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Olio sulla strada: chi paga?

20 Febbraio 2019


Olio sulla strada: chi paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Febbraio 2019



Risarcimento del danno da insidia stradale: quando la responsabilità è del Comune o comunque dell’ente proprietario della strada.

In una curva, la tua auto ha sbandato: hai perso il controllo a causa di una vistosa macchia d’olio fresca lasciata sull’asfalto. Così sei andato a sbattere contro un muro. Il cofano della tua macchina è rientrato ed è da rifare completamente. Oltre al radiatore e a una serie di componenti interni, temi vi possano essere anche danni al motore. In più hai sbattuto la spalla e, nonostante l’apertura dell’airbag, hai riportato alcune lesioni fisiche non trascurabili. A questo punto ti chiedi chi mai ti risarcirà. L’assicurazione ti ha fatto sapere che non compete a lei visto che non si è trattato di un normale incidente dovuto alla circolazione: non c’è, in altri termini, un’altra auto responsabile dello scontro. Non ti resta che rivolgerti al Comune che avrebbe dovuto mantenere la strada in uno stato di manutenzione ottimale. Prima però di fare mosse azzardate e di perdere tempo in lunghe beghe legali, ti rivolgi a un avvocato. A lui poni la seguente domanda: in caso di olio sulla strada, chi paga?

Se il professionista ha letto l’ordinanza pubblicata dalla Cassazione poche ore fa [1] ti risponderà pressappoco nel seguente modo.

Insidie stradali: di chi è la responsabilità?

Ogni volta in cui la causa di un incidente è la strada e il suo cattivo stato di manutenzione è possibile valutare gli estremi di una azione legale contro l’amministrazione titolare del suolo pubblico in questione. Non si tratta però di una causa dall’esito scontato. Anzi. Di recente le maglie dei risarcimenti sono state ristrette dalla giurisprudenza della Cassazione. Questo perché, se è vero che gli enti pubblici sono tenuti a garantire la sicurezza delle strade e del loro rivestimento (l’asfalto), è anche vero che gli automobilisti devono fare la loro parte: non possono cioè guidare distratti. Laddove quindi il pericolo sia facilmente visibile, come nel caso di una buca stradale vistosa, non è possibile rivendicare alcun indennizzo: peggio è per il conducente che non ha guardato bene dove metteva le ruote o non ha rallentato, in modo da limitare i danni, in presenza di una via in evidente stato di dissesto.

Le cosiddette insidie stradali, quelle che invece danno diritto al risarcimento, si verificano solo in presenza di situazioni di pericolo occulto, non facilmente evitabile dal conducente pur usando la normale diligenza. Si pensi a una buca molto profonda ricolma d’acqua o coperta da foglie, posta ai margini della strada, in un luogo ove l’illuminazione pubblica scarseggia.

La macchia d’olio è un’insidia stradale?

Veniamo ora alle tanto diffuse macchie d’olio sull’asfalto. Non v’è dubbio che queste non siano sempre facilmente visibili, specie quando coperte da detriti, polvere e – peggio ancora – ghiaia che le rende ancora più insidiose. Ciò fa pensare quindi che, laddove vi sia olio sulla strada c’è sempre una responsabilità della pubblica amministrazione e, quindi, a pagare è il Comune o comunque l’ente proprietario del suolo. Ma non è così. Non sempre almeno. Anche la pubblica amministrazione infatti ha bisogno dei suoi tempi per procedere a pulire le strade e a sgombrarle da eventuali pericoli. Il che, tradotto in pratica, significa che laddove si tratti di una macchia d’olio fresca, lasciata proprio di recente da un autocarro, un motore o un recipiente, l’automobilista non ha possibilità di essere risarcito. Né dall’ente, né dall’assicurazione. È quello che il Codice civile chiama caso fortuito e che esonera qualsiasi soggetto da colpa.

Il caso fortuito esclude la responsabilità da custodia per l’amministrazione. Ed è proprio il caso della chiazza che si è appena formata senza che l’ente abbia potuto intervenire per rimuoverla.

