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Calcolo contributi partita Iva

20 Febbraio 2019 | Autore:


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Quanti contributi paga chi ha la partita Iva aperta: liberi professionisti iscritti alla gestione Separata, commercianti, artigiani.

Stai pensando di aprire la partita Iva: a spaventarti, più delle tasse, sono i contributi previdenziali che, a quanto ti dicono, dovrai pagare ogni anno. Ma è davvero così? Chi ha la partita Iva aperta deve pagare i contributi all’Inps anche se non guadagna nulla?

Il pagamento di un minimo di contribuzione in misura fissa dipende dal tipo di attività esercitata e dalla gestione previdenziale presso la quale si è iscritti: chi esercita come libero professionista, e non è obbligato ad iscriversi a una cassa di categoria, ad esempio, versa i contributi alla gestione Separata Inps solo sulla base di quanto ha guadagnato. Se nulla guadagna, nessun versamento è dovuto. I liberi professionisti iscritti a una gestione previdenziale di categoria, invece, possono essere obbligati a dei versamenti minimi in misura fissa, secondo il regolamento dell’ente: quasi tutte le casse professionali, però, per i nuovi iscritti prevedono agevolazioni.

Chi esercita attività d’impresa ed è iscritto alla gestione degli artigiani o dei commercianti, invece, è sempre tenuto ad effettuare dei versamenti all’Inps sulla base di un reddito minimo, detto minimale: in pratica, anche se l’imprenditore non guadagna nulla, deve versare un minimo di contributi, che allo statp attuale superano i 3800 euro annui.

Ma come stabilire a quanto ammontano i contributi dei lavoratori autonomi?

Facciamo il punto sul calcolo contributi partita Iva.

Come si calcolano i contributi da versare alla gestione separata?

I contributi dovuti alla gestione separata dai liberi professionisti, non obbligati all’iscrizione presso una cassa professionale, si calcolano applicando una specifica aliquota, cioè una percentuale, che varia a seconda della categoria a cui appartiene l’iscritto, al reddito imponibile.

Il reddito imponibile per i lavoratori autonomi coincide, per grandi linee, con la differenza tra ricavi e spese inerenti all’attività.

Non è prevista l’applicazione obbligatoria dell’aliquota contributiva dovuta a un minimale di reddito, né è previsto un minimale contributivo: in sostanza, i contributi alla gestione separata si pagano solo se viene prodotto un reddito, mentre nulla è dovuto in assenza di reddito.

Ad ogni modo, un minimale di reddito, presso la gestione separata, esiste, anche se non è previsto l’obbligo del versamento dei contributi sulla base del minimale.

Nello specifico, si tiene conto del minimale valido nella gestione artigiani e commercianti Inps (pari a 15.878 euro per il 2019) per calcolare il raggiungimento dei requisiti contributivi utili a ottenere determinate prestazioni, come la pensione.

In buona sostanza, se i versamenti sono effettuati sulla base di un reddito imponibile inferiore al reddito minimale, i mesi di contribuzione utili alla pensione e alle altre prestazioni sono ridotti sulla base del minimale.

I contributi sono interamente a carico del professionista (salvo l’eventuale applicazione sui clienti/committenti della rivalsa pari al 4%); per quanto riguarda i lavoratori autonomi occasionali (con reddito sopra i 5milaeuro), invece, i contributi calcolati sui compensi sono per 1/3 a carico del lavoratore e per 2/3 a carico del committente.

Aliquote gestione separata 2019: quanto si paga con la partita Iva?

