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Autovelox: come sapere se sbaglia

20 Febbraio 2019


Autovelox: come sapere se sbaglia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Febbraio 2019



Multe per eccesso di velocità: come contestare il verbale per la mancata taratura e collaudo dell’autovelox. 

Multe per eccesso di velocità: sono in pochi quelli che non ne hanno preso almeno una nell’arco della propria vita. Ma finché non esistevano gli autovelox, l’accertamento si basava solo sulle percezioni visive degli agenti. Era dunque la parola dei poliziotti contro quella degli automobilisti. E sebbene i primi rivestono pur sempre la qualifica di pubblici ufficiali – per cui le relative attestazioni fanno piena prova – nel momento in cui entrano in gioco valutazioni personali non riscontrabili obiettivamente (come appunto la velocità segnata dal tachimetro), queste possono essere contestate e scalfite da una prova contraria.

Tutto è cambiato con gli autovelox: macchine intelligenti capaci di percepire, con millimetrica perfezione, la velocità delle auto. Ma – si sa – anche le macchine possono cadere in errore. Un errore del software, un’alterazione dei circuiti dovuta al caldo, un difetto di manutenzione, l’usura derivante dalle operazioni di montaggio e smontaggio: una minima variazione può far variare il risultato della rilevazione elettronica. Ed allora è naturale che un automobilista, non appena ricevuta la multa, possa domandarsi: come sapere se sbaglia l’autovelox? Come assicurarsi che la fotografia scattata dall’apparecchio abbia rappresentato la realtà e non sia caduta essa stessa in errore? E se la macchina fosse stata tarata in modo errato o non abbia tenuto conto del limite della tolleranza legale del 5%?

In verità esiste un modo per sapere se l’autovelox sbaglia, ma per conoscerlo è necessario prima fare alcune premesse.

Chi verifica il funzionamento dell’autovelox?

C’è una regola che deve ben conoscere chi prende una multa per eccesso di velocità: la contravvenzione elevata mediante l’autovelox si presume corretta, e quindi valida, se la regolare funzionalità dell’apparecchio risulta attestata da due documenti: il certificato di collaudo e quello di taratura.

Il collaudo viene fatto una sola volta: all’atto del primo utilizzo dell’apparecchio e ne attesta la conformità ai parametri di legge. La taratura invece è una verifica di funzionamento – imposta dalla Corte costituzionale nel 2015 – che va ripetuta almeno una volta all’anno da parte di ditte specializzate e autorizzate a ciò.

Entrambi i certificati hanno rilievo pubblico e pertanto possono essere visionati in qualsiasi momento dall’automobilista che intende difendersi in giudizio. Peraltro, quando viene messo in discussione il funzionamento dello strumento di controllo elettronico della velocità, l’autorità è tenuta a produrre in giudizio – davanti al giudice di pace – gli originali o le copie autentiche di tali documenti. In assenza di questi, la multa viene annullata.

La situazione così delineata porta già a questa prima conclusione: se mancano gli attestati di collaudo o di taratura la multa con autovelox è nulla. Si tratta di una presunzione di non corretto funzionamento che non può essere superata da nessuna prova contraria. Se anche la polizia dovesse attestare in giudizio di aver verificato l’operatività della macchina, o se tale dichiarazione dovesse essere riportata sullo stesso verbale, ciò non basterebbe a salvare il verbale dall’annullamento.

Il verbale deve indicare la data dell’ultima taratura

A ciò la Cassazione ha aggiunto un ulteriore e importante dettaglio: nel momento in cui la polizia compila la multa da spedire all’automobilista, deve riportare in essa la data in cui è stata effettuata l’ultima taratura che, come detto, non deve risalire a più di un anno prima. Ciò al fine di non costringere l’automobilista ad effettuare ricerche e verifiche per lui difficoltose. È vero: resta sempre il fatto che tale attestazione viene effettuata proprio da chi ha elevato la contravvenzione, ma è anche vero che si tratta di un pubblico ufficiale e che, per via della funzione che riveste, non può né mentire, né alterare gli atti.

Il fatto che il verbale indichi l’avvenuta taratura dell’autovelox non esclude però che l’automobilista possa diffidare di ciò e, quindi, chiedere di prendere visione dei documenti. Potrebbe farlo prima di intentare l’opposizione al giudice di pace o nello stesso giudizio. In questa seconda ipotesi, il trasgressore può limitarsi a contestare il non corretto funzionamento dell’autovelox con il proprio atto di ricorso. In tale ipotesi si avrà che:

  • se la polizia deposita gli attestati di taratura e di collaudo, spetterà al ricorrente dare prova delle circostanze che inducono a ritenere che, ciò nonostante, l’autovelox non funzionasse correttamente;
  • se la polizia non deposita gli attestati in questione, la multa viene già subito annullata.

Come verificare se l’autovelox ha sbagliato?

Alla luce di quanto detto, possiamo così sintetizzare la questione. Qualora dovessero mancare i documenti attestanti la taratura o il collaudo non spetta all’automobilista dimostrare se l’autovelox funzionasse o meno: già la semplice contestazione di non corretto funzionamento dell’apparecchio, sollevata nel ricorso al giudice di pace, comporta l’annullamento del verbale.

Viceversa, se tali attestati vengono prodotti, l’automobilista dovrà trovare il modo per ritenerli non conformi. E qui subentra tutta la normativa che indica come deve avvenire la taratura. Di tanto abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo Autovelox: cos’è la taratura.

In particolare, con un decreto del 13 giugno scorso[1] si è stabilito che le verifiche di taratura devono essere eseguite su un campione di rilevamenti di velocità uniformemente distribuiti da 30 km/ora a 230 km/ora (oppure nel campo di misura o di utilizzo del dispositivo in verifica), utilizzando sistemi di misura di riferimento in grado di tarare con incertezza estesa (con probabilità di copertura al 95%) non superiore allo 0,5% per velocità superiori a 100 km/h, e a 0,5 km/h per velocità fino a 100 km/h. I sistemi di misura di riferimento devono garantire la riferibilità metrologica al Sistema.

Secondo il ministero dei Trasporti gli autovelox devono essere verificati, ogni anno, in un autodromo con mezzi che sfrecciano fino alla velocità di 230 km/h. Altrimenti non può essere rilasciato il certificato periodico di corretta taratura. Ma ciò non vale per quelli usati in città per i quali non è necessaria la pista di formula 1.

note

[1] Decreto Ministero Trasporti del 13.06.2017 in Gazz. Uff. n. 177/2017.

Autore immagine autovelox auto eccesso velocità Di sdecoret


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