I termini legali della questione

Quanto abbiamo detto, tradotto in termini legali, comporta che la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia «opera anche per la pubblica amministrazione in relazione ai beni demaniali, con riguardo, tuttavia, alla causa concreta del danno». La pubblica amministrazione è esente da colpa – e quindi non deve risarcire nulla – se dimostra che l’evento è stato determinato da cause esterne alla sua sfera (ossia create da terzi), non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione».

Perde quindi la causa contro il Comune l’automobilista che dichiara di essere scivolato su una chiazza d’olio fresca. Se la macchia presente sul manto stradale, che è causa dell’incidente, si è appena formata, l’ente preposto alla sua manutenzione non può avere alcuna colpa non avendo avuto la possibilità di porvi rimedio in alcun modo in tempi brevi. Solo le macchie che insistono sull’asfalto da più giorni possono consentire di ottenere un risarcimento.

Tuttavia, sempre secondo la Cassazione [2], nella caduta sulla macchia d’olio è il Comune a dover dimostrare che il liquido viscoso si trovasse sulla sede stradale da poco tempo prima dell’incidente: solo così  può evitare il risarcimento al danneggiato. E ciò perché in capo all’ente locale si configura la responsabilità da custodia, che potremmo definire oggettiva: l’amministrazione proprietaria della strada si libera soltanto se offre la prova del caso fortuito, che tuttavia può essere raggiunta anche per presunzioni. Il caso fortuito è ad esempio costituita proprio dai tempi stretti tra la formazione dell’insidia e l’incidente che non hanno dato la possibilità di intervenire per eliminare il pericolo. Un prova però che deve essere data dall’ente locale.

note

[1] Cass. ord. n. 4963/19 del 20.02.2019.

[2] Cass. sent. n. 7361/19 e ord. n. 7360/19 del 15.03.2019.

Autore immagine macchia olio su strada Di isaravut

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 13 dicembre 2018 – 20 febbraio 2019, n. 4963

Presidente De Stefano – Relatore Tatangelo

Fatti di causa

Ma. Ch. ha agito in giudizio nei confronti del Comune di Brindisi per ottenere il risarcimento dei danni subiti in seguito ad un incidente stradale avvenuto in una via cittadina, mentre si trovava alla guida del proprio motociclo.

La domanda è stata rigettata dal Giudice di Pace di Brindisi.

Il Tribunale di Brindisi ha confermato la decisione di primo grado.

Ricorre il Ch., sulla base di un unico motivo.

Non ha svolto attività difensiva in questa sede il comune intimato.

È stata disposta la trattazione in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c, in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato in parte inammissibile ed in parte manifestamente infondato.

È stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

Il collegio ha disposto che sia redatta motivazione in forma semplificata.

Ragioni della decisione

1. Con l’unico motivo del ricorso si denunzia «(error in iudicando) ex art. 360 co, 1 nn. 3 e 5 c.p.c. (per violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. (responsabilità per danni cagionati da cose in custodia), che si traduce anche in vizio di motivazione per contraddittorietà o illogicità della stessa)». Il ricorso è in parte inammissibile, in parte manifestamente infondato.

È senz’altro inammissibile la censura di vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. nella sua formulazione ormai abrogata, non applicabile nella fattispecie in ragione della data di emissione della decisione impugnata. Tale decisione è, in diritto, del tutto conforme ai principi in tema di responsabilità da cose in custodia costantemente affermati da questa Corte e recentemente ribaditi e precisati, secondo i quali:

a) il criterio di imputazione della responsabilità fondato sul rapporto di custodia di cui all’art. 2051 c.c. opera in termini rigorosamente oggettivi;

b) il danneggiato ha il solo onere di provare il nesso di causa tra la cosa in custodia (a prescindere dalla sua pericolosità o dalle sue caratteristiche intrinseche) ed il danno, mentre al custode spetta l’onere della prova liberatoria del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo del fatto del terzo e della condotta incauta della vittima;

c) in particolare, il caso fortuito è connotato da imprevedibilità ed inevitabilità, da intendersi da un punto di vista oggettivo e della regolarità causale (o della causalità adeguata), senza alcuna rilevanza della diligenza o meno del custode;

d) le modifiche improvvise della struttura della cosa (tra cui ad es. buche, macchie d’olio ecc.) divengono, col trascorrere del tempo dall’accadimento che le ha causate, nuove intrinseche condizioni della cosa, di cui il custode deve rispondere;

e) la deduzione di omissioni, violazione di obblighi di legge, di regole tecniche o di criteri di comune prudenza da parte del custode rileva ai fini della sola fattispecie dell’art. 2043 c.c., salvo che la deduzione non sia diretta soltanto a dimostrare lo stato della cosa e la sua capacità di recare danno, e a sostenere allegazione e prova del rapporto causale tra quella e l’evento dannoso (si vedano, in proposito: Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 25856 del 2017; Sez. 3, Ordinanza n. 2478 del 01/02/2018; Sez. 3, Ordinanza n. 2480 del 01/02/2018, Sez. 3, Ordinanza n. 2482 del 01/02/2018; Sez. 3, Sentenza n. 8229 del 07/04/2010, Rv. 612442 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 12027 del 16/05/2017, Rv. 644285 – 01; Sez. 3, Ordinanza n. 25856 del 2017).

In particolare, la decisione risulta conforme ai precedenti di questa Corte in tema di responsabilità da custodia di beni demaniali nelle specifiche ipotesi di insidie presenti sul manto stradale, secondo i quali «la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, di cui all’art. 2051 c.c., opera anche per la P.A. in relazione ai beni demaniali, con riguardo, tuttavia, alla causa concreta del danno, rimanendo l’amministrazione liberata dalla medesima responsabilità ove dimostri che l’evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, ovvero da una situazione (nella specie, una macchia d’olio, presente sulla pavimentazione stradale, che aveva provocato la rovinosa caduta di un motociclista) la quale imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo esso esplicato la sua potenzialità offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode (così Cass. Sez. 3, Sentenza n. 6101 del 12 marzo 2013; conformi, in precedenza: Sez. 3, Sentenza n. 15042 del 6 giugno 2008; Sez. 3, Sentenza n. 20427 del 25 luglio 2008; Sez. 3, Sentenza n. 8157 del 3 aprile 2009; Sez. 3, Sentenza n. 24419 del 19 novembre 2009; Sez. 3, Sentenza n. 24529 del 20 novembre 2009; Sez. 3, Sentenza n. 15389 del 13 luglio 2011; Sez. 3, Sentenza n. 15720 del 18 luglio 2011; Sez. 3, Sentenza n. 21508 del 18 ottobre 2011; più di recente, sempre nel medesimo senso, si vedano anche: Cass., Sez. 3, Sentenze n. 4768 del 11 marzo 2016, n. 5622 del 22 marzo 2016 e n. 5695 del 23 marzo 2016, non massimate).

Nella specie, il Tribunale ha escluso la responsabilità del comune convenuto e ritenuto dimostrata la sussistenza di una ipotesi di caso fortuito, avendo accertato in fatto che la macchia d’olio presente sul manto stradale che aveva causato l’incidente in cui era rimasto danneggiato l’attore si era appena formata e l’ente custode della strada, preposto alla sua manutenzione, non aveva avuto la possibilità di porvi rimedio in alcun modo.

Si tratta di accertamenti di fatto fondati sulla valutazione degli elementi di prova regolarmente acquisiti nel corso del giudizio e sostenuti da adeguata motivazione, non apparente né insanabilmente contraddittoria sul piano logico, come tale non censurabile in sede di legittimità.

Sotto questo profilo, il ricorso in sostanza finisce per risolversi integralmente nella inammissibile contestazione dei suddetti accertamenti di fatto e nella inammissibile richiesta di nuova e diversa valutazione delle prove.

2. Il ricorso è rigettato.

Nulla è a dirsi con riguardo alle spese del giudizio non avendo la parte intimata svolto attività difensiva nella presente sede. Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui all’art. 13, co. 1 quater, del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, introdotto dall’art. 1, co. 17, della legge 24 dicembre 2012 n. 228.

Per questi motivi

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– nulla per le spese.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui all’art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012 n. 228, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.


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