Vediamo ora, in base agli ultimi aumenti, quali sono le aliquote contributive da applicare ed a quanto ammontano i contributi da pagare per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata, per il 2019:

  • venditori porta a porta e lavoratori autonomi occasionali con reddito oltre 5milaeuro: 33,72% sul minimale di reddito pari a 15.878 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 5.354,06 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 446,17 euro; questi lavoratori non hanno diritto alla disoccupazione Dis Coll;
  • lavoratori autonomi: 25,72% sul minimale di reddito pari a 15.878 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 4.083,82 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 340,32 euro; gli appartenenti a queste categorie non hanno diritto alla disoccupazione Dis Coll; lo 0,72% in più di contribuzione è dovuto in quanto la Gestione separata assicura anche ai professionisti iscritti alla gestione in via esclusiva un’indennità in caso di maternità, ricovero ospedaliero o malattia.
  • lavoratori autonomi pensionati o iscritti ad altre gestioni previdenziali: 24% sul minimale di reddito pari a 15.878 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 3.810,72 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 317,56 euro; gli appartenenti a queste categorie non hanno diritto alla disoccupazione Dis Coll, né all’indennità in caso di maternità, ricovero ospedaliero o malattia.

Massimale di reddito 2019 gestione separata

Il nuovo massimale di reddito vigente presso la gestione separata è pari a 102.543 annui: oltre questo importo, non sono accreditati e dovuti contributi.

Quando si versano i contributi alla gestione separata?

I liberi professionisti iscritti presso la gestione separata versano la contribuzione sulla base della dichiarazione dei redditi, a saldo e in acconto.

Per il 2019 si devono versare i contributi entro le seguenti date:

  • 30 giugno 2019: saldo 2018 e primo acconto 2019; il primo acconto ammonta al 40% della contribuzione dovuta nell’anno;
  • 30 novembre 2019: secondo acconto 2019; il secondo acconto ammonta al 40% della contribuzione dovuta nell’anno.

Minimale di reddito 2019 artigiani e commercianti

Gli artigiani ed i commercianti, a differenza di altri lavoratori, come i dipendenti ed i liberi professionisti iscritti presso la gestione separata, pagano i contributi in rapporto ad un reddito minimo, o minimale di reddito, che per il 2019, come osservato, ammonta a 15.878 euro.

In parole semplici, anche se il guadagno dell’artigiano, o del commerciante, è molto basso, o pari a zero, l’interessato deve versare la contribuzione allo stesso modo di un collega che ha guadagnato 15.878 euro nell’anno.

Come si calcolano i contributi 2019 artigiani e commercianti?

I contributi dovuti degli artigiani e dei commercianti si determinano applicando un’aliquota, cioè una determinata percentuale, al reddito prodotto, o al reddito minimale. Le aliquote contributive da applicarsi sul reddito per il 2019 sono pari al:

  • 24% per gli artigiani;
  • 24,09% per i commercianti;
  • 21,45% per i coadiutori artigiani di età inferiore a 21 anni;
  • 21,54% per i coadiutori commercianti di età inferiore a 21 anni.

Il reddito minimale sul quale la contribuzione deve essere versata è cambiato, come appena esposto, ed è pari a 15.878 euro; di conseguenza il contributo minimale obbligatorio da liquidare ammonta a:

  • 3.818,16 euro (3.810,72 contributo IVS più 7,44 euro contributo maternità) per gli artigiani;
  • 3.832,45 euro (3.825,01 contributo IVS più 7,44 contributo maternità) per i commercianti;
  • 3.413,27 euro (3.405,83 contributo IVS più 7,44 contributo maternità) per i coadiutori artigiani di età inferiore a 21 anni;
  • 3.427,56 euro (3.420,12 contributo IVS più 7,44 contributo maternità) per i coadiutori commercianti di età inferiore a 21 anni.

Contributi 2019 eccedenti il minimale per commercianti e artigiani

Se il reddito eccede il minimale di 15.878 euro annui, si applicano le aliquote contributive esposte nel paragrafo precedente, sino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile pari, per il 2019, all’importo di 47.143 euro.

Per i redditi superiori a 47.143 euro annui, l’aliquota aumenta di un punto percentuale; le aliquote contributive sul reddito oltre il minimale, pertanto, risultano determinate come segue:

  • 25% per gli artigiani;
  • 25,09% per i commercianti;
  • 22,45% per i coadiutori artigiani di età inferiore a 21 anni;
  • 22,54% per i coadiutori commercianti di età inferiore a 21 anni.

