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L’ex moglie può mantenere il cognome del marito?

21 Febbraio 2019


L’ex moglie può mantenere il cognome del marito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Febbraio 2019



Separazione e divorzio: cosa succede se l’ex moglie vuol continuare a usare il cognome del marito anteponendolo al proprio. 

Anche se non capita spesso, potrebbe succedere che, dopo la separazione, la moglie continui a utilizzare il cognome dell’ex marito o addirittura pretenda di farlo anche successivamente al divorzio, anteponendolo al proprio. Cosa prevede a riguardo la legge? L’ex moglie può mantenere il cognome del marito? La questione è stata affrontata da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha fatto il punto della situazione, ricordando quali sono, in proposito, i diritti degli ex coniugi una volta che il matrimonio è finito.

Non si tratta, invero, di un’ipotesi ricorrente visto che, con la cessazione della convivenza, i coniugi hanno tutta l’intenzione di mettere fine al passato e iniziare una nuova vita. Di solito l’esigenza viene avvertita in caso di “cognomi importanti” anche solo a livello locale. La donna, così facendo, ritiene di poter mantenere una serie di benefici sociali e l’apprezzamento da parte della collettività per il solo fatto di essere stata sposata, un tempo, con una determinata persona.

Nel commentare la pronuncia in questione spiegheremo quando la moglie può conservare il cognome del precedente marito e quando questi invece può opporsi a tale scelta. Lo faremo tenendo distinti le due fasi del processo di distacco della coppia: la separazione e il divorzio. Come vedremo a breve, infatti, la disciplina è differente. Ma procediamo con ordine.

Dopo la separazione la moglie può usare il cognome del marito?

In generale, dopo la separazione, la moglie continua a usare il cognome del marito nello stesso modo in cui ha fatto sino ad allora, ossia anteponendolo al proprio. Così, ad esempio, la sig.ra Maria Rossi, sposata con Mario Bianchi, continuerà a chiamarsi, anche dopo la sentenza di separazione, Maria Bianchi Rossi.

Il marito però può opporsi a tale uso del proprio cognome se ciò è gravemente pregiudizievole dei suoi interessi. Il che potrebbe succedere, ad esempio, quando la moglie ha subito l’addebito (ad esempio ha abbandonato casa volontariamente e senza ragioni, ha tradito l’uomo in modo plateale, ecc.), quando assume un atteggiamento in pubblico poco decoroso, quando è responsabile di condotte penalmente rilevanti, ecc.. In tal caso, l’opposizione dell’ex marito va presentata in tribunale durante la causa di separazione o anche successivamente. Il giudice vieterà alla donna di continuare a usare il cognome dell’ex marito.

Lo stesso diritto vale anche per la donna: l’ex moglie può chiedere al giudice di autorizzarla a non usare più il cognome del marito se ciò è per lei fonte di grave pregiudizio [2].

Dopo il divorzio la moglie può mantenere il cognome del marito?

Una volta che la sentenza di divorzio è divenuta definitiva la donna non può più utilizzare il cognome dell’ex marito [3] e ritorna a firmarsi solo con il suo cognome di nascita, quello cioè da nubile.

Nella causa di divorzio, però, l’ex moglie può chiedere al giudice di autorizzarla a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussiste un interesse suo o dei figli meritevole di tutela. Qual è questo interesse “meritevole di tutela”? La legge non lo spiega, ma la Cassazione ha detto che non può trattarsi della semplice notorietà e fama dell’ex marito, quindi al solo fine di continuare a godere di privilegi legati al cognome stimato o rispettato. Ad esempio non è meritevole di tutela l’interesse dell’ex moglie a mantenere il cognome del marito solo perché è conosciuta con tale cognome da stilisti e gioiellieri e ciò le facilita la frequentazione di ambienti mondani o di rango e censo elevati.

Si potrebbe invece trattare di ragioni legate all’attività lavorativa (si pensi a una professionista che si è fatta già una fama tra la clientela con il cognome del marito, avendo già investito molto sul proprio “nuovo” nome in termini di pubblicità, targhe, carta intestata, ecc.), o anche di questioni relative alla vita ordinaria di relazione o alla sfera morale.

La valutazione viene rimessa al giudice che è tenuto a vagliare le situazioni del caso concreto.

Secondo la Cassazione, l’autorizzazione a conservare il cognome da parte dell’ex moglie costituisce un’ipotesi eccezionale, per cui il giudice deve riscontrare un interesse meritevole di tutela che fondi tale richiesta [4].

La revoca all’utilizzo del cognome del marito

L’autorizzazione eventualmente concessa dal giudice all’impiego del cognome del marito può essere sempre oggetto di revoca in un momento successivo quando sopraggiungono motivi di particolare gravità; in tal caso l’istanza può essere presentata tanto dalla moglie quanto dal marito (si pensi al caso in cui l’uomo intenda formare una nuova famiglia e quindi dare il proprio cognome a un’altra donna).

note

Autore immagine Separazione divorzio Di ThiagoSantos


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