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Computer portatile aziendale: posso usarlo anche per altro?

12 Marzo 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Marzo 2019



L’utilizzo del pc aziendale per scopi personali espone l’azienda al rischio di perdere i propri dati, nonché a possibili responsabilità civili e penali per l’operato del dipendente e il lavoratore a sanzioni disciplinari anche molto gravi.

Ti è stato consegnato un computer portatile aziendale per consentirti di svolgere parte delle tue mansioni anche fuori ufficio: ad esempio per scrivere e ricevere email, oppure per inserire ordini di acquisto che poi trasmetterai all’azienda. Sei molto contento perché, non disponendo a casa di un tuo pc, fuori dell’orari odi lavoro pensi di poter utilizzare quello aziendale per navigare in internet, chattare, fare qualche ricerca scolastica per i tuoi figli. Forse non sai che l’utilizzo dei beni aziendali e, in particolare, degli strumenti informatici che ti vengono assegnati per motivi lavorativi, in maniera impropria e/o per finalità personali, possono costituire un fattore di rischio sia per il datore di lavoro, che per te lavoratore. Infatti, l’azienda corre rischi con riferimento alla sicurezza dei dati professionali contenuti nel pc, oppure con riguardo all’integrità della strumentazione che ti ha assegnato (ad esempio si pensi ad un pc che viene infettato da un virus), nonché in merito possibilità di incorrere in responsabilità civili e penali per il tuo del dipendente. Tu lavoratore, per contro, se violi le indicazioni datoriali in materia di utilizzo della strumentazione assegnata ti esponi al rischio di sanzioni disciplinari, nonché, nei casi più gravi, di rispondere giudizialmente sia in sede civile che penale. L’uso improprio di pc e telefoni aziendali può legittimare anche il licenziamento. Computer portatile aziendale: posso usarlo anche per altro? Quali rischi si corrono? Continua a leggere questo articolo per avere maggiori informazioni.

I beni aziendali

Sempre più spesso accade che le aziende forniscano ai propri dipendenti strumenti informatici, quali pc portatili, tablet o telefoni cellulari, per agevolarne lo svolgimento del lavoro anche fuori dai locali aziendali.

Si pensi al dipendente che compie spesso trasferte fuori sede; oppure all’agente di commercio che, fornito di tablet o pc portatile, può così inserire gli ordini di acquisto raccolti presso i clienti e trasmetterli velocemente all’azienda; o ancora al capoarea al quale venga consegnato un telefono cellulare aziendale per poter contattare clienti e colleghi senza che il costo delle chiamate gravi su di sé.

Tali beni, in genere, vengono forniti al lavoratore come benefits e dunque “a costo zero”. Si tratta pertanto di beni che sono senza dubbio di proprietà dell’azienda e, in quanto tali, vengono forniti solo ed esclusivamente per scopi lavorativi.

Vi sono tuttavia delle ipotesi in cui pc, tablet e telefoni vengono messi a disposizione del dipendente o dell’agente a fronte del pagamento per un certo periodo di tempo di un canone mensile e, pagate le rate previste, diventano di sua proprietà. In tal caso i beni non sono più aziendali, o quantomeno non sono esclusivamente aziendali, e quindi sicuramente una volta pagate tutte le rate il dipendente può utilizzarli come meglio crede, anche per fini personali.

Utilizzo improprio del pc aziendale: i rischi per il datore

Se il dipendente a cui è stato assegnato un computer aziendale, lo utilizza anche per scopi personali, (ad esempio per chattare, navigare in internet e sui social network), espone l’azienda a notevoli rischi.

Non importa che l’utilizzo per scopi personali avvenga fuori dell’orario di lavoro.

L’azienda, in ragione dell’utilizzo del pc consegnato al dipendente per propri scopi personali, rischia innanzitutto la perdita dei propri dati.

Si pensi al caso in cui il dipendente, navigando su siti poco sicuri, incorra in un virus informatico: questo potrebbe bloccare il pc e renderlo inutilizzabile a meno che non venga formattato oppure non venga pagata una somma di denaro a ignoti per il ripristino delle normali funzioni del computer.

Ancora, si pensi ad un hacker che riesca ad entrare nel computer e a sottrarre i dati sensibili dei clienti e dei fornitori in esso contenuti, oppure a cancellarli.

Situazioni di questo genere comportano sia un danno economico per l’azienda, che un danno all’immagine ed alla professionalità.

In caso di uso improprio del pc da parte del dipendente, il datore può altresì essere esposto al più grave rischio di dover rispondere in sede civile o penale per l’operato del lavoratore.

