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Come difendersi dal cyberbullismo

8 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Marzo 2019



Bullismo virtuale: cos’è e come tutelarsi. Quando il cyberbullismo diventa reato? Cosa fare se un minore viene bullizzato?

Il bullismo consiste in quell’insieme di condotte vessatorie effettuate nei confronti di persone che sono generalmente ritenute più deboli: malati, anziani, emarginati, ecc. Un comportamento odioso posto in essere da chi, vigliaccamente, preferisce prendersela con chi sa che non può o non vuole reagire. Con l’avvento della tecnologia e, soprattutto, di internet, il bullismo si è trasferito in una nuova dimensione: quella virtuale. Avrai sicuramente sentito parlare del cyberbullismo, nuova forma di persecuzione che viene realizzata utilizzando i social network, le email, i sistemi di messaggistica istantanea (come WhatsApp), le chat e qualsiasi altro strumento figlio dell’era del web. Purtroppo, non esiste uno specifico reato che punisca il bullismo, né tradizionale né virtuale; tuttavia, la legge assicura comunque degli strumenti di tutela, soprattutto ai più giovani, vittime di bullismo nelle scuole. Se quanto detto ti interessa, allora ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò come difendersi dal cyberbullismo.

Cyberbullismo: cos’è?

La legge definisce il cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo è quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso [1]. In buona sostanza, il cyberbullismo consiste in una vessazione perpetrata ai danni di un minore attraverso il mezzo telematico.

Come difendersi dal cyberbullismo: l’oscuramento dei siti internet

Come appena visto, il cyberbullismo si può esprimere in una molteplicità di forme (dalla minaccia all’ingiuria, dalla diffamazione al furto d’identità) ma il mezzo attraverso cui è commesso è sempre lo stesso: internet. Per tale ragione, la prima forma di tutela prevista dalla legge consiste nella possibilità di inoltrare al gestore del sito internet o del social network (ad esempio, facebook) una richiesta di immediato oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti lesivi.

L’istanza di oscuramento del sito web può essere avanzata direttamente dalla vittima che abbia compiuto i quattordici anni oppure dai genitori. Il materiale non viene cancellato ma ne viene reso impossibile l’accesso agli utenti: in questo modo i contenuti potranno sempre essere utilizzati come prova sia dalla persona offesa che dalle autorità.

Nel caso in cui il responsabile del trattamento dei dati non provveda entro quarantotto ore a rimuovere i contenuti offensivi, è possibile fare reclamo all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro due giorni. Il reclamo al Garante della privacy si può presentare anche quando sia impossibile identificare il responsabile del trattamento dei dati personali della pagina internet. L’intervento del Garante contro atti di cyberbullismo può essere chiesto compilando ed inoltrando il modulo presente sul sito istituzionale dell’autorità medesima.

Tutelarsi dal cyberbullismo: la segnalazione ai genitori

Poiché il cyberbullismo, per precisa disposizione normativa, riguarda i minori, molto spesso i primi ad accorgersi delle condotte vessatorie o delle loro conseguenze sulle vittime sono gli insegnanti. Secondo il nostro ordinamento giuridico, il dirigente scolastico che viene a conoscenza di un episodio di cyberbullismo commesso da uno o più studenti del proprio istituto è obbligato ad informarne immediatamente i genitori dei responsabili e a prendere adeguati provvedimenti disciplinari di carattere educativo.

La tutela preventiva dal cyberbullismo

La legge prevede che, al fine di prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo nelle scuole, operatori scolastici e forze dell’ordine debbano seguire un preciso corso di preparazione. Nello specifico, è prevista: la formazione del personale scolastico, con la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica; la promozione di un ruolo attivo degli studenti, nonché di ex studenti che  abbiano già operato all’interno dell’istituto scolastico in attività di prevenzione e contrasto del cyberbullismo nelle scuole; misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti. Ogni istituto scolastico, poi, è tenuto ad individuare fra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del  cyberbullismo, anche avvalendosi della collaborazione delle forze di polizia nonché delle associazioni e dei centri di aggregazione  giovanile presenti sul territorio.

Cyberbullismo: quando è reato?

Nel caso in cui la condotta di cyberbullismo commessa da un minore di almeno quattordici anni nei confronti di altro minorenne integri un’ipotesi di reato (diffamazione, minaccia, trattamento illecito di dati personali, atti persecutori, sostituzione di persona, ecc.), la vittima può:

  • sporgere denuncia/querelae, quindi, intraprendere un procedimento penale nei confronti del responsabile (trattandosi di minorenne non ci si potrà costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni nel processo penale);
  • chiedere al questoredi ammonire il responsabile. La legge, infatti, ha esteso anche al cyberbullismo lo strumento dell’ammonimento previsto inizialmente per il solo reato di stalking. In questo caso il questore convoca il minore insieme ad almeno un genitore per ammonirlo oralmente e per iscritto, invitandolo a cessare la condotta e a non ripeterla. Querela e ammonimento sono rimedi alternativi: pertanto, la presentazione della prima esclude il secondo.

note

[1]  Legge n. 71/2017 del 29 maggio 2017.

Autore immagine: Unsplash.com


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