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Efedrina e sport: a cosa serve e come funziona

22 Febbraio 2019 | Autore: Federica Guzzi


Efedrina e sport: a cosa serve e come funziona

> Salute e benessere Pubblicato il 22 Febbraio 2019



Come agisce l’efedrina: è doping oppure è legale acquistarla? Cosa contiene l’efedrina?

Ognuno di noi, varcata la soglia della palestra si sarà imbattuto nell’istruttore di turno intento a sorseggiare shaker proteici o ad ingoiare compresse bianche. Tra amminoacidi ramificati, proteine in polvere, multivitaminici, termogenici, creatina, carnitina e barrette energetiche è ampio il campionario degli integratori dietetici per gli sportivi. Ad essere sempre più sponsorizzati sono proprio quei supplementi naturali e non, capaci di favorire il recupero fisico, il dimagrimento e le performance di chi si allena. Uno fra tutti è l’integratore a base di efedrina.

Sebbene questa sostanza abbia un’origine naturale, essa può avere delle ripercussioni sulla nostra salute. Pertanto, prima di una sua eventuale assunzione, occorre considerare una serie di aspetti e avvertimenti che, purtroppo, non sempre vengono menzionati da chi la distribuisce.

 In questo articolo spiegheremo i rapporti tra efedrina e sport, a cosa sere, come funziona, come agisce, quali risultati aspettarsi e come usarla correttamente. Parleremo anche degli effetti collaterali e delle controindicazioni.

Cos’è l’efedrina?

L’efedrina è una sostanza stimolante di origine vegetale con proprietà curative o tossiche a seconda della tipologia scelta e della dose. Essa viene ottenuta per estrazione dall’Ephedra sinica o canapa gialla, un arbusto sempreverde originario dell’Asia centrale e della Mongolia.

Nota anche col nome Ma Huang, l’efedrina è utilizzata da duemila anni nella medicina tradizionale cinese per curare raffreddore, bronchite e asma.

È caratterizzata da proprietà simili a quelle dell’adrenalina e della noradrenalina, due ormoni naturalmente rilasciati nell’organismo, i quali intervengono nella reazione adrenergica chiamata “Fight or Flight” ovvero «combatti o scappa», che si verifica quando il corpo è soggetto a situazioni di pericolo imminente.

Alla pari dei due ormoni sopra citati, l’efedrina è capace di innescare cambiamenti fisiologici come l’aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna e del senso di eccitamento. 

Dunque in pochi istanti il cuore incrementa la propria forza e le proprie contrazioni; i bronchi, le pupille ed i vasi sanguigni dei muscoli appendicolari e del sistema coronarico si dilatano.

A livello cardiovascolare, l’azione dell’efedrina è simile a quella dell’adrenalina poiché aumenta la pressione arteriosa attraverso una riduzione del lume dei vasi periferici e per azione diretta sul cuore; a differenza dell’adrenalina però la sua azione ha una durata circa 10 volte maggiore. 

Quando usare l’efedrina?

L’efedrina è generalmente impiegata:

  • nel trattamento dell’obesità e del sovrappeso;
  • nel miglioramento della performance atletica;

L’efedrina è doping?

Per quanto riguarda l’impiego dell’efedrina nel mondo dello sport, occorre sottolineare che è considerata sostanza dopante dalla WADA (World Anti Doping Agency) a causa dei suoi effetti stimolanti e comporta quindi la squalifica immediata dell’atleta.

Qual è l’efficacia dell’efedrina?

Data la sua struttura molecolare, l’efedrina risulta facilmente assorbibile dalle mucose intestinali ed inizia ad agire dopo circa 30 minuti dalla sua assunzione, rimanendo in circolo per circa  3 – 6 ore. Chi ne fa uso, l’assume quindi mezz’ora prima dell’allenamento e non dopo. 

Recenti studi hanno evidenziato molteplici effetti benefici per chi si accinge a praticare uno sport o un particolare sforzo psichico. 

Ciò che rende l’efedrina competitiva rispetto alle altre sostanze presenti in commercio è la sua spiccata capacità di indurre il corpo a bruciare maggiori quantità di grasso, favorendo quindi il dimagrimento.

Agendo sul sistema cardiocircolatorio, questa molecola fa sì che la temperatura corporea si alzi fino ad un grado centigrado in più e che il metabolismo basale acceleri.

Tali circostanze aumentano la disponibilità di quelle porzioni di grasso necessarie al sostentamento energetico di cui si necessita. Queste, una volta rese fruibili, vengono prontamente consumate durante l’attività fisica.

All’effetto dimagrante, molto apprezzato dalle persone in sovrappeso e dai bodybuilder, si aggiunge anche un aumento della concentrazione, delle prestazioni fisiche e della resistenza allo sforzo.

Inoltre, a rendere l’efedrina appetibile da chi segue diete molto restrittive è la proprietà di attenuare la sensazione di appetito, agendo a livello ipotalamico direttamente sui circuiti nervosi deputati al bilanciamento del rapporto fame/sazietà.

L’efedrina fa male?

L’assunzione di efedrina non è priva di pericoli, soprattutto per quanti soffrono di ipertensione o altre patologie legate al cuore. Vediamo quali sono i suoi effetti collaterali.

