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Che cos’è un comitato?

16 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Marzo 2019



Come viene disciplinato dalla legge quell’ente particolare conosciuto con il nome di comitato

Ogni cittadino si è sicuramente imbattuto in uno più comitati. Per i più svariati motivi, infatti, nascono decine di comitati ed il dato non è di per sé affatto negativo. Il comitato, infatti, essendo in fin dei conti un insieme di persone accomunate dall’intento di perseguire un determinato scopo è un segno ed un sintomo di sicura vitalità civica, di solido impegno della società civile, di senso della comunità. Perciò l’esistenza ed il proliferare di comitati non solo  va visto come un elemento di positività utile anche per contrastare la disgregazione sociale, l’individualismo e l’abbandono della cura del territorio ma come elemento che fa sorgere una legittima domanda su che cos’è un comitato. Esempi di comitati ce ne possono essere tanti: ad esempio chi non ricorda, soprattutto nei piccoli centri, i comitati per le feste patronali? Signori e signore, spesso di età avanzata (ma non solo) accomunati dal desiderio di raccogliere fondi per allestire, ogni anno, una festa per il locale santo patrono. Ed altrettanto certamente a nessuno saranno sfuggiti i comitati elettorali che, davvero come funghi, spuntano in occasione delle tornate elettorali con lo scopo di sostenere le candidature alle elezioni amministrative e/o politiche. E non si possono nemmeno tacere, soprattutto negli ultimi decenni, i tantissimi comitati cittadini e di quartiere che nascono per evidenziare, alle civiche amministrazioni e con la massima forza possibile, problematiche relative alla sicurezza, allo stato di manutenzione di strade, di immobili, di giardini e chi più ne ha, più ne metta. Sicuro segno di vitalità comunitaria. Nell’articolo che segue analizzeremo perciò in dettaglio, dal punto di vista giuridico, il comitato.

Che struttura ha un comitato?

Dopo aver evidenziato il fatto che il comitato è, in ogni caso, quantomeno il segno di una certa vitalità della società civile, analizziamone adesso la struttura.

Va innanzitutto detto che il comitato non è altro che un insieme di persone che, utilizzando dei mezzi materiali, mira a raggiungere uno scopo altruistico, caratterizzato cioè dall’essere uno scopo di pubblico rilievo ed interesse, ed a questo fine ricerca attivamente fondi e contributi (essenzialmente denaro) sollecitando donazioni di modica entità.

La legge [1] fornisce un elenco, solo indicativo, degli scopi che un comitato può perseguire: sono, infatti, elencati i comitati di soccorso, quelli di beneficenza nonché i comitati che promuovono opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti.

La struttura del comitato si distingue in un elemento di tipo soggettivo, cioè le persone che costituiscono e fanno parte del comitato (i cosiddetti organizzatori o promotori), ed in un elemento oggettivo, cioè l’insieme dei beni materiali che i promotori del comitato hanno raccolto attraverso la loro attività sul territorio.

Nel comitato c’è dunque:

  • un accordo iniziale tra i promotori (cioè tra i componenti e fondatori);
  • il fondo del comitato costituito dalle donazioni manuali inizialmente effettuate dai promotori in sede di costituzione ed incrementato, poi, dai beni acquistati e dal denaro incassato attraverso l’attività di sollecitazione, sul territorio, delle offerte dei cittadini;
  • un vincolo di destinazione dei beni che costituiscono il fondo comune: i beni materiali raccolti, cioè, hanno una destinazione obbligata che non è altro che il raggiungimento dello scopo finale per il quale il comitato è nato.

Il fondo comune [2], cioè l’insieme di tutti i beni che lo formano, è di proprietà dell’intero comitato (e non è oggetto, invece, di una comproprietà per quote tra tutti i componenti del comitato) per cui i membri del comitato non possono usarlo per fini personali, né possono mutarne la destinazione, né potranno diventarne proprietari esclusivi neanche quando il comitato verrà estinto.

Il comitato nasce per perseguire un fine di interesse pubblico

Quali responsabilità hanno i membri di un comitato?

Definita nel precedente paragrafo la struttura di un comitato, analizziamo ora i poteri e le responsabilità dei membri che del comitato facciano parte.

Diciamo innanzitutto che la legge [3] attribuisce agli organizzatori, cioè a tutti i membri del comitato, compresi quelli che tra loro in particolare assumono la gestione dei fondi raccolti una identica responsabilità, personale e solidale, relativamente alla conservazione dei fondi stessi ed alla destinazione di essi rispetto allo scopo dichiarato dal comitato stesso.

Questo vuol dire che ogni membro risponde personalmente (cioè con il proprio personale patrimonio) e solidalmente (cioè ogni membro risponde per l’intero debito) verso gli oblatori (cioè verso coloro che hanno effettuato le donazioni di denaro o di altri beni) con riferimento alla conservazione di ciò che costituisce il fondo comune ed alla sua destinazione.

Infine, nei confronti dei creditori del comitato ogni membro del comitato stesso è personalmente e solidalmente responsabile per le obbligazioni che il comitato (attraverso il singolo membro) ha assunto verso di loro.

Tutti i membri del comitato rispondono personalmente dei debiti del comitato

note

[1] Art. 39 cod. civ.

[2] Art. 41 cod. civ.

[3] Art. 41 cod. civ.


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