Massimale contributivo 2019 per artigiani e commercianti

Artigiani e commercianti hanno anche un massimale contributivo, cioè un reddito annuo di riferimento oltre il quale non vanno applicati contributi. Per il 2019, il massimale è pari a 78.572 euro. Per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza 1° gennaio 1996 o successiva, il massimale annuo è pari, per il 2019, a 102.543 euro: questo massimale non è frazionabile mensilmente.

Data di pagamento dei contributi 2019 commercianti e artigiani

I contributi sul minimale devono essere versati, utilizzando il modello di pagamento unificato F24, in 4 rate di pari importo, entro le seguenti scadenze:

  • 1° rata: 16 maggio 2019;
  • 2°rata: 20 agosto 2019;
  • 3° rata: 18 novembre 2019;
  • 4° rata: 17 febbraio 2020.

I contributi eccedenti il minimale devono essere invece versati entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche: saldo 2018, primo acconto 2019 e secondo acconto 2019.

Sconto contributi Inps 2019 commercianti e artigiani

Commercianti e artigiani beneficiano di sconti sui contributi Inps, se over 65 o aderenti al regime forfettario. Si tratta di agevolazioni che non sono attribuite automaticamente, ma solo su domanda.

Riduzione contributi forfettari

Per quanto riguarda gli aderenti al regime forfettario, in particolare, la base imponibile della contribuzione dovuta alle gestioni artigiani e commercianti, costituita dal reddito forfettario individuato ai fini fiscali, è decurtata del 35%.

In sostanza, la contribuzione dovuta entro e oltre il minimale è ridotta, per i forfettari che desiderano avvalersi del beneficio, del 35%.

Per fruire dell’agevolazione contributiva bisogna inviare un’apposita dichiarazione all’Inps secondo le seguenti modalità:

  • per chi esercita attività d’impresa dal 2018, per la quale si intende fruire del regime agevolato nel 2019, è necessario compilare il modello telematico appositamente predisposto all’interno del “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti”, disponibile nel sito web dell’Inps, entro il 28 febbraio 2019; l’agevolazione viene concessa a decorrere dal 1° gennaio dell’anno in corso; se non viene rispettato il termine, l’agevolazione si perde, ma si può presentare la domanda l’anno successivo;
  • per chi inizia una nuova attività d’impresa dal 2019 è necessario presentare la stessa dichiarazione con tempestività rispetto alla data di iscrizione alla gestione previdenziale.

Chi ha già richiesto l’agevolazione contributiva, se permangono i requisiti, non deve presentare una nuova domanda. Se non si intende più avvalersi del beneficio, bisogna presentare un’espressa dichiarazione di rinuncia [1].

Riduzione contributi Inps per over 65

I lavoratori ultrasessantacinquenni, titolari di impresa o collaboratori familiari, già pensionati presso le gestioni Inps, che continuano a svolgere lavoro autonomo, possono chiedere all’istituto di pagare la metà dei contributi dovuti sia sul minimale di reddito, sia sull’eventuale quota eccedente il minimale [1].

Quest’agevolazione spetta anche ai titolari di assegno di invalidità, mentre non riguarda i titolari di pensione di reversibilità.

Conseguentemente alla riduzione dei contributi, anche il supplemento di pensione corrispondente è ridotto della metà, se la quota è calcolata col sistema retributivo. Se calcolata col sistema contributivo, non è necessaria alcuna riduzione in quanto il supplemento è determinato sulla sola base dei contributi versati.

In pratica, come abbiamo inizialmente osservato in merito alle riduzioni contributive, i minori versamenti si traducono in una pensione più bassa: in questo caso, però, si tratta di un supplemento di pensione, quindi di un importo aggiuntivo rispetto al trattamento base, che resta invariato.

Sono esclusi dal beneficio della riduzione contributiva del 50% coloro che si avvalgono del regime contributivo agevolato, finché dura la permanenza nel regime.

note

[1] Inps Circ. n.25/2019.


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