In soggetti particolarmente sensibili alla sua azione, effetti collaterali anche importanti compaiono già a partire da bassi dosaggi; non è raro infatti riscontrare sintomi quali tachicardia, agitazione e disidratazione.

Si avvertono inoltre: un senso di oppressione e soffocamento, un aumento della pressione sanguigna e vertigini.

A dosi elevate, i tannini, molecole naturalmente presenti nelle foglie di efedra, possono provocare disturbi gastrici, mentre in caso di sovradosaggio si possono verificare aritmie e infarti.

Un altro svantaggio legato al suo utilizzo protratto nel tempo riguarda i danni a lungo termine sull’organismo ossia quelli che permangono nonostante la sua sospensione. Tra questi vi è la perdita d’appetito, disturbi del sonno, della memoria, nervosismo, irritabilità, comportamenti aggressivi, ipertensione cronica, danni ai denti, al fegato e ai reni.

Inoltre, un consumo regolare di efedrina provoca inevitabilmente assuefazione e può condurre a una dipendenza con sintomi prevalentemente psichici.

Controindicazioni efedrina

L’uso di efedrina è fortemente sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento, in caso di patologie cardiovascolari, patologie neuro-psichiatriche, epatopatie e nefropatie.

Interazioni farmacologiche

La caratteristica struttura chimica e il complesso meccanismo d’azione espongono l’efedrina a interazioni farmacologicamente rilevanti con:

  • amiodarone ed altri principi attivi antiaritmici;
  • metilxantine in generale, comprese anche la caffeina e la teofillina: queste sono spesso utilizzate in sinergia con l’edefrina per incrementare gli effetti sul metabolismo basale;
  • sostanze stimolanti varie;
  • dexametasone;
  • farmaci antidepressivi;
  • farmaci anticonvulsivanti;
  • farmaci ipoglicemizzanti;
  • alcol.

Dosi e modo d’uso di efedrina

In commercio è possibile reperire svariati integratori a base di efedrina sotto forma di pasticche, capsule, infusi o polvere libera.

Secondo gli studi sull’efedrina, una dose di 20-50 mg, assunta tre volte al giorno, è in grado di favorire la perdita di grasso corporeo.

I famosi ECA stack (integratori per favorire il dimagrimento che contengono efedrina, caffeina e aspirina) sfruttano l’effetto sinergico delle tre sostanze e per questo contengono meno efedrina: circa 25 mg da assumere 3 volte al giorno.

Sebbene a questi dosaggi non si verifichi la comparsa di effetti indesiderati gravi, occorre ricordare che ogni soggetto può a sua insaputa presentare una sensibilità più o meno accentuata al principio attivo.

Lo schema posologico dunque dovrebbe essere valutato con estrema attenzione dal medico e definito in base all’età, allo stile di vita, all’attività fisica e ad eventuali patologie presenti.

Per le spiccate attività stimolanti è preferibile evitare l’assunzione di efedrina nelle ore serali, cosi da ridurre fenomeni di insonnia.

Efedrina come droga

Una caratteristica che rende l’efedrina soggetta a usi illeciti, è quella di essere una “molecola precursore” dalla quale si può ricavare, tramite riduzione chimica, una potente droga sintetica: la metanfetamina.

Con un processo chimico ancora più facile, l’efedrina può essere altresì usata come precursore diretto per la sintesi di un’altra droga: il metcatinone.

L’efedrina è legale?

Il Ministero della Salute Italiana ha chiarito che è lecito detenere le sostanze efedrina e pseudoefedrina in farmacia, poiché possono essere utilizzate per preparazioni diverse da quelle a scopo dimagrante.

«Il divieto di utilizzazione della sostanza attiva efedrina disposto dall’articolo 1 del decreto ministeriale del 27 luglio 2017 si riferisce esclusivamente alla prescrizione ed allestimento di preparazioni magistrali destinate a finalità dimagranti e, pertanto, la farmacia può detenere tale sostanza per gli altri usi consentiti».

A specificarlo è una nota del ministero della Salute (protocollo n. 11852) con la quale è stata fornita una risposta ad un quesito posto in proposito da Federfarma. 

Il ministero ha anche precisato in proposito che «come previsto dall’articolo 2 del medesimo decreto, la finalità dimagrante deve essere specificata nella ricetta dal medico» e ha sottolineato il fatto che «il farmacista, in virtù dell’articolo 26 del codice deontologico, è tenuto, prima di spedire la ricetta, a prendere contatto con il medico prescrittore riservatamente per il necessario chiarimento in caso di prescrizione dubbia».

In Italia l’efedrina è classificata come sostanza dopante, quindi illegale prima di una gara o altra competizione ufficiale. In campo sportivo l’uso di efedrina pre-prestazione è dunque punito con la squalifica dell’atleta.

Sul web tuttavia sono rintracciabili miscele e/o integratori brucia grassi contenenti efedrina e simili; per poterli commercializzare, l’efedrina è stata sostituita con un composto equivalente, la sinefrina, un alcaloide contenuto nella scorza dell’arancio amaro.


Di Federica Guzzi


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