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Come richiedere la riduzione delle sanzioni Inps

20 Febbraio 2019


Come richiedere la riduzione delle sanzioni Inps

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Febbraio 2019



L’azienda che non paga correttamente i contributi Inps si espone, oltre a dover pagare quanto dovuto, anche all’applicazione di determinate sanzioni.

Pagare correttamente i contributi previdenziali sulle somme erogate ai dipendenti a titolo di retribuzione è un dovere di tutti i datori di lavoro. Si parla di evasione contributiva per indicare il fenomeno, purtroppo abbastanza diffuso, di omettere del tutto o in parte il pagamento dei contributi previdenziali spettanti all’Inps o all’Inail. In altri casi, il datore di lavoro non omette del tutto di effettuare il pagamento dovuto ma lo effettua in ritardo rispetto ai termini di legge. In tutti questi casi, quando l’Inps si rende conto del comportamento scorretto dell’azienda, il datore di lavoro riceve una cartella di pagamento dall’Inps che contiene la richiesta di pagamento delle somme dovute maggiorate di una sorta di sovrattassa costituita dalle sanzioni civili, oltre agli interessi. Tuttavia non sempre il mancato pagamento dei contributi, o il ritardo nell’assolvimento di tale obbligo, è dettato da negligenza o cattiva volontà del datore di lavoro. Ci sono dei casi, si pensi all’azienda in crisi o in fase di riorganizzazione, in cui ci sono problemi oggettivi a fare fronte a questi obblighi. E’ bene sapere che, in questi ed altri casi che vedremo di seguiti, le somme richieste dall’Inps a titolo di sanzioni civili possono essere ridotte o addirittura eliminate. In questo articolo vedremo come richiedere la riduzione delle sanzioni Inps.

Cosa sono i contributi previdenziali?

In Italia esiste un sistema di previdenza sociale che viene gestito essenzialmente dall’Inps, Istituto nazionale della previdenza sociale. Tale istituto ha il compito di erogare ai lavoratori delle provvidenze in tutta una serie di ipotesi disciplinate dalla legge.

Le varie ipotesi nelle quali scatta il diritto a ricevere delle prestazioni a carico dell’Inps sono accomunate dal fatto che il lavoratore si trova in una situazione, momentanea o permanente, di impossibilità di lavorare e, per consentirgli comunque di avere le risorse necessarie a vivere, interviene lo Stato attraverso l’Inps ad erogargli una prestazione di sostegno.

Ad esempio l’Inps paga la pensione ai lavoratori che hanno raggiunto certi requisiti di anzianità, paga la Naspi ai disoccupati che hanno perso involontariamente il lavoro, paga i congedi parentali ai genitori che si assentano dal lavoro per dedicarsi ai propri figli, paga i permessi 104 ai dipendenti che devono assentarsi dal lavoro per assistere un parente disabile grave, paga l’indennità di malattia al dipendente che si ammala e che per questo non può recarsi al lavoro, etc.

Per erogare tutta questa mole di prestazioni l’Inps si finanzia attraverso la contribuzione sociale. In pratica, per ogni euro erogato ad un lavoratore a titolo di retribuzione, il datore di lavoro deve erogare all’Inps una certa percentuale a titolo di contributi previdenziali. Ecco dunque che sulla retribuzione del dipendente gravano due distinti obblighi di pagamento: l’obbligazione fiscale, ossia l’obbligo di pagare l’Irpef allo Stato e l’obbligazione contributiva a favore di Inps ed Inail.

I contributi previdenziali che gravano sulla retribuzione sono posti, per la gran parte, circa il 30% dello stipendio, a carico dell’azienda e per una minima parte, circa il 9-10% della retribuzione, a carico del lavoratore.

Chi deve pagare i contributi previdenziali?

Per individuare il soggetto che è chiamato materialmente a versare all’Inps i contributi previdenziali occorre individuare il tipo di rapporto di lavoro che lega il dipendente al datore di lavoro.

Per tutti quei rapporti in cui il datore di lavoro elabora un cedolino paga e svolge il ruolo di sostituto di imposta (cioè versa le tasse del dipendente al posto suo, trattenendogliele dallo stipendio) allora è il datore di lavoro a dover versare i contributi Inps sia con riferimento alla quota a carico aziendale che con riferimento alla quota a carico del lavoratore.

Ricorre questa ipotesi nel caso di:

Negli altri casi, è cioè in tutti quei casi in cui un lavoratore autonomo paga comunque i contributi all’Inps perchè non ha una sua cassa previdenziale di riferimento, sarà il dipendente autonomamente a calcolare i contributi Inps e versarli all’istituto previdenziale.

Quando si pagano i contributi Inps?

Fatta eccezione per alcune categorie di dipendenti, come ad esempio i lavoratori domestici per i quali i contributi si pagano trimestralmente, i contributi Inps vanno versati mensilmente entro il 16 del mese successivo a quello cui si riferiscono.

La legge prescrive infatti ai datori di lavoro di comunicare mensilmente all’Inps i dati retributivi e le informazioni utili al calcolo dei contributi attraverso il cosiddetto flusso Uniemens. Tale modalità di trasmissione è obbligatoria per tutti i datori di lavoro di aziende private.