Ad esempio, è il caso del dipendente che con il pc aziendale pubblichi sui social network una fotografia violando la privacy del soggetto che ne è protagonista, oppure al dipendente che navighi su siti pedopornografici. Prima verrà rintracciato il proprietario del computer (quindi l’azienda) e poi l’effettivo utilizzatore dello stesso (il lavoratore).

I rischi per il lavoratore

Anche il dipendente, se utilizza il computer aziendale per scopi personali, corre gravi rischi.

E’ evidente che se il lavoratore chatta, naviga in internet o invia e riceve email per scopi personali in orario di lavoro viola i propri principali doveri nei confronti dell’azienda, sottrae tempo al lavoro e, nei casi più gravi, può commettere veri e propri reati: si pensi al dipendente pubblico che in orario di servizio navighi su siti non consentiti. Questo può integrare il reato di interruzione di pubblico servizio.

O ancora, in caso di perdita di dati durante la navigazione per scopi personali, il lavoratore potrebbe rispondere dei reati di frode informatica e danneggiamento di di informazioni, dati, programmi, sistemi informatici o telematici.

La casistica è molto varia. A seconda allora della gravità del caso concreto, il lavoratore potrebbe essere sanzionato disciplinarmente dall’azienda.

La sanzione disciplinare potrà essere più o meno grave a seconda delle modalità e della frequenza con cui il pc aziendale è stato impropriamente utilizzato.

E’ evidente che l’utilizzo del computer per scopi personali avvenuto una sola volta e per controllare le previsioni meteo, non avrà la stessa rilevanza disciplinare di un utilizzo prolungato nel tempo, ad esempio, per scaricare video e musica da internet, oppure per visitare siti vietati ai minori, o ancora per svolgere attività lavorativa parallela in concorrenza con l’azienda.

Il licenziamento per giusta causa

Se l’utilizzo del pc aziendale per scopi personali è stato particolarmente intenso o comunque tale da compromettere il rapporto di fiducia tra azienda e dipendente, il lavoratore potrà essere legittimamente licenziato per giusta causa.

Affinchè il licenziamento sia legittimo, dovrà essere preceduto da una contestazione disciplinare inviata al lavoratore e indicante dettagliatamente la condotta da questo tenuta e le norme del contratto collettivo o del regolamento aziendale che si ritengono violate. La contestazione dovrà altresì contenere l’invito rivolto al lavoratore a presentare le proprie giustificazioni entro un certo termine non inferiore a cinque giorni.

Come detto, l’utilizzo improprio del computer aziendale, per giustificare il licenziamento, dovrà essere particolarmente grave.

La giurisprudenza, ad esempio, ha ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore che abbia trascorso il tempo destinato al lavoro, e dunque retribuito, a collegarsi per scopi personali ad internet ed a consultare i documenti scaricati, con la rete telefonica pagata dall’azienda [1]; ancora, è stata considerata giusta causa di licenziamento lo svolgimento di attività parallela in favore di terzi mediante utilizzo di strumenti aziendali [2], oppure il comportamento del dipendente che, in orario d’ufficio, utilizzando il personal computer di un collega assente, divulga informazioni riservate estraendo dal sistema informatico aziendale dei dati relativi a un premio aziendale in assenza del consenso dell’interessato [3].

Il regolamento disciplinare aziendale o policy aziendale a tutela dell’azienda e del lavoratore

Il Jobs Act ha inserito una disciplina speciale per gli strumenti di lavoro e per gli strumenti di rilevazione accessi e presenze, volta a modificare le precedenti disposizioni di legge che vietavano il controllo sui dipendenti. Questa modifica legislativa si è resa necessaria per adeguare l’operato di aziende e dipendenti alle moderne tecnologie ed al loro utilizzo.

Al fine di evitare malintesi in merito alle modalità di utilizzo degli strumenti informatici aziendali è dunque doveroso, da parte delle aziende, redigere delle regole ben precise e portarle a conoscenza dei lavoratori.

Questo, da un lato, consente al lavoratore di sapere esattamente cosa può fare e cosa non può fare con gli strumenti tecnologici che l’azienda gli mette a disposizione e, dall’altro, garantisce al datore un utilizzo più responsabile degli strumenti forniti ai dipendenti, legittimandolo a sanzionare (senza subire contestazioni) qualora vi siano delle violazioni.

note

[1] Corte d’appello Ancona 1/8/2003

[2] Corte di Cassazione, Sez. lavoro, 28.01.2013, n. 1813

[3] Trib. Firenze 25/6/2004


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