ci sono altri aspetti concreti che vale la pena di analizzare. Ad esempio, la circostanza che il coniuge rifiuti i rapporti sessuali potrebbe giuridicamente giustificare l’eventuale successivo tradimento, in costanza di matrimonio, dell’altro partner. O, quanto meno, il fatto che quel tradimento sia avvenuto in conseguenza del reiterato rifiuto del coniuge ad avere rapporti sessuali rappresenterebbe un aspetto che riduce la gravità del fedifrago. In quale modo, però, opera questa attenuazione di responsabilità? Ad esempio, impedendo che a carico di chi ha tradito, in conseguenza della violazione del dovere di intimità da parte dell’altro partner, possa essere concesso dal giudice l’addebito della separazione.

Facciamo un esempio. Tizio e Caia, coniugati in matrimonio, chiedono la separazione ed ognuno di essi avanza al giudice anche domanda di addebito. Le motivazioni sono le seguenti: Tizio lamenta l’avvenuto tradimento in costanza di matrimonio da parte di Caia; dal suo canto, Caia lamenta il rifiuto di Tizio, in modo sistematico, ad avere rapporti sessuali nonostante fossero sposati. Ora: se dalle prove portate in giudizio, tramite documenti o testimoni od altro, viene dimostrato che il tradimento di Caia è mera conseguenza del costante rifiuto del marito Tizio di intrattenere con lei normali rapporti di sesso, l’addebito della separazione cade su quest’ultimo. Infatti, in questa specifica ipotesi il tradimento di Caia ha fatto sèguito al rifiuto di avere rapporti sessuali del marito e, quindi, non può dirsi causa né origine della intollerabilità della convivenza (e quindi della separazione).

Da quanto sin qui detto è evidente anche che se la crisi a letto dipende da un altro problema di coppia, che trae origine da diverse cause (come possono essere un precedente tradimento oppure precedenti atti di violenza ecc.), in questa ipotesi il rifiuto ad avere rapporti sessuali risulta giustificato e, quindi, non valido come causa di addebito.

Usando l’esempio precedente, se dal materiale di prova raccolto nel corso del processo emerge che il rifiuto di Tizio, ad avere rapporti intimi con Caia, dipende dal precedente tradimento della donna, l’addebito della separazione cade su Caia. Infatti, in questa ipotesi, è Caia che risulta essere stata la ‘prima’ tra i due coniugi che ha posto in essere un comportamento in violazione ai doveri del matrimonio ed è a quella condotta che il giudice fa risalire la intollerabilità della convivenza ed il successivo rifiuto ai rapporti da parte di Tizio.


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA