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Querela non rimettibile

10 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Marzo 2019



Querela: cos’è e come funziona? Quando la querela non può essere rimessa? Quali sono i casi di querela irrevocabile?

Se subisci un illecito penale puoi sporgere querela per chiedere la punizione del responsabile: è sufficiente recarsi presso la caserma dei carabinieri più vicina o una stazione di polizia, raccontare l’accaduto e sottoscrivere il documento che ti verrà sottoposto. Dopodiché, l’autorità che ha raccolto la segnalazione provvederà a trasmetterla presso la Procura della Repubblica territorialmente competente affinché comincino le indagini. Quindi, se hai subito un furto, sei stato percosso oppure truffato, sappi che è questa la strada da seguire. In alternativa, puoi affidarti ad un legale perché rediga per te la querela da consegnare alle autorità.

È possibile che l’autore del crimine, pentito del suo gesto, voglia riparare in qualche modo, ad esempio restituendoti ciò che ti ha indebitamente sottratto, oppure risarcendoti il danno; è anche possibile che, visti i tempi e i costi della giustizia, tu non voglia più proseguire con il processo. Cosa fare in questi casi? È possibile “rimangiarsi” la querela? Ebbene sì: la legge ti consente di tornare sui tuoi passi e di rimettere la querela. Vi sono delle ipotesi, però, in cui l’ordinamento giuridico non consente questa retromarcia: si tratta di casi eccezionali, disciplinati per tutelare la vittima da eventuali pressioni dell’autore del reato. Se l’argomento ti interessa, prenditi cinque minuti di tempo e prosegui nella lettura: ti spiegherò cos’è la querela non rimettibile.

Cos’è la querela?

Prima di vedere quando la querela non può essere rimessa, è giusto che ti illustri brevemente la materia di cui ci stiamo occupando. Per la legge, la querela è una condizione di procedibilità. Cosa significa? Vuol dire che senza questa particolare segnalazione le autorità non potranno attivarsi per punire il responsabile. Ti faccio un esempio: se un poliziotto, durante il proprio servizio, scorge Tizio che schiaffeggia Caio, potrà intervenire per riportare l’ordine ma non potrà trasmettere la notizia di reato in Procura affinché comincino le indagini senza la volontà espressa di Caio. Questo accade perché il delitto di percosse (ed, eventualmente, anche quello di lesioni) è procedibile solamente a querela di parte.

In breve, dunque, la querela consiste in quella segnalazione fatta alle autorità affinché si proceda in ordine ad un fatto che presenta i connotati del reato, con richiesta esplicita che venga punito l’autore del crimine.

Come funziona la querela?

Sporgere una querela è molto semplice: come detto nell’introduzione, è sufficiente recarsi presso l’autorità competente più vicina (polizia, carabinieri, guardia di finanza, ecc.) e narrare i fatti che si ritiene costituiscano reato. La querela deve essere sporta direttamente dalla vittima del reato: solo eccezionalmente è possibile che essa venga presentata da altri (dal proprio avvocato, dietro rilascio di procura speciale; oppure dai genitori o dal tutore, nel caso di minore degli anni quattordici o di persona incapace di intendere e di volere).

La querela può essere sporta oralmente oppure per iscritto: nel primo caso, l’ufficiale preposto provvederà a trascriverla e a farla firmare al querelante; nel secondo, invece, ci si limiterà a consegnarla direttamente. Tieni bene a mente che la querela può essere sporta solamente entro precisi limiti di tempo: di norma, il termine è di tre mesi dal momento in cui il crimine è avvenuto oppure da quando se ne è avuto conoscenza; eccezionalmente, in casi tassativamente previsti dalla legge (come, ad esempio, nell’ipotesi di violenza sessuale o di stalking), il termine è di sei mesi.

Cos’è la remissione di querela?

La persona che ha sporto querela può tornare sui suoi passi e ritirarla: si parla, in questa ipotesi, di remissione di querela [1]. La remissione può essere fatta prima della sentenza di condanna, quindi anche a causa in corso, sia in tribunale che fuori dalle aule di giustizia (ad esempio, recandosi presso la caserma dei carabinieri ove inizialmente la querela era stata sporta).

La remissione della querela ha come effetto quello di estinguere il reato: ciò significa che l’autore dell’illecito non potrà essere punito e dovrà essere necessariamente prosciolto. Si noti, però, che per produrre questo effetto la remissione deve essere accettata dalla persona querelata. Perché l’imputato non dovrebbe accettare la remissione della querela, liberandosi così dal procedimento? Perché egli potrebbe anche avere interesse a dimostrare in giudizio la sua piena innocenza, cioè la sua completa estraneità ai fatti contestatigli. Ed infatti, l’imputato che accetta la remissione di querela non viene assolto con formula piena, ma viene prosciolto con sentenza di non doversi procedere per impossibilità di proseguire l’azione penale [2].

Quando la querela non può essere rimessa?

Eccezionalmente, la legge prevede alcune ipotesi di querela non rimettibile: in altre parole, ci sono casi in cui la querela, una volta sporta, non può più essere revocata, con la conseguenza che il procedimento dovrà per forza andare avanti. Uno dei casi più noti di querela non rimettibile è quello dello stalking: secondo la legge, quando gli atti persecutori sono stati commessi mediante gravi minacce reiterate nel tempo, oppure attraverso l’utilizzo di armi, scritti anonimi, da persona travisata o da più persone riunite, la querela è irrevocabile [3].

Ugualmente, non è possibile rimettere la querela nel caso di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenne [4]: per espressa previsione legislativa, la querela, una volta sporta, è irrevocabile. Pertanto, il processo farà il suo corso e, in caso di comprovata responsabilità del querelato, si procederà alla sua condanna.

note

[1] Art. 152 cod. pen.

[2] Art. 529 cod. proc. pen.

[3] Art. 612-bis, quarto comma, cod. pen.

[4] Art. 609-septies cod. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


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