Cosa succede se non si pagano correttamente i contributi Inps?

Se il datore di lavoro omette di versare all’Inps i contributi o lo fa in ritardo si espone al rischio innanzitutto di dover pagare quanto dovuto e poi di doversi accollare anche dei costi ulteriori costituiti dalle sanzioni civili e dagli interessi.

La legge consente al datore di lavoro di chiedere la riduzione, fino e non al di sotto della misura degli interessi legali, delle sanzioni civili previste, per omesso o ritardato pagamento dei contributi, versandoli integralmente [1].

La riduzione di cui stiamo parlando – fermo restando l’integrale pagamento dei contributi e dei premi dovuti alle gestioni previdenziali e assistenziali – può essere richiesta da qualsiasi contribuente che si trovi in una delle condizioni previste dalla legge [2], e cioè:

  • nei casi di mancato e ritardato pagamento di contributi o premi derivanti da oggettive incertezze connesse a contrastanti ovvero sopravvenuti diversi orientamenti giurisprudenziali o determinazioni amministrative sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo successivamente riconosciuto in sede giurisdizionale o amministrativa in relazione alla particolare rilevanza delle incertezze interpretative che hanno dato luogo alla inadempienza e nei casi di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi derivanti da fatto doloso del terzo;
  • per le aziende in crisi, riconversione o ristrutturazione aziendale che presentino particolare rilevanza sociale ed economica in relazione alla situazione occupazionale locale ed alla situazione produttiva del settore, comprovati dalla Direzione provinciale del lavoro – Servizio ispezione del lavoro territorialmente competente;
  • per gli enti non economici e enti, fondazioni e associazioni non aventi fini di lucro, rispetto alle quali è riconosciuta la possibilità di ottenere la riduzione delle sanzioni civili con riferimento alla sola ipotesi dell’omissione;
  • la riduzione può essere richiesta inoltre dalle aziende sottoposte a procedure concorsuali. In questi casi il beneficio trova applicazione anche nelle ipotesi di sanzioni civili dovute nella misura dell’evasione.

Come funziona la riduzione delle sanzioni civili Inps?

Per quanto concerne i criteri e le modalità per ottenere la riduzione delle sanzioni civili occorre fare riferimento a quanto fissato in materia dal Consiglio di amministrazione dell’Inps [3].

Per quanto riguarda le aziende in crisi, la durata massima della riduzione delle sanzioni civili è di un anno; tale durata può arrivare a due anni  nelle ipotesi di riorganizzazione, ristrutturazione o riconversione aziendale.

Per quanto riguarda l’importo della riduzione, la stessa può essere concessa:

  • fino alla misura degli interessi legali vigenti alla data di presentazione della domanda;
  • fino alla misura degli interessi legali vigenti alla data di presentazione della domanda maggiorati del 50%.

Nel decidere quale riduzione applicare l’Istituto tiene conto del comportamento aziendale pregresso.

Per le aziende sottoposte a procedure concorsuali, in caso di omissione, le sanzioni civili sono ridotte del valore del Tur (acronimo di tasso d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’eurosistema). In casi di evasione al Tur vanno aggiunti due punti e dunque l’azienda otterrà una riduzione minore.

Per:

  • gli enti pubblici non economici;
  • enti, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro.

Le sanzioni sono calcolate al tasso degli interessi legali per gli enti i cui proventi finanziari consistano prevalentemente in finanziamenti pubblici, mentre in tutti gli altri casi gli stessi interessi aumentano del 50%.

Come abbiamo chiarito la riduzione delle sanzioni non comporta la riduzione delle somme dovute. Anzi, è vero l’esatto contrario in quanto per poter accedere alla riduzione delle sanzioni civili l’azienda deve procedere all’integrale pagamento dei contributi e dei premi dovuti alle gestioni previdenziali e assistenziali per il periodo oggetto della richiesta.

I richiedenti che regolarizzano l’omessa contribuzione in modalità rateale, in assenza di puntuale versamento delle rate, decadono dal beneficio.

Domanda di riduzione delle sanzioni civili Inps

La domanda di riduzione delle sanzioni civili all’Inps deve essere presentata entro i termini di prescrizione previsti per la contribuzione omessa vale a dire, di norma, entro 10 anni.

La domanda deve essere presentata online, attraverso la procedura telematica, all’Inps, attraverso il servizio dedicato. In alternativa, il datore di lavoro può recarsi presso la sede Inps che gestisce la posizione contributiva del richiedente [4].

note

[1] Art. 116 co. 8 L. n. 388 del 23.12.2000.

[2] Art. 116 co. 15 e 16 (ultima parte), l. 388/2000.

[3] Consiglio di Amministrazione Inps, delibera 8.01.2002, n. 1 che ha recepito la direttiva 19.04.2001 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il ministro dell’Economia e Finanze.

[4] Circolare Inps n. 88 del 9.05.2002; Circolare Inps n. 56 del 2.05.2014.


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