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Cosa fare se i cani del vicino abbaiano tanto e creano disturbo

24 Marzo 2019
Cosa fare se i cani del vicino abbaiano tanto e creano disturbo

Abito in campagna e dall’altra parte della strada sta una villa con ampio giardino e molti cani (alcuni vicini dicono 20). Abbaiano spesso rabbiosamente alle ore più svariate. I padroni, le poche volte che sono in casa, non intervengono o lo fanno dopo ore. Non è un abbaiare gioioso e giocoso e quindi dubito pure della condizione di benessere dei suddetti cani. I vicini si lamentano spesso, ma solo uno di loro mi ha detto di avere fatto querela. Ho chiamato la polizia municipale, che mi ha detto di inviare una mail di richiesta di sopralluogo al capitano. Inoltre il proprietario della villa ascolta musica ad alto volume che si diffonde nell’ambiente circostante, mentre i cani continuano ad abbaiare. Tutto questo è normale? Come posso tutelare la mia tranquillità? 

Il lettore può agire essenzialmente in due modi: querelando il vicino per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 cod. pen.), oppure citandolo in giudizio (art. 844 cod. civ.). Nel primo caso, questi dovrà recarsi presso l’autorità a lui più vicina e sporgere, anche oralmente, denuncia/querela per i fatti dallo stesso narrati: dovrà essere molto preciso nella descrizione, riportando le ore in cui avvengono i disturbi lamentati. Si noti, però, che secondo la giurisprudenza il reato in questione può integrarsi solamente se il disturbo della quiete è arrecato a più persone. Dai fatti narrati sembra che anche i vicini subiscano molestie di questo tipo. 

Nel caso in cui le indagini susseguenti alla denuncia del lettore dovessero confermare l’ipotesi criminosa, questi potrà costituirsi parte civile nel procedimento penale che verrà intrapreso contro il responsabile, in modo tale da poter chiedere il risarcimento dei danni. 

Nel caso in cui optasse per procedere con un’azione civile, il lettore potrà citare in giudizio il suo vicino secondo il disposto dell’art. 844 cod. civ.: il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, a meno che non superino la normale tollerabilità. 

Il vantaggio di questa azione è che non soltanto potrà chiedere il risarcimento del danno, ma anche la tutela inibitoria: in altre parole, il giudice intimerà al condannato di cessare dalla sua condotta molesta. Si consiglia pertanto al lettore di precostituirsi delle prove, tipo registrazioni o, meglio ancora, fonoregistrazioni effettuate da un perito: la dimostrazione del superamento della soglia dei decibel consentiti in base alla zonizzazione del Comune potrebbe essere fondamentale. 

Da quello che il lettore racconta v’è il pericolo che i cani si trovino in uno stato di sofferenza, dovuto probabilmente al fatto di essere costretti a vivere in tanti in un luogo non adeguato. Se tale circostanza dovesse essere confermata, potrebbe integrarsi il reato di maltrattamento di animali (art. 544-ter cod. pen.). Inoltre, se questi animali dovessero vivere in condizione di evidente disagio e di degrado ambientale tale da mettere in pericolo anche la salute delle persone (esalazioni, cattivi odori, ecc.), potrebbe essere allertata anche l’asl competente. 

Come si può notare, il lettore ha a sua disposizione diverse strade. Il consiglio è di tentare dapprima una conciliazione bonaria, incaricando un legale di scrivere per il lettore una formale diffida ove si intima al vicino di cessare dalla propria condotta illecita, pena conseguenza civili e penali. Se il disturbo dovesse persistere, il lettore può far scrivere all’amministrazione comunale e alla polizia municipale. Se neanche questo dovesse bastare, allora può sporgere denuncia/querela per il reato di cui all’art. 659 del codice penale. Dopo un mesetto dalla denuncia, può far richiesta in Procura per vedere lo stato di avanzamento delle indagini. Infine, il lettore può sempre tentare con l’azione civile: in questo caso, dovrà citare in tribunale il vicino molesto, chiedendo al giudice il risarcimento dei danni e la cessazione della condotta illecita. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 



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