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Equitalia e cartelle esattoriali sospese: prescrizione e decadenza

24 Marzo 2019
Equitalia e cartelle esattoriali sospese: prescrizione e decadenza

Come da documentazione allegata, esistono due cartelle esattoriali sospese da Equitalia in date molto lontane. Sono sospensioni non richieste da me, ma fatte dal creditore. Purtroppo in quel periodo ho dovuto accollarmi problemi economici del mio ex compagno e immagino l’ente creditore si sia accorto che mi era impossibile pagare e che quella era la mia prima e unica casa. Le suddette cartelle sono prescritte? Cosa posso fare per togliere eventuali vincoli?

Alla luce del quesito posto dalla lettrice è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Prescrizione e decadenza delle cartelle esattoriali e dei tributi diretti e indiretti

Secondo l’orientamento comune la prescrizione delle imposte dirette e indirette (ad esempio, dell’Irpef, Irap, Iva, Registro, ecc) è di dieci anni.

Attualmente, sono rinvenibili delle decisioni giurisprudenziali di alcune Commissioni Tributarie, secondo le quali il termine applicabile sarebbe di cinque anni, trattandosi di un onere (ad esempio l’Irpef, Irap) che occorre pagare almeno ogni anno e per il quale, quindi, il codice civile stabilirebbe

una prescrizione più breve [1]. Tuttavia si tratta di un orientamento ancora minoritario.

Ad ogni buon conto, la prescrizione può essere interrotta, ad esempio, dall’avviso di riscossione dell’Agenzia delle Entrate, così come dalla notifica della cartella esattoriale oppure dall’invio di un successivo avviso di mora. Una volta interrotto il termine, esso comincia a decorrere nuovamente.

Per decadenza, invece, s’intende il termine entro il quale deve intervenire ed essere notificato l’atto di accertamento, che, in base alla legge attuale, matura dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione dei redditi è stata presentata (per le dichiarazioni antecedenti al 2016, il termine è di quattro anni). In caso di omessa dichiarazione, il termine suddetto è prorogato di due anni [2].

Anche le cartelle esattoriali devono essere notificate entro un certo termine di decadenza.

La legge [3] dispone che l’agente della riscossione deve riscuotere l’imposta sui redditi delle persone fisiche entro il 31 dicembre:

– del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è presentata;

– del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale;

– del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

Decorso il termine prescrizionale, il credito tributario si estingue e pertanto, il contribuente può eccepirne la circostanza nelle sedi opportune.

Se l’atto di accertamento viene notificato oltre il termine di decadenza, esso è affetto da nullità.

Viceversa se l’agente della riscossione dovesse notificare la cartella oltre i termini di decadenza stabiliti dalla legge, essa decade dal potere di riscossione, che, invece, potrà essere esercitato dall’Agenzia delle Entrate entro, ovviamente, il termine prescrizionale di dieci anni.

La notifica, per l’ente impositore, si perfeziona al momento della consegna dell’atto al soggetto notificatore. Il giudice competente per il ricorso è la Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso va inoltrato entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto (ad esempio, la cartella, l’atto d’intimazione che la contiene, un preavviso d’ipoteca, ecc).

La prescrizione delle sanzioni amministrative

La prescrizione delle sanzioni amministrative matura dopo cinque anni dalla violazione [4].

Ovviamente la notifica del verbale, così come della successiva cartella interrompono tale termine. A pena di decadenza, l’agente della riscossione, entro due anni dal ricevimento del ruolo deve notificare la conseguente cartella esattoriale [5]. Anche la successiva cartella esattoriale si prescrive dopo cinque anni.

Il giudice competente per il ricorso contro una multa è il Giudice di Pace e va depositato entro 30 giorni dal ricevimento dell’atto, ma per far valere la prescrizione non è necessario rispettare alcun termine: è sufficiente proporre un’opposizione all’esecuzione [6], dinanzi al detto ufficio giudiziario.

Prescrizione e decadenza del bollo auto

La prescrizione delle tasse automobilistiche decorre dopo il terzo anno successivo a quello d’imposta [7]. L’avviso di accertamento deve essere quindi notificato entro il predetto termine. Divenuto esecutivo dopo sessanta giorni dalla notifica, la successiva cartella esattoriale dovrebbe essere inviata al contribuente, entro il secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo [8], a pena di decadenza.

A questo proposito la Cassazione [9], in applicazione della citata normativa:

– ha confermato che la cartella esattoriale debba essere notificata entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo (cioè dopo 60 giorni dalla notifica dell’accertamento senza che il debitore abbia pagato);

– ha precisato che la detta cartella debba necessariamente essere preceduto dall’invio tempestivo dell’atto di accertamento, essendo insufficiente e irrilevante a tal fine, interrompere l’eventuale prescrizione, con la semplice iscrizione a ruolo del tributo, senza alcun formale ed esplicito avviso (mediante l’atto di accertamento) al contribuente.

La cartella esattoriale si prescrive quindi dopo tre anni, seguendo quell’orientamento giurisprudenziale, consolidato da una ormai famosa sentenza a Sezioni Unite emessa dalla Suprema Corte di Cassazione [10], secondo la quale, in materia di prescrizione, la cartella esattoriale segue la regola stabilita dalla legge, in merito al tributo che essa contiene.

Il giudice competente per il ricorso è la Commissione Tributaria Provinciale, territorialmente competente, alla quale è necessario ricorrere entro sessanta giorni dalla notifica della cartella, allo scopo di far valere l’eventuale prescrizione e/o decadenza della medesima.

La prescrizione dei contributi previdenziali

La prescrizione dei contributi dovuti all’Inps è di cinque anni secondo la legge [11], ma per i contributi anteriori al 1 gennaio 1996 la prescrizione è invece decennale.

Anche i contributi Inail si prescrivono in cinque anni, ad eccezione di quelli antecedenti il periodo sopra indicato.

Tale termine è applicabile sia al debito contributivo che alle sanzioni (ad esempio le somme aggiuntive ex modello DM10), per pacifica connessione funzionale delle stesse con l’eventuale omissione contributiva [12]. Tale conclusione è ampiamente e pacificamente sostenuta dalla giurisprudenza [13].

La Cassazione ha inoltre recentemente confermato che tale termine prescrizionale quinquennale è operativo e riferibile anche alle successive cartelle esattoriali (si veda la sentenza citata in nota [10]).

Il giudice competente è il Tribunale Ordinario Sez. Lavoro: è possibile presentare opposizione all’esecuzione avverso le cartelle aventi ad oggetto i contributi previdenziali prescritti, per ottenerne la dichiarazione di estinzione.

CASO CONCRETO

Alla luce di quanto sopra premesso e delle date di presunta notifica delle cartelle esattoriali indicate nel documento allegato al quesito, la maggior parte delle medesime sarebbero prescritte, anche se non è possibile sapere (dalla lista non risulta), se nel corso degli anni vi siano stati degli atti interruttivi della prescrizione inviati alla lettrice (ad esempio, un’intimazione di pagamento) e di cui non ha fatto menzione nella sua richiesta.

Ad ogni modo, se le predette cartelle fossero prescritte, ciò comporterebbe la possibilità di invocarne nelle sedi competenti, l’avvenuta estinzione.

Tuttavia il discorso resterebbe puramente teorico se non fosse seguito da un maggior approfondimento della situazione della lettrice.

Sarebbe il caso, ad esempio, per la lettrice di richiedere ed ottenere dall’agente della riscossione un estratto di ruolo, con sviluppo integrale delle cartelle esattoriali a suo riferimento, in modo da poter meglio individuare la natura dei debiti a suo carico.

Sarebbe, altresì, utile chiedere copia delle relate di notifica delle stesse cartelle, in modo da verificarne la corretta comunicazione (in caso contrario, si potrebbe invocare in giudizio la nullità della cartella).

Sarebbe opportuno, inoltre, assumere informazioni presso gli stessi uffici, in merito alle procedure in atto (se ne evidenzia la presenza per le prime tre cartelle), della cui natura e stato non è dato sapere dall’esame della lista delle cartelle, allegata al quesito. Stesso dicasi per la cartella, avente ad oggetto un carico Inps, che risulterebbe sospesa.

Pertanto, si consiglia alla lettrice di rivolgersi ad un professionista  affinché possa guidarla nei predetti approfondimenti, nella disamina successiva delle risultanze e nel compimento degli atti necessari a promuovere ed ottenere l’annullamento delle cartelle eventualmente prescritte oppure nulle per difetto di notifica.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Art. 2948 comma 4 cod. civ.

[2] Art 43 Dpr 600/1973 – Art. 57 Dpr 633/1972.

[3] Art 25 Dpr 602/1973.

[4] Art. 209 cod. strada.

[5] Art. 1, comma 153 Legge 244/2007.

[6] Art. 615 cod. proc. civ.

[7] Art 3 dl 2/1986 – Art. 5 Dl 953/1982

[8] Art. 25, lettera c dpr 602/73

[9] Cass. civ. sent. n. 2014/2019 – 316/2014

[10] Cass. Sez. Un. sent. n. 5076/2016

[11] Art. 3, comma 9, lettere a) – b) della legge 335/1995.

[12] Cass. Sez. Unite. sent. n. 5076/2016.

[13] Cass. sent. del 12 maggio 2004, n. 9054; sent. del 4 aprile 2008, n. 8814; sent. del 22 febbraio 2012; sent. del 15 gennaio 1986, n. 194.


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