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Assegno di mantenimento del figlio naturale e maggiorenne

23 Marzo 2019
Assegno di mantenimento del figlio naturale e maggiorenne

Vorrei chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento di mia figlia. Ho un reddito basso e ho problemi a pagare le rate del mutuo della casa da me acquistata. Il mio ex compagno, con il quale ho avuto una figlia oggi ventunenne, vive all’estero, è sposato, ha un patrimonio che si è incrementato in questi ultimi anni e un patrimonio immobiliare che è di circa 15 milioni di euro. Quanto all’assegno di mantenimento deve essere mia figlia a richiederne la revisione, dal momento che è maggiorenne e che da quando ha compiuto 18 anni ho voluto che fosse accreditato direttamente a lei? Il padre vuole che frequenti università privata, attività sportive, che effettui viaggi importanti ma le spese straordinarie ed anche l’auto finora le ho sostenute da sola. Come si può impostare la causa? E quanto si potrebbe chiedergli?

La richiesta di revisione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli naturali è riconducibile all’art. 710 c.p.c., che, seppur dettato per le ipotesi di separazione coniugale, statuisce che le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole. Secondo la giurisprudenza, la richiesta di modifica dell’assegno di mantenimento del figlio naturale soggiace necessariamente alla regola generale che impone alla parte che la chieda di dedurre e comprovare la sopravvenienza di fatti nuovi o comunque mutati, tali da rendere necessaria una rivisitazione dell’assetto vigente al momento in cui era stato disposto l’assegno. 

Più precisamente, la revisione dell’assegno può avvenire in virtù di fatti sopravvenuti che determinano una modifica della condizione patrimoniale complessiva dell’avente diritto o del genitore onerato, sicché si rende necessaria una proporzionale modifica dell’importo originariamente stabilito a titolo di mantenimento (modifica in aumento o in diminuzione a seconda dei casi). 

Nell’ipotesi descritta dalla lettrice, nel corso degli anni, sono notevolmente mutate le condizioni economico-patrimoniali del padre di sua figlia, e al contempo quest’ultima ha maturato nuove esigenze, legate alla sua crescita, agli intrapresi studi universitari e allo sviluppo della sua personalità. 

Sussisterebbero dunque i presupposti per richiedere la lettrice una revisione dell’assegno di mantenimento a favore di sua figlia, pur se maggiorenne ma ancora non autosufficiente, motivando la richiesta sia sulla scorta del miglioramento delle condizioni economiche del padre onerato, sia sulla base delle nuove esigenze della ragazza (di per sé sufficienti, secondo la Cassazione, a giustificare un aumento proporzionato dell’importo da versare a titolo di mantenimento). Resta inteso che i genitori restano entrambi obbligati a mantenere la figlia, ma ciascuno in proporzione alle propria situazione economica. 

Quanto alla legittimazione attiva per la richiesta di revisione dell’assegno di mantenimento, si dovrebbe ritenere che essa spetti alla figlia, in quanto maggiorenne e beneficiaria esclusiva del mantenimento stesso. Secondo la giurisprudenza, formatasi tuttavia in materia di separazione e divorzio, si potrebbe anche individuare una legittimazione concorrente del figlio maggiorenne e del genitore a richiedere l’assegno, ma solo fino a quando il figlio convive con il genitore (“dovendosi invece ritenere attivamente o passivamente legittimato in via esclusiva il figlio maggiorenne che non conviva più con il genitore” Cass. 18869/2014). Dunque, la figlia della lettrice dovrebbe rivolgersi al Tribunale competente in base al luogo di residenza, per ottenere una revisione dell’assegno di mantenimento a proprio favore. La lettrice potrebbe agire nello stesso giudizio, se convive con sua figlia, per richiedere il rimborso delle spese straordinarie sostenute per il mantenimento e che il padre, pur se obbligato, non ha versato. 

L’importo a titolo di aumento dell’assegno sarà determinato in via equitativa dal giudice, tenuto conto: a) delle condizioni economico-patrimoniali del padre; b) della nuova situazione familiare del padre (se per esempio ha un altro nucleo familiare da mantenere); c) delle condizioni economico-patrimoniali della madre; d) delle esigenze della figlia richiedente. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone



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