Diritto e Fisco | Articoli

Convivenza tra maggiorenne e quindicenne: violenza sessuale

24 Marzo 2019
Convivenza tra maggiorenne e quindicenne: violenza sessuale

Un mio amico quando aveva 18 anni frequentava una ragazza di 15 anni. Erano studenti che abitavano in una stessa residenza ma su piani diversi e con solo la cucina in comune. La loro unione era consensuale, ma ora la ragazza sostiene il contrario. L’età del consenso era rispettata? Da quanto io ho avuto modo di vedere non era in grado il mio amico di esercitare potere e influenza su di lei. 

La legge punisce chiunque compia atti sessuali con persona che al momento del fatto non abbia compiuto quattordici anni, o sedici anni se l’autore della condotta sessuale abbia un collegamento di ascendenza, parentela o di semplice custodia/convivenza con la persona infrasedicenne.

Con riguardo all’amico del lettore, da quanto risulta dalla consulenza, questi non aveva un tale collegamento con la ragazza, a meno che non si consideri la comunanza di alcune stanze dell’appartamento e la loro relazione sentimentale come stabile rapporto di convivenza.

In mancanza, il fatto che la stessa avesse compiuto quattordici anni lo esonera dalla configurabilità del reato di atti sessuali con minorenne di cui all’art. 609-quater.

Tuttavia, qui la questione dibattuta è un’altra: e cioè che la ragazza lamenta la mancanza di consenso al momento dei rapporti sessuali.

Tale mancanza di consenso, se reale, integra il diverso reato di violenza sessuale di cui all’art. 609- bis il quale stabilisce che chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Pertanto, a prescindere dall’età della donna, il consenso nell’atto sessuale non deve mai mancare in quanto la mancanza costituisce requisito esplicito del reato; né può invocarsi l’errore sul dissenso poiché è considerato dai Giudici come errore inescusabile (Cassazione penale, sez. III, 05/10/2017, n. 2400).

Tanto premesso, spetterà alla ragazza provare che sarebbe mancato il consenso negli atti sessuali intrattenuti con l’amico del lettore, posto che senza alcun elemento probatorio lo stesso non può essere perseguito dalla legge.

Pertanto, la ragazza dovrà provare tramite prove testimoniali (di chi ha potuto verificare tali violenze), fotografiche (di lesioni sul proprio corpo), biologiche (test DNA), informatiche (messaggi telefonici) che sia avvenuta tale violenza sessuale:

Diversamente, il sistema penale, basato sulla presunzione di innocenza, non permetterà al Giudice di condannare l’amico del lettore solo per una semplice dichiarazione della persona offesa del reato, soprattutto se tra di loro preesisteva una relazione sentimentale.

Tale ultima questione, infatti, rende poco attendibile una mera dichiarazione della donna che, così, sarebbe obbligata processualmente a fornire ulteriori prove di colpevolezza per ottenere una sentenza di condanna dell’amico del lettore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA